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Cuba è senza Fidel

Roma – Ammirato da molti come un mito rivoluzionario, accusato da altri di essere un brutale dittatore, Fidel Castro è l’uomo che ha guidato il destino di Cuba per quasi mezzo secolo (49 anni e 55 giorni per la precisione). Con un carisma e doti di leadership poco comuni, è stato fra i protagonisti della lunga stagione della Guerra Fredda, ritagliandosi un ruolo di primo piano nella lotta tra socialismo e capitalismo e nelle tensioni tra Nord e Sud del mondo. “Condannatemi, non mi importa: la storia mi assolverà”, la famosa frase pronunciata nel 1953, a 27 anni appena, davanti al tribunale che lo giudicava per l’assalto alla caserma Moncada, la sua prima azione armata contro la dittatura di Fulgencio Batista, il 26 luglio 1953.

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Dal collegio dei gesuiti alla caduta di Batista
Fidel Castro era nato il 13 agosto del 1926 a Biran, un villaggio nella provincia di Holguin, nella parte orientale dell’isola: la severità del padre unita alla formazione ricevuta dai gesuiti in uno dei migliori collegi dell’Avana influirono in maniera decisiva sul suo carattere. Ma fu all’università dell’Avana che si formò come leader politico mentre concludeva gli studi e cominciava tra gli studenti le sue battaglie. Dopo il fallimento dell’attacco alla Moncada, Castro rimase in carcere quasi due anni e successivamente si reò in esilio in Messico: lì conobbe Che Guevara con cui tornò a Cuba a bordo del battello Granma insieme ad altri 82 combattenti rivoluzionari per cominciare la lotta guerrigliera di Sierra Maestra: rovesciò Batista in una guerra impari dove seppe approfittare del malcontento sociale di un Paese giovane come Stato indipendente e che vedeva nel capo dei ‘barbudos’ un leader capace di reinventare l’identità nazionale.

Fidel, 90 anni per Cuba. Dalla revoluciòn all’incontro con Giovanni Paolo II – FOTO

Il comunismo e il modello fidelista
Da quel momento Fidel Castro cominciò a costruire a Cuba un comunismo di stampo caraibico, con una base marxista-leninista, molto influenzato dal lascito nazionalista dell’eroe indipendentista Jose’ Marti e arricchito da ricette autonome che risultò nel singolare modello ‘fidelista’. Gli elementi chiave per la perpetuazione del sistema furono il suo ferreo sistema di sicurezza e il costante controllo sociale attuato attraverso organizzazioni di massa come i Comitati di Difesa della Rivoluzione, ‘occhio e orecchio’ del regime per cui gli stessi cubani vigilavano i movimenti del loro vicini. Nel 1961, alla vigilia dell’invasione anticastrista della Baia dei Porci, Castro dichiarò il carattere socialista della Rivoluzione e cominciò con l’Urss una lunga alleanza, che ha toccato anche momenti molto difficili come la crisi dei missili nel 1962, che ha portato il mondo sull’orlo di una guerra nucleare. Tre decenni dopo, la profonda dipendenza dall’Urss si svelò in tutta la sua drammatica profondità con la caduta del blocco sovietico: Cuba dovette dichiarare il ‘periodo speciale’, una economia di guerra in tempo di pace in cui la rivoluzione dovette aprirsi al dollaro e al turismo. Dopo quei duri anni di penuria assoluta, Cuba non tornò più ad essere la stessa, con black out che duravano fino a 16 ore. E Castro trovò una valvola di sfogo nell’alleanza politica e nell’amicizia personale con il suo pupillo venezuelano, Hugo Chavez, il cui petrolio è stato e continua ad essere fondamentale e per il sostentamento dell’isola anche dopo la morte del leader bolivariano, nel 2013.

Alla guida di un regime marxista-leninista nel cortile dell’America
Durante i primi decenni della rivoluzione, la Cuba di Fidel Castro e’ stata il referente della sinistra internazionale: la resistenza della piccola isola alla principale potenza mondiale ha alimentato il mito di Davide conto Golia e disseminato il mondo di magliette con il volto di Che Guevara. Anche grazie a riforme sociali senza eguali nell’ America Latina dell’epoca, Cuba è diventata una potenza sportiva e ha promosso un’interessante avanguardia culturale e artistica. Ma la dimensione politica di Fidel Castro non si capisce se non si comprende la sua principale ossessione: gli Stati Uniti, l”imperio’ che, secondo l’Avana, tentò di sbarazzarsi di lui per oltre 600 volte con i metodi più disparati. Con Cuba sotto l’embargo economico del suo potente vicino, distante appena 140 chilometri dalle sue coste, Castro non ha mai cessato di criticare le politiche americane alimentando un forte sentimento patriottico nell’isola. E approfittò del blocco statunitense per imporre un sistema poderoso con cui giustificare decisioni controverse come la repressione dei dissidenti, costantemente accusati di essere controrivoluzionari e mercenari al servizio di Washington. Ma nei suoi ultimi anni, lo stesso Castro, ceduto il testimone al fratello di 5 anni più giovane, è stato il testimone di come il suo acerrimo nemico e il suo Paese, sotto la guida Raul Castro, abbiano avuto un riavvicinamento diplomatico culminato con l’annuncio, il 17 dicembre 2015, del ristabilimento delle relazioni diplomatiche Usa-Coba dopo più di mezzo secolo di scontro.

La cessione del potere a Raul e
Poco prima di compiere 80 anni, Fidel Castro aveva infatti delegato il potere a Raul; e mentre suo fratello assumeva le redini del poter concentrandosi sulla ‘battaglia economica’ e l’attualizzazione del socialismo, si era progressivamente allontanato dalla vita pubblica e aveva cominciato a scrivere le sue famose Reflexiones: articoli di stampa in cui analizzava questioni di carattere internazionale come il pericolo della guerra nucleare, il problema della fame e dell’alimentazione mondiale o la crisi del sistema capitalista. Negli ultimi anni, Castro ormai appariva sporadicamente ad alcuni eventi pubblici e i cubani si sono abituati al suo allontanamento del potere: costretti a dover pensare al giorno per giorno, si sono abituati a vivere senza la sua tutela diretta. Ora si saprà quali effetti la sua scomparsa avra’ nelle prossime pagine della storia cubana, aperta a una nuova fase con il disgelo diplomatico con gli Stati Uniti di Barack Obama; e si vedranno anche quali saranno le relazioni tra i due Paesi a partire da gennaio quando alla Casa Bianca ci sara’ Donald Trump.
 

Per approfondire:

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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