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Da Mika a nonna Mariuccia, il meglio della terza serata

Il messaggio anti-bullismo di Mika, il piccolo coro dell’Antoniano, l’imitazione di Crozza/Papa Francesco e naturalmente la musica, con le cover dei Big. è il meglio della terza serata del Festival di Sanremo che ha toccato uno share del 49,7% con 10 milioni di telespettatori sintonizzati.

L’arcobaleno anti-discriminazioni di Mika

Con Mika, il palco è un tripudio di verde, blu, viola. L’intento della pop star è quello di lanciare un appello per i diritti lgbt: “La musica fa cambiare il colore della mia anima – dice prima di esibirsi – posso essere bianco, blu, violetto… tutto. È molto bello essere di tutti i colori. Se qualcuno non vuole accettare tutti i colori del mondo o pensa che un arcobaleno è pericoloso. Questo qualcuno lo lasciamo senza musica”. L’artista britannico side al pianoforte per una carrellata dei suoi pezzi più noti, a iniziare da Grace Kelly. Poi l’interpretazione di “Jesus to a child”, omaggio a George Michael, scomparso da poco:  “A scuola ero invisibile – aveva detto in conferenza stampa prima del Festival – era più facile perché cosi’ evitavo di essere picchiato, ma facendo la musica è come se fosse il mio potere superiore, ed ho nascosto questa cosa sapendo che forse un giorno ci sarebbe stata la possibilita’ di cambiare la mia vita”. E la musica è “molto potente per farti sentire, per far sentire la propria voce”.

Si torna bambini con lo Zecchino d’oro

 All’Ariston, ma non solo, per qualche minuto tutti sono tornati bambini: c’era il Piccolo Coro ‘Mariele Ventre’ dell’Antoniano di Bologna. Sessanta anni di vita ma mai una volta, prima d’oggi, ospiti del Festival. Tutti ordinati, sorridenti, con la loro divisa linda e pinta, si sono esibiti in una carrellata di alcuni dei più famosi successi che hanno accompagnato la nostra esistenza: “Volevo un gatto nero”, “Quarantaquattro gatti”, “Il valzer del moscerino”, “Il caffè della Peppina”, “Popoff”, “Il coccodrillo come fa?” e infine “Le tagliatelle di nonna Pina”. Il tutto accompagnato dal battito cadenzato delle mani del pubblico dell’Ariston ed anche della sala stampa. E Giada con i punti a un sopracciglio perché “sono caduta dal letto” era ben felice di essere protagonista di questa festa sul palco, da dove il piccolo Coro dell’Antoniano si è poi congedato eseguendo il ritornello di “Che sarà”.

Mariuccia che a 105 anni ha realizzato il suo desiderio: essere ospite di Sanremo

I desideri di Mariuccia erano tre: vedere il mare, andare a trovare Papa Francesco e mettere piede all’Ariston. E Maria ‘Mariuccia’ Bernacchi, 105 anni ad aprile prossimo, il sogno lo ha realizzato. Certo non è salita sul palco di Sanremo per cantare ma in sala, e le va bene. Da giorni la si vede in giro per le strade di Sanremo, sulla sedia a rotelle spinta da una donna, Liliana De Monti, che da qualche anno per volontariato si occupa di lei e le ha anche trovato una nuova casa. Mariuccia, originaria di Tradate, non vive a Sanremo, ma a Milano, in una casa a piano terra da dove può uscire, mentre prima stava al terzo piano di un edificio senza ascensore ed era come reclusa, racconta Liliana. Figli niente, il marito morto diversi anni fa, quando lei ne aveva 85. Ha cinque nipoti, ma a sentire Liliana non è che ci siano grandi slanci. E visto che siamo in terra di musica e canzoni, Mariuccia una cantante preferita ce l’ha, “è Rita Pavone, e meglio che può accenna “viva la pa-pa-pappa con il pomodoro…”. Il mare l’ha visto solo qualche mese fa per la prima volta in vita sua, a quasi 105 anni; dal Papa ci è andata in occasione dell’udienza generale per gli anziani, lo scorso ottobre, dove Bergoglio – ha raccontato orgogliosa all’AGI – il Papa “mi ha dato cinque baci, regalato il rosario e mi ha detto di mangiare tutto quello che ti va”. Rimaneva il teatro Ariston. Se ‘Tutti cantano Sanremo’, allora “anche io voglio cantare all’Ariston. Glielo voglio far sapere a Conti. Ci vorrei andare li’…”. In questi giorni ha sperato nella realizzazione di quel sogno, l’ultimo che le mancava. Ed eccolo diventare realta’.

Da Berlusconi alle divisioni nella Chiesa, Crozza/Papa Francesco a ruota libera

Da Papa Bergoglio che parla di divisioni nella Chiesa a Silvio Berlusconi “che credeva di essere la cover di Rocco Siffredi“, ai giovani di oggi e al loro essere maleducati. Maurizio Crozza ha affondato i suoi colpi di satira, prendendo a pretesto i troppi rimpianti che si hanno per il passato, ovvero si crede che il tempo ormai passato fosse migliore del tempo che viviamo oggi. Ancora in collegamento da Milano, il comico genovese si è presentato vestito di bianco e gli occhiali, come appunto il Pontefice. “Scusate l’intrusione, ma siccome domenica domenica ho mandato un video negli Stati Uniti per il SuperBowl mi sembrava giusto salutare anche il Festival di Sanremo”. Certo, “ieri sera mi sono intristito a vedere Keanu Reeves: io lo ricordo in ‘Matrix’ schivare le pallottole e ora lo vedo suonare il basso. State attenti a invecchiare bene, perché è un attimo che ti ritrovi a Sanremo a suonare il basso”. Comunque, “bolliti a parte”, il Festival “mi piace, ci sono belle canzoni, ad esempio Samuel”, una volta il frontman dei Subsonica, band da cui si è staccato. E Crozza-Bergoglio ha preso spunto di questa divisione per dire che “la Chiesa è un po’ come i Subsonica, è piena di contrasti interni. Non so se avete visto la mia intervista di oggi al Corriere, certo stavo in mezzo alla pallonata di Giletti e la De Filippi che limonava con Robbie Williams..”.

Smessi i panni di Papa Francesco, è passato a Carlo Conti e Maria de Filippi definendoli “i Bonnie e Clyde dell’Auditel, rubate gli ascolti a tutti. Anche perché altrove c’è il vuoto assoluto, ormai siamo ai canali navigabili..”. Quindi ha preso di petto il tema festivaliero della serata: l’esecuzione delle cover da parte dei Big. E qui l’affondo: “Il governo Gentiloni è la cover del governo Renzi, che a sua volta era la cover del governo di Berlusconi, che a sua volta credeva di essere la cover di Rocco Siffredi”. Boato di risate in sala all’Ariston e in sala stampa. “

La serata delle cover, Ermal Meta il migliore sul palco

E’ andato a Ermal Meta il Premio Cover 2017 del Festival di Sanremo: il giovane artista di origine albanese ha eseguito “Amata terra mia” di Domenico Modugno. La sua è stata ieri sera un’esibizione da brividi che ha emozionato l’Ariston e la sala stampa, con l’artista capace di due registri vocali. Una canzone scelta non a caso, perché richiama il tema della lontananza e della nostalgia per la terra natia. L’annuncio della vittoria è stato salutato con un grande applauso in sala stampa, dove erano numerosi i sostenitori di Ermal. Secondo posto per Paola Turci che ha eseguito “Un’emozione da poco” di Anna Oxa, terzo posto per Marco Masini con “Signor Tenente” di Giorgio Faletti

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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