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Cuba. La vedova Payá accusa il cardinale Ortega: “Fa come la polizia segreta”

ORTEGASui punti critici dell’imminente visita di papa Francesco a Cuba ha richiamato l’attenzione una nota su “L’Espresso” in edicola questa settimana, riprodotta in www.chiesa:

> Stati Uniti e Cuba, il diavolo e l’acqua santa

E oggi a conferma di ciò arrivano le dichiarazioni di una esponente di primo piano dell’opposizione cattolica al regime castrista, Ofelia Acevedo, vedova di Oswaldo Payá, fondatore del Movimiento Cristiano de Liberación e promotore nel 2002, con le firme di 24 mila coraggiosi, del Proyecto Varela per l’ottenimento delle libertà fondamentali del popolo cubano, morto in un incidente d’auto molto sospetto il 22 luglio del 2012.

In un’intervista al vaticanista svizzero Giuseppe Rusconi, Ofelia Acevedo afferma anzitutto che dopo l’annuncio della visita del papa nulla è cambiato nell’isola, riguardo alle privazioni della libertà, e che sulla vita della Chiesa continua a pesare il controllo assoluto e continuo della “Seguridad”, la polizia segreta, con le relative perquisizioni, minacce, confische, sanzioni.

Poi smentisce che siano in via di rilascio dei prigionieri politici:

“Il governo ha annunciato l’indulto per più di 3500 prigionieri, ma fin qui tra loro non c’è nessun prigioniero politico e fin qui nemmeno si è concretizzata nessuna amnistia per nessun prigioniero. Il governo dei Castro utilizza le persone come monete di scambio. Di solito, quando libera prigionieri, li scarcera con la condizionale o li espelle dal Paese”.

Papa Francesco, aggiunge la vedova Payá, “conosce la situazione in cui vivono i cubani” anche perché lei stessa ha avuto modo di descrivergliela, in un’udienza privata lo scorso 14 maggio.

Ma sull’arcivescovo dell’Avana, il cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino, amico di lunga data di Jorge Mario Bergoglio, la vedova esprime un giudizio molto severo, specie a seguito dell’intervista del 5 giugno alla spagnola ‘Cadena Ser’ in cui il cardinale ha negato la presenza di prigionieri politici nell’isola:

“Purtroppo il cardinale Ortega ha adottato in varie occasioni con i dissidenti non solo cattolici un comportamento analogo a quello che gli agenti della ‘Seguridad’ dello Stato impiegano con loro: escludente e offensivo”.

L’intera intervista, immediatamente entrata in circolo nella rete dei dissidenti al regime castrista, è nel blog Rossoporpora:

> Francesco a Cuba. Intervista a Ofelia Acevedo vedova Payá

A Cuba è nunzio apostolico dallo scorso marzo l’arcivescovo Giorgio Lingua, in precedenza rappresentante pontificio in Iraq e Giordania.

Dal 2011 al febbraio di quest’anno il suo predecessore nell’isola dei Caraibi era l’arcivescovo Bruno Musarò, oggi nunzio in Egitto.

Qualche mese prima d’essere trasferito, Musarò aveva dichiarato che a Cuba “lo Stato controlla tutto” e che “l’unica speranza è quella di fuggire dall’isola”, visti il degrado, la povertà e l’oppressione fatti patire al popolo. E queste dichiarazioni – da lui rilasciate a un organo di stampa locale durante una vacanza nel natio Salento, ma pubblicizzate dal sito vaticano semiufficiale “Il Sismografo” – bastarono a farlo cadere in disgrazia presso il regime castrista, affrettandone la rimozione.

Ma proprio in questi giorni, intervistato da Inés San Martin sul sito americano “Crux”, l’ex nunzio a Cuba è tornato a ribadire che in quel paese la Chiesa “né ha la facoltà di aprire delle scuole, né ha libero accesso ai media, che sono sempre sotto il controllo dello Stato”.

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/09/17/cuba-la-vedova-paya-accusa-il-cardinale-ortega-fa-come-la-polizia-segreta/

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