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Dal caso Grilli a Veronica Lario, i sei mesi che hanno cambiato il divorzio

Da marzo 2017 il matrimonio non è più una sistemazione economica definitiva. E vale anche per Veronica Lario. Un tempo l’amore finiva, le coppie scoppiavano, ma l’articolo 5 della legge sul divorzio garantiva comunque alla moglie il mantenimento del tenore di vita goduto durante la convivenza. Un fastidio per i miliardari, una rovina per modesti impiegati che si ritrovavano a non riuscire più a metter insieme il pranzo con la cena. Ma la storia cui si sono ispirati i giudici della Corte d’Appello di Milano per ribaltare la decisione di attribuire un assegno milionario alla ex signora Berlusconi non ha niente a che vedere con i poveracci, ma con un altro divorzio milionario: quello tra tra Vittorio Grilli, ex ministro dell’Economia nel governo di Mario Monti, e l’imprenditrice Lisa Lowenstein.

Da dove è cominciato tutto

Nel maggio 2017 i supremi giudici respinsero il ricorso con il quale l’ex moglie del ministro reclamava l’assegno di mantenimento già negato le con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014. Il mantenimento del tenore di vita precedente il divorzio non è più un diritto, stabiliva la sentenza 11504. Grilli, dopo la fine del matrimonio, aveva subito una contrazione dei redditi. Lowenstein poteva mantenersi da sola. Così la Cassazione stabiliva nuovi parametri in materia di assegno di divorzio: conta il criterio dell’indipendenza o autosufficienza economica, non il tenore di vita goduto nel corso delle nozze per assegnare l’assegno al coniuge che lo richiede. Il matrimonio cessa così di essere “sistemazione definitiva”: sposarsi, scrive la Corte, è un “atto di libertà e autoresponsabilità”.

“Tutto ruota proprio intorno a questo principio: quello della autoresponsabilità” dice all’Agi l’avvocato matrimonialista milanese Eliana Onofrio. “Prima si guardava la coppia prima e dopo il matrimonio, ma è una visione superata e non si valuta più una persona in  funzione dell’altra, ma come singoli individui. La domanda che il giudice si pone è: dopo il divorzio riesci a restare in piedi da solo? Hai di che mantenerti? Sono stati indicati i criteri, che inizialmente erano solo di carattere concettuale e ora sono fattuali: redditi, cespiti patrimoniali, capacità di lavoro effettiva (in relazione all’età, al sesso e al contesto economico) e la disponibilità di una abitazione. Tutti questi parametri vengono valutati insieme per valutare se c’è l’autonomia economica”.

Sì, ma che cosa è indipendenza economica? Anche su questo sono intervenuti i giudici di Milano a mettere qualche paletto. Sono loro che hanno stabilito di utilizzare lo stesso criterio che viene seguito per il diritto ad avere o meno un avvocato d’ufficio: la soglia di reddito di mille euro al mese. In buona sostanza: se una donna guadagna almeno mille euro al mese e ha un tetto sopra la testa, non ha diritto all’assegno di divorzio. Anche se il marito è miliardario. E vale a Milano come a Palermo.

“Il concetto espresso dalla Cassazione” dice l’avvocato Onofrio, “è il superamento di quel rinvio a tempo indeterminato della dissoluzione dei vincoli patrimoniali di un matrimonio, che di fatto è un ostacolo alla creazione di un nuovo nucleo familiare, diritto sancito dalla Corte dei diritti dell’uomo. Quello che è successo negli ultimi sei mesi è che tutti i tribunali – non solo Milano e Roma, ma anche quelli minori – si sono adeguati in maniera supina all’orientamento della Cassazione. La prova che che non si è trattato di una semplice virata data della giurisprudenza su un caso, ma che il terreno sociale era pronto e anzi desideroso di questo cambiamento”.

E che impatto ha avuto questo sulla vicenda Lario? “Tutta l’impostazione che è stata data al caso fin dall’inizio” dice ancora l’avvocato Onofrio, “partiva dal fatto che fossero stati spostati molto a lungo, con un elevato tenore di vita, e che la signora Lario si fosse dedicata a alla prole e alla famiglia e, di concerto con il marito, avesse abbandonato la carriera di attrice. Tutti criteri validi prima della sentenza di maggio della Cassazione”.

Che succede ora 

A Veronica Lario rimane il ricorso in Cassazione, dove però la battaglia si preannuncia dura. Sono state diverse le pronunce che hanno confermato il valore della sentenza 11504, inclusa una della prima sezione (quella che l’aveva emessa) ma con composizione diversa e una della sesta sezione che è composta da giudici provenienti da diverse sezioni. E’ difficile, quindi, che ci sia una sconfessione che comunque aprirebbe le porte al ricorso alle sezioni unite. Ma le cose potrebbero cambiare ancora: a un gruppo di parlamentari il criterio ‘mille euro al mese’ varato dai giudici di Milano e sposato un po’ ovunque non piace e per questo è stato depositato un progetto di legge diretto a modificare i parametri per la determinazione dell’assegno di divorzio. Via il riferimento al tenore di vita, ma anche all’indipendenza economica. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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