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Da Romiti a Guidi, manager e imprenditori sdoganano Trump

di MONICA SETTA
 
Per Cesare Romiti la vittoria di Donald Trump era quasi scontata. “Troppo povero il ceto medio Usa per poter credere ancora all’elite politica rappresentata dalla Clinton”, dice l’ex presidente della Fiat e di Rcs. Secondo Romiti, la vittoria di Trump è figlia di un vento di protesta che arriva da lontano, ma anche della “cordiale antipatia” che Hillary Clinton suscita da sempre nell’opinione pubblica americana. Il dato interessante è che gli imprenditori privati italiani, secondo i media filo-clintoniani, sono invece i più curiosi di vedere quali saranno le prime mosse del successore di Barack Obama. Trump “è un imprenditore”, quindi “speriamo che le sue decisioni siano guidate dalla ragione economica e politica”, ha commentato la presidente di BusinessEurope, Emma Marcegaglia. A nome degli industriali europei, Marcegaglia ha poi commentato che “rapidamente”, ora “servono segnali di riconciliazione e rassicurazione per evitare l’incertezza economica» dopo una campagna elettorale “divisiva”. Allo stesso tempo – ha detto Marcegaglia – “gli Usa sono e rimarranno il partner più importante dell’Ue nel dar forma a una globalizzazione equa e basata sulle regole a beneficio di tutti” e “molti esempi in passato hanno dimostrato che il libero scambio fatto in modo equo porta alla pace e alla prosperità mentre l’isolamento è la strada verso la povertà e i conflitti”. Per questo, ha sottolineato ancora la presidente di BusinessEurope, “la comunità imprenditoriale europea continuerà a sostenere una stretta partnership strategica ed economica con gli Usa e un approfondimento dei legami transatlantici, incluso un Ttip equo”.
 
Su Donald Trump è intervenuto anche un altro imprenditore di grande esperienza internazionale, Carlo De Benedetti, intervistato a «Otto e mezzo» da Lilli Gruber, su La 7. “Trump è un populista”, ha osservato, “e avrà per i prossimi due anni un potere pazzesco, assoluto, che dal 1928 nessun presidente americano ha mai avuto. Avrà la maggioranza sia alla Camera dei rappresentanti che al Senato e potrà nominare il giudice mancante che gli darà la maggioranza anche alla Corte suprema”. Quanto alle ricette di politica economica, “temo il suo protezionismo e penso che il mondo sarà peggiore”, ha detto De Benedetti. Il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi, che per 12 anni ha lavorato per l’americana General Electric, ha evidenziato un altro aspetto della vittoria del candidato repubblicano. “L’elezione di Trump è una lezione per le élite di tutto il mondo, opinion makers o commentatori. Non bisogna guardare gli elettori dall’alto in basso ma portare argomenti razionali con umiltà e capacità di ascolto dei problemi delle imprese e delle persone”. Insomma, tutti aspettano Trump al varco ma le aspettative della Confindustria sono positive. Guarda con attenzione a Trump anche il leader della Ducati Guidalberto Guidi già vicepresidente di viale dell’Astronomia che, come Romiti, non si era mai fidato totalmente di Hillary. Fra gli opinion leader italiano, al di là delle manifestazioni di entusiasmo a favore della Clinton dei grandi media – serpeggiava un filo di dubbio già dalla metà di ottobre. Durante una cena riservata all’Ambasciata americana – alla presenza di molte firme illustri del giornalismo italiano – fu Barbara Palombelli a confidare che, a suo avviso, avrebbe vinto Trump. ” I colleghi mi guardarono come se avessi detto chissà quale eresia”, racconta la conduttrice di Forum, “in realtà pur avendo un rapporto con Hillary e tifando sempre per le donne avevo capito che l’America avrebbe scelto Trump. Adesso sono certa che l’effetto positivo di questa elezione si scatenerà sulla ripresa economica”.
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