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Da dove nascono i sospetti sui legami Trump-Mosca

di Marta Allevato

Mosca – Donald Trump aveva messo gli occhi sul mercato russo 30 anni fa, quando la Guerra Fredda stava finendo e l’Unione sovietica iniziava ad aprirsi. Facoltoso costruttore di edifici, Trump ha visto nella Russia una grande opportunità per vendere appartamenti in stile americano alla ricca elite di un paese, dove per lo piu’ l’offerta era quella di grigie costruzioni in stile sovietico. Nel 1987 il suo primo viaggio a Mosca, con l’allora moglie Ivana, per esplorare opportunità di business. L’idea era sondare la possibilità di costruire un albergo di lusso in joint venture con l’agenzia del turismo statale. Il progetto non è andato in porto e i tentativi si sono ripetuti piu’ volte fino al suo ultimo viaggio nel 2013 a Mosca, dove porta Miss Universo. Mentre cercava affari in Russia, i consumatori ex sovietici sono diventati un mercato chiave per i suoi progetti immobiliari negli Stati Uniti. L’oligarca Dmitry Rybolovlev ha comprato direttamente da lui la Maison de l’Amitie, maxi villa a Palm Beach con finiture in oro e diamanti per 95 milioni di dollari. Nel 2013, Trump ha portato Miss Universo a Mosca con l’aiuto dell’azero Aras Agalarov – anche lui costruttore e chiamato il ‘Trump di Russià per la tendenza a intitolare a se esteso i progetti che realizza. Agalarov – che ha fatto la sua fortuna grazie a numerosi progetti finanziati dal bilancio pubblico – è arrivato a ventilare l’ipotesi di una Agalarov Tower a Mosca vicino a quella di Trump, ma la cosa non è mai andata oltre le discussioni preliminari. Emin Agalarov, famoso cantante pop e figlio del tycoon azero, ha riferito con entusiasmo che nei loro incontri con Trump, il candidato repubblicano “continua a sottolineare che Putin è un leader forte”. “Potrebbe essere una svolta: se Trump diventasse presidente e veramente amico di Putin, eviteremmo almeno 10 guerre all’anno”, ha detto citato dal Washington Post.

LA RUSSIA E GLI UOMINI DI TRUMP
Gli interessi commerciali ed economici dei Trump in Russia non sono provati, ma su quelli dei suoi collaboratori, invece, sta indagando il Federal Bureau of Investigation (Fbi). Nel mirino vi è Paul Manafort, capo della campagna elettorale del candidato repubblicano e poi costretto a dimettersi, e i suoi legami con il Partito delle Regioni dell’ex presidente curiamo, filo-russo, Viktor Yanukovich, del quale Manafort è stato consulente per molti anni. Secondo le indiscrezioni, l’uomo ha aiutato il partito di Yanukovich a finanziare segretamente, per 2,2 milioni di dollari, due società di lobbying con sede a Washington; la legge americana prevede che i lobbisti riferiscano al Dipartimento di Giustizia se rappresentano leader o Paesi stranieri. Poi c’è Michael Caputo, un consulente che ha aiutato Trump nelle primarie a New York e che ha vissuto in Russia negli anni ’90 e ha avuto per alcuni mesi, nel 2000, un contratto con Gazprom Media per migliorare l’immagine di Putin negli Usa. Il generale Michael Flynn, ex capo della Defense Intelligence Agency e anche lui consigliere di Trump, ha stupito la comunità diplomatica, presentandosi l’anno scorso a una cena a Mosca in onore di Russia Today, il network del Cremlino in lingua inglese. Lo stesso Flynn ha detto che in Russia ha parlato di come Washington e Mosca debbano lavorare insieme, in particolare sull’Iran. Vi è, infine, Carter Page, il consigliere di Trump per la politica estera. Page è un ex funzionario della banca d’investimenti Merrill Lynch a Mosca che ora dirige una società di consulenza specializzata in petrolio e gas in Russia, la Global Energy Capital, la quale ha rapporti con il colosso statale del gas Gazprom. Secondo “fonti d’intelligence occidentali”, Page ha avuto colloqui a Mosca in cui ha ventilato la possibile abolizione delle sanzioni Usa, in caso il candidato repubblicano diventasse presidente. Tra i referenti ci sarebbe Igor Diveykin, ex ufficiale dell’intelligence russa, poi alto funzionario dell’amministrazione presidenziale passato da poco ad alte cariche alla Duma di Stato (la Camera bassa del parlamento russo). Diveykin, secondo alcuni media americani, ha guidato il dipartimento presso l’amministrazione presidenziale creato appositamente per monitorare il processo elettorale Usa. Testate come Politico hanno ridimensionato pero’ la figura di Page. Anche sui presunti colloqui privati di Page con alti funzionari russi sta indagando l’Fbi. (AGI) 

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