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CRISI DELLA RELIGIONE E IDEOLOGIA DELLA CRISI

Marcello Vigli –

Non c’è più religione afferma categoricamente Internazionale nella copertinadel numero del  17 luglio, ma nel Medio Oriente senza pace si combatte, si perseguita, si stupra, in nome di dio. Ha un bel proclamare papa Francesco Non si porta l’odio in nome di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio! In suo nome si crea un Califfato in Iraq e in Turchia un Presidente appena eletto va a pregare in moschea.

Non è solo l’Islam a influenzare la vita sociale gravando particolarmente sulle donne, ma anche l’etica cattolica nel suo ritenersi universale, a condizionare leggi e stato sociale. Israeliani e palestinesi vivono ancora nell’era dei testi sacri. Da lì nasce il fanatismo dice Cohn Bendit, ebreo contro i muri. C’è anche chi protesta contro la Rai, che non garantisce il pluralismo informativo in materia di religione, che, invece di pretendere che non se ne parli perché non esiste più, implicitamente chiede che ci sia spazio dedicato alle opinioni atee e agnostiche.

Si conferma quanto sulla complessità del problema Italialaica è andata pubblicando negli ultimi editoriali.

Nondimeno i testi pubblicati su Internazionale sembrano convincenti nel loro riferire di ricerche sociologiche sul campo e  analisi di dati reali.

In verità il confronto non consente conclusioni affrettate, ma strumenti interpretativi di situazioni diverse.

E’ indubbio che la secolarizzazione, fino al secolo scorso diffusa solo nel mondo occidentale industrializzato, è  presente ormai in tutte le città in del pianeta. Nasce in generale dall’indifferenza più che da consapevoli scelte individuali, al suo interno, anzi, non mancano, secondo Internazionale, forme di religiosità senza dio che assumono profili “liturgici” laicizzati.

Là dove ci si riconosce “religiosi” non sempre si aderisce a strutture organizzate in chiese e comunità. Per di più all’interno di queste sussistono modi diversi d’intendere l’identità  religiosa, di viverne la fede e di obbedire alle regole.

In particolare diverso è il rapporto fra religione e politica sia a livello individuale che collettivo.

In occidente non sono mancati e non mancano – ancora oggi in Europa e nei suoi stati – partiti che si dichiarano d’ispirazione cristiana pur se praticano politiche liberiste.

Comuni, ma in diminuzione, nel mondo cristiano restano le connivenze delle gerarchie cattoliche e ortodosse  con partiti e governi, ma con ampi margini di dissenso e di critica per chi non si allinea.

Nel mondo islamico, invece, più frequenti sono le identificazioni delle funzioni di guida religiosa e politica, partiti e regimi hanno realmente il Corano come unica fonte per le leggi e l’azione governativa, pur se non mancano, voci dissenzienti. Restano ben lontani i margini di laicità raggiunti nel mondo arabo al tempo della decolonizzazione, non si genera, però, nessuna omogeneità, anzi sussistono radicali differenze che consentono di parlare di un uso diverso e spregiudicato dell’Islam per perseguire progetti politici o, più semplicemente, posizioni di potere.

Il petrolio è spesso un collante più forte delle denominazioni teologiche di sunniti e sciiti!

Diventano in tal modo sempre più anacronistiche e strumentali posizioni ideologiche e liquidatorie sulla religione e sulle religioni, più realistiche e funzionali le distinzioni, già ormai in uso, fra orientamenti e comportamenti di singoli e di organizzazioni.

Da tempo, ad esempio, da noi non fa scandalo che il L’incontro. Periodico indipendente fondato nel 1849, espressione del più genuino laicismo torinese e non solo,pubblichi, come fa nel suo n. 5/2014, un appello sull’immoralità delle spese militari di Alex Zanotelli, frate cattolico impegnato nel sociale, e riporti notizie tratte dall’Agenzia Adista: un appello del movimento cattolico Noi Siamo chiesa, perché il governo solleciti  la devoluzione dell’otto per mille allo Stato, a fianco della proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia promossa da Associazioni e movimenti laicisti.

Movimenti e gruppi religiosi devono essere valutati sul modo in cui coniugano, con maggiore o minore coerenza,  i princìpi, a cui si ispirano, con i temi e le proposte su cui sono impegnati.

Altrettanto non vale per le forze sociali e i partiti politici che, pur in un tempo di crisi delle ideologie, continuano,  come scrive Guido Rossi su Il Sole 24 ore del 10 agosto, a giustificare coerentemente la globalizzazione del capitalismo finanziario con il  più sfrenato liberismo economico che sta distruggendo, insieme con l’ordine mondiale, il principio fondamentale della certezza del diritto.

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