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Cuba, folla oceanica per il Papa Gremita Plaza de la Revolucion

(AGI) – L’Avana, 20 set. – Una folla immensa ha accolto Papa Francesco nella Plaza de la Revolucion, “Jose’ Marti'”, dove celebrera’ la messa domenicale. Gia’ in precedenza avevano presieduto le adunanze Eucaristiche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Sui palazzi che limitano la piazza ci sono i volti di Che Guevara, Fidel, e una gigantografia del Signore misericordioso. Alle spalle dell’altare un manifesto raffigura Madre Teresa di Calcutta, la madre dei poveri e degli ultimi. La Piazza e’ un luogo fortemente simbolico del Paese, e’ stata teatro di grandi adunanze, e puo’ contenere circa 600 mila persone. Jose’ Marti’, padre dell’indipendenza cubana, e’ stato anche un grande poeta oltre che militante contro l’occupazione spagnola di Cuba. Qui Fidel diede al popolo cubano la notizia dell’uccisione del Che da parte dei militari della giunta di La Paz, che si erano fatti sicari della Cia in Bolivia l’8 ottobre 1967 (ma il corpo fu mostrato solo il giorno dopo, e l’immagine ricorda il Cristo del Mantegna).

“Lontano da ogni tipo di elitarismo, l’orizzonte di Gesu’ non e’ per pochi privilegiati”. Papa Francesco lo ha voluto ricordare nella Plaza de la Revolucion. Alla domanda “Chi e’ il piu’ importante?” che i discepoli si rivolgevano nella liturgia di oggi, quella di Gesu’ e’ “una risposta semplice: ‘se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Ma attenzione, ha ammonito il Pontefice “dobbiamo guardarci, dalla tentazione del ‘servizio’ che ‘si serve'”. “Esiste – infatti – una forma di esercizio del servizio che ha come interesse il beneficiare i ‘miei’, in nome del ‘nostro’. Questo servizio lascia sempre fuori i “tuoi”, generando una dinamica di esclusione. “La vita autentica – ha spiegato alla folla immensa dei fedeli – si vive nell’impegno concreto con il prossimo. Cosi’ “Gesu’ sconvolge la logica” dei discepoli di allora che “e’ anche la nostra” di oggi.

Quello di Cuba, ha aggiunto il Pontefice, “e’ un popolo che ha delle ferite, come ogni popolo, ma che sa stare con le braccia aperte, che cammina con speranza, perche’ la sua vocazione e’ di grandezza”.

Riconciliazione con Usa sia da esempio al mondo – “Credo che oggi il mondo sia assetato di pace”: Papa Francesco ha negli occhi “le guerre, i migranti, l’ondata migratoria di persone che fuggono dalle guerre, che fuggono dalla morte” mentre in aereo arriva a Cuba.

Prima di partire ha incontrato la famiglia dei profughi siriani ospiti nella parrocchia sant’Anna in Vaticano si e’ “emozionato tanto: si vedeva il dolore nei loro volti”, confida ai giornalisti. E “giustizia, pace, liberta’ e riconciliazione” chiede al suo arrivo in risposta al benvenuto di Raul Castro, indicando questi valori come cardini di un futuro migliore per l’intero popolo cubano, ripetendo nel primo discorso del viaggio “l’ardente appello” che nel 1998 concluse quello di San Giovanni Paolo II, affinche’ “Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilita’ al mondo e il mondo si apra a Cuba”. Il Papa ha citato anche il padre dell’indipendenza cubana, Jose’ Marti’, per spiegare con le sue parole che la vittoria che la Santa Sede auspica per Cuba e’ “sul sistema, morto per sempre, di dinastia e di gruppo”. L’auspicio di Francesco e’ che si realizzi un superamento delle chiusure di ogni tipo che penalizzano i cubani: quelle ideologiche e di apparato che hanno a lungo caratterizzato il regime comunista, e quelle economiche (ed ugualmente ideologiche) imposte dall’esterno con l’embargo.
  “Abbiamo apprezzato il suo sostegno al dialogo tra gli Stati Uniti e Cuba”, gli ha detto Raul Castro sottolinenando che “il ripristino delle relazioni diplomatiche e’ stato un primo passo nel processo verso la normalizzazione dei rapporti tra i due paesi che richiederanno la risoluzione dei problemi e riparazione delle ingiustizie”. “L’ambargo – ha scandito – ha causato danni umani e le difficolta’ per le famiglie cubane: e’ crudele , immorale e illegale. E’ necessario rimuoverlo”.

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“Il territorio usurpato della Base Navale di Guantanamo deve essere restituito a Cuba”, ha cntinuato il presidente, elencando le questioni aperte con gli Stati Uniti, a cominciare dall’embargo. “Queste giuste esigenze – ha spiegato – sono condivise dal popolo e la stragrande maggioranza dei governi del mondo”.
  Da parte sua Francesco ha espresso, in risposta a Raul, “sentimenti di speciale considerazione e rispetto” per Fidel Castro da Papa Francesco, come primo atto della visita iniziata oggi. Il saluto al “lider maximo” affidato al presidente, chiedendo di trasmettere “a Suo fratello Fidel” questo attestato di stima. “Vorrei inoltre – ha aggiunto – che il mio saluto giungesse in modo particolare a tutte quelle persone che, per diversi motivi, non potro’ incontrare e a tutti i cubani dispersi nel mondo”. Quindi ha confidato la sua speranza che la distensione che ha contribuito ad avviare tra Cuba e gli Stati Uniti sia contagiosa. “Il mondo necessita di riconciliazione”, ha detto ancora evocando la prospettiva di una terza guerra mondiale a pezzi”. “Questo viaggio apostolico – ha poi ricordato il Papa – coincide con il primo Centenario della proclamazione della Vergine della Carita’ del Cobre a patrona dell’Isola”. E da quel momento la Vergine “ha accompagnato la storia del popolo cubano, sostenendo la speranza che custodisce la dignita’ delle persone nelle situazioni piu’ difficili e difendendo la promozione di tutto cio’ che conferisce dignita’ all’essere umano”. “In questi giorni – ha concluso – avro’ l’occasione di recarmi al Santuario del Cobre come figlio e pellegrino, a pregare nostra Madre per tutti i suoi figli cubani e per questa amata Nazione, perche’ segua l’esempio dei veterani della guerra d’indipendenza, che “mossi da sentimenti di fede e di patriottismo, chiesero che la Vergine mambisa fosse la patrona di Cuba come Nazione libera e sovrana”. L’accoglienza riservata a Francesco dai cubani e’ stata straordinaria: decine di migliaia di persone affollavano i bordo dell’autostrada, lunga 18 chilometri che separa l’aeroporto internazionale “Jose’ Marti'” dal centro dell’Avana. La fola saluta Francesco sventolando fazzoletti. Il Papa, in piedi, rispondeva con gesti della mano destra, tenendosi con l’altra al sedile. Il vento gli aveva tolto nuovamente la papalina bianca. Mano mano che la vettura si avvicinava al centro, aumentava considerevolmente la gente che se prima rappresentava una fila ininterrotta alla fine era una folla immensa che si assiepa. Papa Francesco sorrideva evidentemente impressionato dal numero dei cubani che e’ in strada per salutarlo. (AGI)

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