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Crac Alitalia, condannati ex vertici: 8 anni e 8 mesi a Cimoli

(AGI) – Roma, 28 set. – Quattro condanne e tre assoluzioni: si e’ chiuso cosi’, davanti ai giudici della sesta sezione penale del tribunale di Roma, il processo legato al dissesto della vecchia Alitalia per perdite di oltre 4 miliardi di euro attraverso una serie di operazioni “abnormi o ingiustificate sotto il profilo economico e gestionale” nel periodo compreso tra il 2001 e il 2007. Otto anni e otto mesi di reclusione sono stati inflitti a Giancarlo Cimoli, presidente e amministratore delegato della compagnia area dal maggio 2004 al febbraio 2007, sei anni e mezzo a Pierluigi Ceschia, gia’ responsabile del settore Finanza Straordinaria, sei anni a Gabriele Spazzadeschi, all’epoca direttore centrale del settore Amministrazione e Finanza, cinque anni a Francesco Mengozzi, amministratore delegato dal febbraio 2001 al febbraio 2004. Assolti, per non aver commesso il fatto, gli ex funzionari Giancarlo Zeni e Leopoldo Conforti, e, perche’ il fatto non costituisce reato, Gennaro Tocci, gia’ responsabile del settore Acquisti e Gestione Asset Flotta. La bancarotta, per distrazione o dissipazione, era il reato contestato dalla procura mentre al solo Cimoli erano attribuiti due episodi di aggiotaggio per la diffusione, tra il novembre 2005 e la primavera 2006, di notizie false idonee a provocare una sensibile alterazione dei valori del titolo Alitalia quotato sui mercati finanziari. Il tribunale ha disposto anche una serie di risarcimenti milionari. Questa di oggi e’ una delle prime sentenze emesse da un tribunale su uno dei casi piu’ gravi di dissipazione mai avvenuta in Italia. I giudici hanno inflitti pene ben piu’ severe di quelle che erano state sollecitate in sede di requisitoria, il 30 giugno scorso, dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Maria Francesca Loy. Nel prendere la parola quel giorno, Rossi aveva detto che Alitalia “era una societa’ per azioni che non e’ mai stata sottoposta a controlli, che ha scelto manager sulla base di rapporti privatistici e fiduciari, che ha portato avanti scelte aziendali non sindacabili attirando a se’ obbligazionisti ed azionisti senza dir loro che entravano in un carrozzone burocratico. Ancora oggi – aveva sottolineato il magistrato – per gli sperperi in Alitalia paghiamo una tassa come cittadini e come passeggeri. Di questa vicenda, caratterizzata dalla gravita’ dei fatti, sono impressionanti i dati economici e sociali per l’enorme danno causato alla collettivita’: sono state enormi le somme di denaro versate in Alitalia dallo Stato, le somme perdute dallo Stato e le cifre del dissesto e della bancarotta ben rappresentate nel capo di imputazione”. Per la procura di Roma, insomma, “Alitalia ha avuto effetti perniciosi per l’economia del Paese grazie alle condotte attribuite ai dirigenti sotto processo. I dirigenti avevano la forza per resistere alle pressioni esterne e al contrario hanno fruito di quell’autonomia societaria per lanciarsi in operazioni economiche dissennate e spericolate tanto che abbiamo a che fare negli anni con una progressione geometrica delle perdite”. Una su tutte: quella consulenza “ingiustificata” da 51 milioni di euro affidata dal 2004 al 2006 a una societa’ di revisione quando la compagnia di bandiera versava gia’ in gravissime acque. “In Alitalia – aveva concluso Rossi – ci sono state operazioni contraddittorie e prive di motivazioni razionali, eppure i dirigenti hanno beneficiato di retribuzioni faraoniche senza aver risanato nulla nonostante i continui piani di risanamento aziendale che erano il veicolo attraverso cui drenare risorse pubbliche e private”. Giancarlo Cimoli, Gabriele Spazzadeschi, Pierluigi Ceschia e Francesco Mengozzi, condannati per il crac della vecchia Alitalia, dovranno risarcire oltre 355 milioni di euro alle parti civili rappresentate dai commissari straordinari pro tempore, e cioe’ Alitalia Linee Aeree Italiana spa, Alitalia Servizi spa, Alitalia Airport spa, Alitalia Express spa e Volare spa. Si tratta dei danni – hanno stabilito i giudici della sesta sezione penale del tribunale – derivanti dal reato di bancarotta. Il solo Cimoli, che e’ tenuto pagare anche una multa di 240mila euro, dovra’ versare ben 160 milioni di euro. Ai quattro imputati, cui sono state concesse le attenuanti generiche, e’ stata applicata l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e lo stato di interdizione legale per la durata della pena. Cimoli, per un anno, non potra’ assumere cariche direttive presso le imprese. Il tribunale, che ha ordinato la pubblicazione della sentenza sulle edizioni online di due quotidiani, ha infine disposto che Cimoli e gli altri tre risarciscano risarciscano un migliaio di danneggiati, tra azionisti e rispamiatori, per importi che vanno da un minimo di 1500 euro a un massimo di 73mila. (AGI) .
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