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Cybercrime affare da 500 miliardi anno

Roma – Lo scorso anno sono stati quasi 5.000 i quesiti, i reclami e le segnalazioni prese in esame dall’Autorita’ garante della privacy, con specifico riferimento a settori quali il marketing telefonico (risultato in forte aumento); il credito al consumo; la videosorveglianza; il credito; le assicurazioni; Internet; il giornalismo; la sanita’ e i servizi di assistenza sociale. Poco meno di 700 (per la precisione 692) i provvedimenti collegiali adottati. Quasi triplicato il numero delle violazioni amministrative contestate: nel 2015 sono state circa 1.700. Le sanzioni amministrative riscosse ammontano a circa 3 milioni e 500mila euro.

Sono alcuni dei dati contenuti nella relazione annuale del Garante, illustrata oggi al Parlamento (nella Sala Koch di palazzo Madama) dal presidente Antonello Soro. Sono stati decisi 307 ricorsi, riguardanti soprattutto banche e societa’ finanziarie; datori di lavoro pubblici e privati; attivita’ di marketing; editori (anche televisivi); banche e societa’ finanziarie; Pubblica amministrazione e concessionari di pubblici servizi; societa’ di informazioni commerciali; informazioni creditizie; marketing. Da segnalare anche 33 violazioni trasmesse all’autorita’ giudiziaria, in particolare per la mancata adozione di misure minime di sicurezza a protezione dei dati. I pareri del Collegio al governo e Parlamento lo scorso anno sono stati 44. La Relazione pone l’accento sulla minaccia costituita dal cybercrime che pesa sull’economia mondiale ben 500 miliardi di euro all’anno, come il narcotraffico.

L’Italia lo scorso anno ha subito un incremento del 30% dei crimini informatici (+50% phishing, +135% ransomware),particolarmente rilevanti nel settore delle imprese. “La criminalita’ informatica ha assunto dimensioni inquietanti – ha detto Soro – sono oggetto di minacce credenziali e identita’ digitali di milioni di utenti e naturalmente la superficie di attacco cui siamo esposti aumenta in proporzione alla mole dei dati disseminati nel web”, e con una velocita’ “maggiore della nostra capacita’ di proteggerla”. Il Garante ha ammonito poi sulla vulnerabilita’ dei dati sanitari, che “rischia di determinare errori diagnostici o terapeutici, con conseguenze anche letali” e che si deve – secondo Soro – alla frammentazione, l’assenza di un piano organico di sicurezza e la disomogeneita’ delle prime esperienze di digitalizzazione della sanita’.

Soro ha infine sottolineato l’impatto che le nuove tecnologie, soprattutto il web, hanno sul rapporto tra riservatezza e diritto all’informazione e ha rivolto un invito ai media di qualsiasi genere a non indulgere al sensazionalismo e al macabro su particolari relativi alla morte di una persona: “Il giornalista e’ sempre tenuto a coniugare esigenze informative e riservatezza individuale secondo il canone dell’essenzialita’ dell’informazione”. (AGI) 

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