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Da uno scherzo finito male alla strage di Duisburg: storia della faida di San Luca

Risale alla notte tra il 14 e il 15 agosto del 2007 la strage di Duisburg, cittadina tedesca, in cui furono uccise sei persone. Un’azione clamorosa che fece conoscere al mondo il rischio rappresentanto dalla mafia calabrese, la ‘ndrangheta. Un massacro inserito in una faida che coinvolge il clan Vottari, il cui reggente, Santo Vottari, è stato arrestato mercoledì 22 marzo. Nella strage di Ferragosto morirono Tommaso Venturi, 18 anni; Francesco e Marco Pergola 22 e 20 anni; Francesco Giorgi, 17 anni; Marco Marmo, 25 anni, e Sebastiano Strangio, 39 anni. Furono uccisi a colpi di mitraglietta davanti al ristorante-pizzeria “Da Bruno” di proprietà della famiglia Strangio, originaria di San Luca, il paese della Locride noto per aver dato i natali allo scrittore Corrado Alvaro, ma anche per la lunga faida che ne ha insanguinato le strade. Protagonisti della guerra i clan degli Strangio-Nirta su un fronte e quello dei Pelle-Vottari-Romeo, sull’altro.

Il massacro che sconvolse la Germania

Le vittime di Duisburg erano appena uscite dal locale “Da Bruno”. Avevano cenato per festeggiare i diciotto anni di Tommaso Venturi. I sicari entrarono in azione poco dopo le due del mattino. Le vittime furono sorprese a bordo delle due auto su cui erano salite, una Golf e un furgoncino Opel. Più di settanta i colpi sparati, compreso il colpo di grazia alla testa esploso a ognuna delle vittime. La mafia calabrese, fino ad allora considerata un’organizzazione di secondo livello rispetto a quella siciliana, si manifestò drammaticamente nel cuore dell’Europa, sebbene già da anni avesse consolidato i suoi interessi nel settore degli investimenti immobiliari nelle capitali del vecchio continente e gestisse suoi traffici illeciti, come il traffico delle droghe pesanti grazie alle alleanze consolidate con i cartelli colombiani.

La strage di Natale

Fu subito chiaro agli inquirenti che quella scritta con il sangue in Germania era solo una nuova pagina della faida di San Luca che insanguinava il paese aspromontano già da 16 anni. Non a caso è lì che si terranno i funerali, fra mille dispositivi di sicurezza. Le indagini, avviate dalla Polizia tedesca in collaborazione con quelle italiane, si avvalsero della testimonianza di due persone. Fu possibile ricostruire degli identikit. La missione di morte in terra tedesca fu interpretata come la risposta del clan “Nirta-Strangio” all’omicidio di Maria Strangio, avvenuto la sera di Natale del 2006, passato alle cronache come “strage di Natale”. Maria Strangio era moglie di Giovanni Luca Nirta. Anche in quella occasione l’azione fu portata a segno in maniera clamorosa. Due uomini con il volto coperto da un passamontagna spararono su un gruppo di persone radunati davanti a una casa nel centro di san Luca. Si trattava di membri delle famiglie Nirta e Strangio. C’erano il boss Giovanni Luca Nirta, probabilmente il vero bersaglio del commando; c’erano la moglie Maria e il fratello del boss, Francesco Nirta, con un nipotino di 5 anni. La donna, di 33 anni, gravemente ferita, morì poco dopo all’ospedale di Locri. Francesco Nirta ed il bambino di 5 anni rimasero feriti. Giovanni Luca Nirta era uscito dal carcere da pochi giorni, dopo aver scontato una pena.

Uno scherzo di carnevale alle radici della faida

L’inizio della faida tra le cosche “Vottari-Pelle-Romeo” e “Strangio-Nirta”, viene fatto risalire dagli inquirenti al 10 febbraio 1991 e sarebbe stato originato da un banale scherzo di carnevale. Un gruppo di giovani legati al clan Strangio-Nirta lanciò delle uova verso un circolo ricreativo gestito da uno dei Pelle, detti “Gambazza, sporcando anche l’auto di un Vottari. Ne scaturì una lite che causò due morti e due feriti. Morirono Francesco Strangio e Domenico Nirta, 20 e 19 anni, mentre i feriti furono Giovanni Lica Nirta e il fratello Sebastiano. Qualche ora prima qualcuno aveva sparato, ferendolo, a un parente dei Nirta, Francesco Colorisi, 23 anni, usando una Kalashnikov. Fu l’inizio di una lunga scia di sangue, tracciata anche con un attentato a colpi di tritolo.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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