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Da Salvini a Bussetti, i numeri (e le curiosità) dei ministri sui social

Quello che guida l’Italia è un governo che ha messo al centro della propria comunicazione i social network. Salvini, lo sappiamo, è il primo politico in Europa per numero di like su Facebook, ma quasi tutti i ministri, ultimo Marco Bussetti nella giornata di ieri, hanno deciso di aprire profili ufficiali per parlare direttamente con i propri elettori e raccontare scelte fatte e linee da tracciare. I social, inoltre, stanno diventando il mezzo tramite cui fare annunci, non solo propagandistici: basti pensare alla comunicazione con cui Toninelli ha dato il via all’azzeramento dei vertici di Ferrovie o l’hashtag lanciato da Salvini per la chiusura dei porti. E in alcuni casi, come ha scoperto la ministra Lezzi sul caso Tap, possono anche mettere in imbarazzo facendo tornare a galla mancate promesse elettorali. In questa legislatura, in generale, sembra essere difficilissimo poter fare politica senza aggiornare i propri status, postare foto, fare video in diretta, da soli o grazie a uno staff sempre più preparato. Tanto che si perde il conto delle “notizie”, di natura politica, che provengono dal mondo dei social e dei profili dei nostri rappresentanti. Un effetto Trump, insomma. Con più controllo e meno gaffe, forse. E i numeri, in molti casi, sono comunque impressionanti.  Ma andiamo con ordine.

Giuseppe Conte

Partiamo dal Premier che, come sappiamo, ha deciso di affacciarsi in questo universo digitale solo dopo la nomina a maggio. Dopo qualche settimana di assestamento, tra parodie e qualche perplessità, Conte ha trovato un suo posizionamento autorevole e riconoscibile. E i numeri lo premiano. Più di 600mila seguaci su Facebook, più di 100mila su Twitter, quasi 100mila su Instagram. Nessun video-selfie ma molte foto che raccontano le sue giornate tra viaggi e incontri, interviste e sorrisi. Quello che emerge è, in primis, la sua agenda. C’è anche chi ha sottolineato i troppi silenzi e il suo stile dimesso, almeno se confrontato con quello dei due vicepremier. Altri, al contrario, hanno apprezzato la misura con la quale si rivolge ai suoi seguaci.

Si nota, come spesso accade, poca fantasia nella gestione dei diversi profili che non sono, l’avrete capito, curati dal Premier: stesse foto, stesse copertine, stessa comunicazione. Persino stessa biografia. Infine, una piccola curiosità: tra i 28 profili seguiti su Twitter ci sono Di Maio e i principali ministri a 5 stelle ma non Salvini e i ministri in quota Lega. “Figli (e figliastri) delle stelle” direbbe Alan Sorrenti. La grande rete di comunicazione incrociata, fatta di retweet e condivisioni, sviluppata dalla Casaleggio Associati non ha risparmiato neanche Conte, a quanto pare.

Matteo Salvini

Se questa fosse una formazione di calcio, Salvini sarebbe l’indiscusso goleador. L’uomo su cui puntare. Oltre 2,8 milioni di like su Facebook lo portano in vetta alla classifica europea dei politici, tenendo dietro rivali quotati come Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Gli 800mila follower su Twitter e i 412mila su Instagram ne confermano il successo in termini di seguito e consenso. Tutto merito del suo staff e de “La Bestia”, il software che gli permetterebbe di non sbagliare una mossa tra post, dirette, foto e messaggi veicolati con precisione. Rimane degna di nota la quantità di messaggi pubblicati, tra sfera pubblica e privata che ogni giorno compaiono sulla sua bacheca e che generano migliaia di commenti: secondo Lettera43, tra fine maggio e inizio luglio, Salvini “ha ricevuto sul suo profilo Facebook ben 439.397 post e commenti da parte dei suoi fan, un numero 4 volte superiore rispetto ai commenti pubblicati nello stesso periodo sulla fan page di Luigi Di Maio (97.998) e addirittura 40 volte più alto rispetto ai commenti pubblicati dai fan sul profilo di Giuseppe Conte (10.923)”.

Se volete saperne di più, vi invito a leggere l’approfondimento di Lorenzo Pregliasco che, proprio su Agi, ha raccontato i pilastri di questa strategia. Anche con Salvini, comunque, i contenuti si ripetono e le biografie si sovrappongono (notare come “leader della Lega” anticipi le altre cariche istituzionali “Ministro dell’Interno” e “Vicepresidente del Consiglio”). Qui la curiosità starebbe nei colori utilizzati: il verde è scomparso. C’è solo il blu. E questa, al momento, è l’unica anomalia della sua efficace comunicazione: l’unico messaggio che non ha fatto presa in chi legge e in chi scrive. Il governo, per moltissimi, resta giallo-verde.  

Luigi Di Maio

Manca pochissimo: nei prossimi giorni il capo politico del Movimento 5 Stelle supererà la soglia dei 2 milioni di fan su Facebook (sono invece 415 mila i seguaci su Twitter e 317 mila quelli su Instagram). Ovvero manca pochissimo al sorpasso nei confronti di Beppe Grillo, il padre spirituale. Se prima abbiamo alluso alla rete di collegamenti tra i vari profili dei leader pentastellati, qui iniziamo a vederne altri indizi. La foto di copertina di Facebook, ad esempio, la piazza gremita di seguaci, è una foto molto gettonata tra i ministri (la usano Grillo e Fraccaro, ad esempio). Sui canali social, Di Maio si trasforma in cassa di risonanza per i contenuti del Blog delle Stelle e delle iniziative del premier Conte. In termini di “diffusion”, insomma, è un pezzo da novanta. Sono diventate famose, anche se non quanto quelle di Salvini, le sue dirette Facebook: forse perché più istituzionali e meno “fraterne”. Niente frasi ad effetto, sfondi improvvisati o discorsi “da padre”.

Qui c’è un maggiore senso di appartenenza e di lotta, più eleganza e brevità. Ultime due annotazioni: la prima è la solita sovrapposizione di foto e temi tra i vari profili social; la seconda è la struttura rovesciata della biografia rispetto al leader della Lega (qui “Capo politico del MoVimento 5 Stelle” è in chiusura di descrizione, anticipato da “Vicepresidente del Consiglio dei Ministri” e “Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro”). Sarà un caso?

Ministri a 5 Stelle

Quasi tutti i ministri più importanti in quota #M5S registrano numeri importanti: Danilo Toninelli (232 mila), Giulia Grillo (219 mila) e Barbara Lezzi (194 mila) sono i più attivi e i più seguiti. Leggermente più staccato c’è Alfonso Bonafede (99 mila). Poi c’è il caso Bonisoli: 7 mila like ma più di 70 mila seguaci su Facebook.  Per spiegarci meglio: utenti che seguono gli aggiornamenti ma hanno deciso di non concedere il loro “mi piace” che suonerebbe, oggi più di ieri, come un vero endorsment. Qui la comunicazione rispecchia il discorso fatto precedentemente: oltre ai messaggi che illustrano le novità delle attività del proprio ministero, si entra in una selva di condivisioni e retweet provenienti dalla sfera del MoVimento e dai suoi esponenti. Una sorta di coro che ha imparato a memoria lo spartito e lo ripete con solerzia. Chiudono questa sezione i ministri Costa e Trenta che, almeno per quello che dicono i numeri (rispettivamente 28 mila e 15 mila like su Facebook, 7 mila e 4 mila follower su Twitter) ancora non sono riusciti a costruire una narrazione social efficace quanto quella dei colleghi.

Centinaio e Fontana

Sulla sponda leghista i nomi che si fanno sono quelli di Centinaio e di Fontana, da sempre molto attivi sui social. Il ministro delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo italiano si è iscritto su Twitter nel lontano 2010 e da allora ha collezionato quasi 20 mila tweet e 13 mila follower. Quello della Famiglia lo ha seguito due anni dopo e sfiora i 10 mila. I numeri hanno avuto una escalation evidente da quando il loro ruolo istituzionale ha aumentato la loro visibilità social. Nel caso di Fontana, a causa delle sue prese di posizione su adozioni, famiglie e diritti, i commenti sono parecchio più estremi e aggressivi. Su Facebook, riguardo ai numeri, la situazione è ribaltata con Centinaio fermo a 15 mila like e il secondo che sfiora i 30 mila. Centinaio è uno dei pochi ad aver scelto, per i due social network, foto di copertina diverse. Su Facebook spiccail primo piano del “Capitano” Salvini, su Twitter il banchetto ordinato dei Ministri in Parlamento.

Ministri no-social

Non mancano certamente le eccezioni. Di Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Tria e Paolo Savona non c’è traccia. Per essere precisi ci sono delle pagine che portano i loro nomi e che accolgono il visitatore con lo stesso messaggio:

ATTENZIONE: Questa pagina NON è gestita direttamente dal politico [nome del politico], ma è a sostegno del suo lavoro come Ministro [specifica] nel Governo Conte. Per info o richieste lasciate un messaggio privato.

Non è una soluzione che ha portato grandi risultati. Queste realtà, assai sgangherate, non hanno raccolto neanche mille miseri like. Su Twitter e Instagram, poi, l’assenza è totale, a parte gli account fasulli e le parodie.  Sceglieranno la strada di Bussetti o rimarranno nell’ombra?

Meglio Twitter!

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, è l’unico in questa lista ad aver puntato sui cinguettii. Su Facebook si registra solo la presenza di una pagina che sosteneva la sua candidatura nelle file della Lega (26mila like) ma è su Twitter, con 41mila follower e un profilo attivo dal 2012, che la Bongiorno fa sentire principalmente la sua voce. Per altri, come Bonisoli (768) e Stefani (1,5 mila), è successo l’esatto contrario: il profilo si è trasformato in un luogo di silenzio e di pochissima importanza.

L’ultimo arrivato

Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del governo Conte, è l’ultimo ad aver ceduto al richiamo dei social. Nei suoi primi due mesi di lavoro aveva infatti affidato i suoi messaggi ai profili ufficiali, e molto attivi, del MIUR.  Dal mese di agosto, invece, ha deciso di cambiare strategia e di aprire degli account personali e, almeno su Facebook, già verificati. Un modo per raccontare, in maniera diretta, intenti e decisioni, cambiamenti e obiettivi, con un linguaggio chiaro e informale: “Sono felice di condividere con voi quanto realizzato nei primi sessanta giorni del mio mandato. Lo faccio aprendo questa pagina su Facebook e il mio profilo ufficiale su Twitter”. Il suo post d’esordio ha generato, ad ora, quasi quattrocento commenti, molti dei quali da parte di insegnanti precari in cerca di risposte e rassicurazioni sul loro futuro. Non vorrei essere nei panni di chi dovrà, da oggi in avanti, moderarli. Ma questa, si sa, è il rovescio della medaglia di chi sceglie di metterci la faccia.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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