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Dai mutui allo spread, cosa può cambiare per gli italiani

Roma – All’indomani del voto che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea resta l’incertezza su quale sara’ l’impatto concreto della scelta del popolo britannico sulla vita e le decisioni dei risparmiatori italiani. Di certo, quello su cui concordano tutti gli analisti in queste ore è che a farne le spese, a catena, saranno i paesi europei più deboli come l’Italia. Ne è convinto Fabrizio Coricelli, economista della Sorbona di Parigi, secondo il quale il rischio maggiore è che il panico che travolgerà il mercato finanziario londinese si riverserà presto anche sul sistema bancario italiano, finendo per determinare un aumento delle rate dei mutui, una contrazione del credito, e una nuova frenata del mercato immobiliare che aveva appena iniziato a rialzare la testa.

Londra, spiega Coricelli in un colloquio con l’Agi, è il principale centro finanziario dell’euro, e ciò è dovuto al fatto che l’Inghilterra finora ha beneficiato dell’accesso alle infrastrutture finanziarie dell’Eurozona pur non facendone parte. Questo ha garantito una situazione di tranquillità perché le banche inglesi che hanno una quantità di operazioni in euro ora di fatto sono garantite dalla Bce.

Nel momento in cui escono dall’Unione europea uno degli scenari possibili, anche se non nel breve termine, è che i mercati potrebbero temere che con la Brexit gli istituti britannici non avranno più le garanzie della Banca centrale europea e la Banca d’Inghilterra non potrà stampare euro per far fronte alla fuga dal mercato londinese. Questo spingerà la Bce a intervenire e a sostenere la Boe. Nell’immediato, quindi, non assisteremo a fallimenti degli istituti bancari inglesi ma nel momento in cui la Banca centrale europea non sarà più in grado di fermare l’emorragia dei fondi dal Regno Unito, l’effetto a catena sarà inevitabile.

Se crolla il sistema britannico, afferma ancora Coricelli, c’è un rischio serio di aumento dei tassi per le banche italiane che cercano di finanziarsi sul mercato e ci sarà un impatto anche sui nostri titoli pubblici con conseguenze per i risparmiatori. Il costo della raccolta dei nostri istituti bancari si alzerà e probabilmente le banche reagiranno scaricando i maggiori oneri sui nuovi contratti di mutuo o su quelli a tasso variabile. Nessun rischio, invece, per chi ha contratto un mutuo a tasso fisso. Il quantitative easing della Bce, avviato a marzo 2015, aveva dato una forte spinta al mercato dei mutui e dei prestiti ma ora rischia di non essere più sufficiente. Nel breve periodo, quindi, si potrebbe assistere a una nuova contrazione del credito per famiglie e imprese. Secondo l’economista della Sorbona, di certo il panico sui mercati farà schizzare lo spread su titoli italiani. Il differenziale con i Bund tedeschi è già salito sopra i 150 punti e la corsa ai titoli di Stato tedeschi, considerati più sicuri, potrebbe far crescere ulteriormente la forbice. C’è infine un ulteriore aspetto. Per far fronte alla nuova ondata di crisi, le banche centrali immetteranno nuova liquidità nel sistema e questo alla lunga potrebbe comportare un aumento dell’inflazione. (AGI) 

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