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Curia, una rivoluzione?

Marco Tosatti –

28/07/2015 –

Si parla molto in Curia in questi giorni di un’ipotesi di riforma che avrebbe davvero effetti radicali. L’idea sarebbe quella di rendere a termine – cinque anni, eventualmente prorogabili sino a dieci in casi eccezionali – il servizio degli “Ufficiali” di Curia; vale a dire dei sacerdoti che nelle diverse Congregazioni e Consigli svolgono la grande mole del lavoro.

In pratica: un sacerdote di Biella o di New York che venisse chiamato in Curia a fare lavoro di ufficio, dopo cinque anni dovrebbe tornare nella sua diocesi di origine. La norma riguarderebbe tutte le strutture centrali della Santa Sede, salvo la diplomazia: il personale diplomatico continuerebbe a funzionare secondo il modello di carriera consolidato.

Dopo l’Accademia comincia il “cursus honorum” che in genere porta il candidato a diventare nunzio e arcivescovo dopo sedici- diciassette anni di servizio. Di questa riforma, che secondo alcuni però priverebbe gli organi centrali della Chiesa di un grande patrimonio di esperienza e di competenze, si parlerà probabilmente nel gruppo dei nove cardinali incaricati di studiare la riforma della Chiesa e della Curia.

http://www.lastampa.it/2015/07/28/blogs/san-pietro-e-dintorni/curia-una-rivoluzione-q87pPvSq6yvBHkY0wsjPSM/pagina.html

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