TwitterFacebookGoogle+

Da barellieri a cancellieri, caso monta anche a Roma

Roma – Il tribunale di Roma è come una pentola  a pressione sotto la quale il ministero della Giustizia, invece di smorzare il fuoco, ha alimentato le fiamme. A ‘bruciare’ sono i venti trasferimenti dalle Provincie e dalla Croce Rossa decisi per far fronte alla cronica carenza di personale degli uffici giudiziari capitolini. Un fenomeno nazionale, che però assume proporzioni allarmanti a Roma. Se la scopertura media è del 20%, tra Piazzale Clodio e Viale Giulio Cesare si registrano picchi del 34%. Con conseguenze immaginabili per la durata dei procedimenti . L’idea di colmare i vuoti trasferendo personale da enti in via di smantellamento “rientra in una pessima strategia ministeriale”, denuncia un direttore amministrativo del Tribunale penale di Roma con trent’anni di carriera alle spalle.

Al palazzo di giustizia di Milano esplode il caso dei barellieri diventati cancellieri

E proprio la carriera è una delle note dolenti della vicenda che, da Milano a Palermo, scuote gli uffici giudiziari. In molto casi i 350 dipendenti di cui è stato disposto il trasferimento in procure e tribunali non ha il livello di istruzione richiesto dal concorso con cui sono stati assunti i ‘veterani’. Il rischio, insomma, è che la pressione di un lavoro svolto da personale numericamente insufficiente, venga alimentato dall’affiancamento con persone prive di qualunque formazione. Una certezza, più che un rischio, come testimonia il direttore amministrativo sentito dall’Agi sotto condizione di anonimato. “Abbiamo pensato di mandare uno di loro in udienza, ma quando gliel’abbiamo chiesto  ha risposto “a signo’, io c’ho la quinta elementare presa quarant’anni fa”. O un’altra, proveniente dalla Provincia, che ha chiesto stupita: “ma voi non vi fermate mai?”. No: non possiamo fermarci in uffici in cui quando non è in ballo la libertà personale si gestiscono comunque pratiche che possono determinare la rovina di una persona”.
 

L’iniziativa dei sindacati segna il passo e per questo è nata l’Associazione dipendenti della giustizia  italiani (Adgi).  “Qualche anno fa” racconta all’Agi la presidentessa, Cinzia Pietrucci, “uno studio commissionato dal Comitato unico di garanzia all’università La Sapienza ha sancito che il livello di stress determinato dalla carenza di organico è insostenibile. Se a questo si aggiunge che la nostra amministrazione è l’unica a non aver avuto la riqualificazione con i corsi/concorsi previsti dal contratto del 1998-2001, si capisce con quanta frustrazione si lavori in questi uffici”.  Il rischio è che all’esterno appaia come una guerra tra poveri e per questo Pietrucci  assicura: “non abbiamo nulla contro queste persone, ma hanno una professionalità che non c’entra nulla con la giustizia. Se fossero stati formati dall’amministrazione centrale e messi in condizione di essere operativi, sarebbe stato un conto. Ma c’è  anche da domandarsi quanta voglia di imparare possano avere persone con un’età media di 50 anni”.

Quello che ha fatto traboccare il vaso è il fatto che siano stati equiparati  – grazie alle le tabelle della funzione pubblica – a personale che negli uffici giudiziari ha la laurea o quanto meno un diploma di scuola superiore. L’ormai celebre caso dei ‘barellieri diventati cancellieri’. “Siamo fortemente discriminati anche sul fronte pensionistico” spiega Pietrucci, “e i nuovi entrati con competenze bassissime e professioni che prima erano equiparate a operai, arrivano con un livello superiore a quello di gente che qui lavora da anni”.

“Ci sarebbe poi da domandarsi come siano arrivati a certi livelli di carriera” aggiunge il direttore amministrativo, “negli enti locali, dove vigono altre logiche rispetto a quelle ministeriali, le promozioni possono essere decise dal politico di turno non tenendo conto delle reali capacità, ma per mettere persone amiche a copertura di posti chiave. Qualifiche e professionalità inadeguate che ora ci troviamo a dover gestire nei tribunali e nelle procure, sottraendo tempo al lavoro per cercare di dar loro quegli strumenti che l’amministrazione centrale non ha voluto o non è stata in grado di dare”.

Una mossa che scontenta tutti, insomma, e che non risolve il problema. A fronte dei 9.000 posti vacanti nella giustizia a livello nazionale, dice Pietrucci, tra mobilità volontaria e non, ne dovremmo incamerare 3.000, ma siamo ancora a meno di mille. Se nessuno vuole venire in questi uffici, un motivo ci sarà”.  (AGI)

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.