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Così lavorano i medici italiani a Saboba, confine tra Togo e Ghana dove la malaria uccide di più

Che sono arrivati i dottori italiani, gli abitanti del distretto di Saboba, nel Nord del Ghana, al confine con il Togo, lo sanno grazie alle note di Battisti, De Gregori o dei Nomadi, che nella notte buia della savana si alzano dalla struttura di Health-Aid, Ong che svolge attività mediche, sanitarie ed educative dal 2001. Il luogo da cui le note provengono è composto da tre edifici bassi che ospitano la Guest house, per lo staff, la Clinic, dove si svolgono le visite alla popolazione locale e lo Youth Club, dove i bambini accorrono nel pomeriggio per partecipare alle attività della biblioteca o a quelle ricreative. Un quarto edificio è in costruzione e sarà la scuola di informatica. 

Nella Guest house, una cucina, qualche stanza, bagni dove l’acqua scarseggia, un piccolo ufficio e uno spazio comune, incontriamo Diego Manzoni, 40 anni, anestesista rianimatore all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, capitato in Ghana ai tempi dell’Università per uno scambio, fondatore e presidente di questa Organizzazione che da allora aiuta le dimenticate popolazioni del Nord del paese.  

Qui Diego, che a breve partirà per la Siria con Medici Senza Frontiere, si riunisce la sera con i volontari per discutere le azioni da intraprendere il giorno dopo sulla base delle emergenze e del programma stabilito. Oggi si parla di un ragazzo di 14 anni che, in fin di vita a causa di un tumore, giace sul pavimento di una delle case del villaggio, contorto dal dolore. Diego e il suo staff scelgono di somministrargli antidolorifici, con il consenso della famiglia, per alleviare le sue ultime ore di vita.  

Quello di Saboba è un vero e proprio avamposto sanitario in una terra di confine dove la popolazione, circa 65.000 persone residenti in diversi villaggi sperduti nella savana, si sostenta con l’agricoltura e l’allevamento. In questa zona del Ghana è presente un solo ospedale che deve fare fronte alle esigenze di una popolazione che per l’80% vive al di sotto della soglia di povertà, formata per il 49% da giovani con meno di1 4 anni e per il 18% da bambini di età compresa fra i 0 e i 4 anni. “La siccità, soprattutto in questa stagione, la lontananza da un grande centro abitato, la povertà endemica, rendono la vita assolutamente precaria – continua Manzoni – così malaria, diarrea, malattie infettive, polmoniti, parassitosi intestinali, infezioni cutanee e alle vie urinarie, malnutrizione, disidratazione, complicanze da parto diventano i mostri da combattere e noi, due volte l’anno, in quella che chiamiamo la Action, lanciamo una campagna di cure e assistenza che viene svolta sia al centro che nei villaggi con la clinica mobile”. 

Nell’Action partita a dicembre e che si chiuderà a breve, la 23esima dalla nascita di Health-Aid, stanno partecipando la dottoressa Paola Pileri, unico medico oltre a Diego, Clara Severgnini, capo sala, colonna portante e presenza storica del progetto, Marco Conti, Alice Sammartano, Marina Micheletti, tutti infermieri, Tamara Jorio, logista e lo staff locale, operativo tutto l’anno, formato da David Bijo, responsabile ghanese di Health-Aid, Jutta Kombain, addetto al progetto sul microcredito, Bernard Gmaliga, assegnato alla scuola informatica. I volontari eseguono le visite, forniscono la terapia necessaria e fanno anche educazione sanitaria. 

“Il nostro scopo è condividere le informazioni per migliorare la vita delle popolazioni locali” – spiega Diego – mentre si dirige verso il villaggio di Nahilisachidè abitato dall’etnia Konkomba, dove si parla la lingua Likpakpalm. David, il responsabile locale di Health-Aid fa da interprete. Una volta introdotti al capo villaggio, i ragazzi della clinica mobile iniziano le visite non prima di aver raccolto importanti dati riguardanti il villaggio come la presenza di una scuola, del pozzo, della corrente elettrica, l’accesso ai servizi igienici. 

Nel solo mese di agosto, nel corso della 22’ Action, il team della clinica mobile ha visitato 35 villaggi e 1.335 pazienti, mentre nell’ambulatorio ne sono stati visitati circa 1.500. Nel corso delle visite in ambulatorio vengono anche fatti test per malaria, HIV, gravidanze ed esami ECG e ecografie di base.  Diego, che sta per chiudere la 23’ Action, ha l’obiettivo di arrivare al 2021 con una postazione sanitaria interamente gestita da staff locale e in grado essa stessa di educare la comunità di Saboba in materie di igiene, prevenzione e sanità pubblica, di formare assistenti al parto in ogni villaggio, di trasmettere i concetti legati alla pianificazione familiare, di implementare progetti educativi per i ragazzi e di promuovere la scolarità con attività all’interno della biblioteca, del computer lab e del centro ricreativo. Per adesso però la Ong ha ancora bisogno dell’aiuto dei volontari italiani e stranieri che, spiega Diego Manzoni, “possono trovare le indicazioni per partecipare alla prossima Action, prevista per l’estate 2018, sul sito dell’ente“. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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