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Così la sessuofobia della Chiesa alimenta la pedofilia clericale

Dal prete di Cremona don Mauro Inzoli, condannato per pedofilia e per questo spretato da Francesco, al cardinale George Pell, prefetto degli Affari economici del Vaticano, incriminato per molestie e stupro, messo in aspettativa dal Papa e volato in Australia per discolparsi, ai 547 bambini vittime di violenze del coro di Ratisbona, diretto per 30 anni, dal 1964 al 1994, dal sacerdote Georg Ratzinger, fratello di Benedetto XVI, sono gli ultimi casi che evidenziano un rapporto tra Chiesa cattolica e pedofilia.

A differenza dell’ omosessualità, la pedofilia non potrà mai essere accettata, perché la prima è tra due individui consapevoli, liberi e responsabili, mentre la seconda non prevede la libertà del bambino, anzi il pedofilo approfitta della sua fiducia (l’evangelico “Se non sarete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”)… per questo l’ex presidente Usa Barack Obama parlò di pena di morte ipotizzabile in soli due casi: uccisione di bambini e stragi (se fosse in Italia, ne aggiungerebbe un terzo: la mafia).

Come noto, il pedofilo è quasi sempre stato vittima di pedofilia. Si può quindi ipotizzare una sorta di malattia che si è trasmessa di generazione in generazione nei seminari – ovvio non si può generalizzare -. A ciò si aggiunga che nel passato l’omosessualità era tabù (Dante mette i sodomiti all’Inferno) ed era così naturale che gli omosessuali, e a maggior ragione i pedofili, finivano per scegliere la via del sacerdozio. Ma c’è molto di più. C’è una ragione potenziale, per così dire intrinseca, al ruolo sacerdotale.

La commissione di psichiatri incaricata dalla stessa Chiesa di far luce sui casi di molestie e pedofilia nelle diocesi Usa dal 1960 al 1980 riscontrò negli accusati le due caratteristiche psichiche tipiche del pedofilo: il narcisismo e l’asocialità. Che cosa c’è di più narcisista di un prete, un uomo che porta la veste, che è il tramite tra gli uomini e Dio, che quindi è un semi-dio, che fino al Concilio Vaticano II (1962-1965) celebrava la messa dando le spalle ai fedeli? Che cosa c’è di più asociale di un prete, che è amico di tutti, ma alla fine si ritrova la notte da solo in casa?

Alla base di tutto, c’è il sesso visto come un problema, il sesso come massimo allontanamento/avvicinamento a Dio. È vero che Matteo nel suo Vangelo parla di “eunuchi per vocazione religiosa”, ma anche che Pietro era sposato e che Paolo scrive ai vescovi rivolgendosi ai loro figli biologici. Del resto il celibato dei sacerdoti fu introdotto nel Basso Medioevo   – e divenne poi disciplina col Concilio di Trento (1545-1563) – perché papi e vescovi avevano figli che abusavano del proprio potere e compivano nefandezze. Sarà quindi inevitabile che si elimini questa paura per il sesso, che sia abolito il celibato. Ne va della stessa sopravvivenza della Chiesa. Del resto al vertice di quella luterana di Svezia è stata nominata Eva Brunne, donna e lesbica… e come dice Martin Lutero “chiunque può prendere una posizione sulla fede e sulla Bibbia”.

http://www.affaritaliani.it/politica/cosi-la-sessuofobia-della-chiesa-alimenta-la-pedofilia-clericale-491497.html

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