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Dal conclave al sinodo. È sempre discordia tra i cardinali ambrosiani

scolaNessuno è profeta in patria. Basta ricordare che cosa accadde prima e durante l’ultimo conclave, quando il più quotato dei concorrenti di Jorge Mario Bergoglio, l’arcivescovo di Milano Angelo Scola, uscì battuto anche e forse soprattutto per la tenace contrarietà degli altri quattro cardinali milanesi con diritto di voto: Dionigi Tettamanzi, Gianfranco Ravasi, Francesco Coccopalmerio e Attilio Nicora.

Nel sinodo ora in corso, la storia si ripete.

Il cardinale Scola ha fatto precedere il suo ingresso in sinodo da un impegnativo saggio sulla rivista “Communio”, decisamente contrario alle tesi del cardinale Walter Kasper favorevoli alla comunione ai divorziati risposati:

> Scola: quattro soluzioni per i divorziati risposati

Ma puntualmente, anche questa volta, da altri cardinali di rito ambrosiano si sono levati segnali di direzione opposta.

Il cardinale Tettamanzi, in un libro di prossima uscita dal titolo “Il Vangelo della misericordia per le famiglie ferite” e in un’intervista a “Famiglia Cristiana” si è associato esplicitamente alle tesi di Kasper:

“In attesa delle discussioni sinodali penso che l’’ipotesi di una possibile ricezione dei sacramenti della penitenza e dell’’eucarestia da parte dei fedeli divorziati risposati potrebbe essere accolta a tre precise condizioni che determinano una strada da percorrere: se dei sacramenti si assume, secondo l’’insegnamento costante della Chiesa, il significato di “segni delle misericordie di Dio”; se si evitano indebite confusioni sull’’indissolubilità del matrimonio e si assicura un recuperato impegno di vita cristiana attraverso cammini di fede che siano veri e seri”.

Il cardinale Ravasi ha a sua volta tributato uno smisurato elogio al cardinale Kasper e alle sue tesi in un articolo sul “Sole 24 Ore” di domenica 5 ottobre:

> Famiglie in evoluzione

Quanto a Coccopalmerio, è il solo cardinale che ha avuto l’onore di essere incluso da papa Francesco nella neonata commissione di studio per lo snellimento delle procedure del processo matrimoniale canonico. In quanto presidente del pontificio consiglio per i testi legislativi, è stato preferito al cardinale Raymond L. Burke, presidente del supremo tribunale della segnatura apostolica, antikasperiano dichiarato e anche per questo in procinto di essere rimosso da questo suo ruolo.

Dei milanesi, l’unico che si può presumere non condivida le tesi di Kasper è il cardinale Nicora, che però per ragioni di salute è ai margini della vita attiva.

Una prova ulteriore di quanto il cardinale Scola sia isolato e avversato in patria sta nel fatto che né Tettamanzi né Ravasi, nell’intervenire in pubblico sui temi del sinodo (per Ravasi anche con indicazioni bibliografiche), hanno degnato di una sola parola la presa di posizione dell’arcivescovo di Milano. Come non esistesse.

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