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Dal consenso informato alle 'Dat'. Il biotestamento torna alla Camera

“Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” è il nome della proposta di legge sul testamento biologico il cui esame riprende mercoledì 19 aprile alla Camera per la discussione. L’obiettivo adesso è arrivare a licenziare il provvedimento, salvo imprevisti, entro giovedì 20 aprile: “i tempi ci sono, spero sia cosi'”, si limita a dire la relatrice di maggioranza, Donata Lenzi (Pd). Un passaggio importante per un tema da sempre oggetto di polemiche e scontri politici, una legge che potrebbe presto vedere la luce a quasi otto anni dalla morte di Eluana Englaro, il caso che divise il Paese e che, sull’onda emotiva di quegli ultimi giorni, portò il Parlamento a tentare una sintesi per varare una legge che regolasse la materia. 


Cos’è il testamento biologico

Il biotestamento è una dichiarazione anticipata di trattamento medico-sanitario. Una persona dichiara a quali terapie intende sottoporsi e quali vuole rifiutare nel caso non sia in grado di esprimere il proprio giudizio al momento della necessità del trattamento. Il biotestamento è particolarmente utile per le malattie o lesioni invalidanti e patologie che obblighino a trattamenti permanenti con macchinari, come quelli per la respirazione artificiale. Qualora il malato non riesca ad esprimere la propria volontà la scelta passa ai parenti di primo grado o ai rappresentanti legali.


Ecco la proposta di legge in 7 punti

  • Consenso informato. Con la premessa che la legge tutela il diritto alla vita, alla salute, ma anche il diritto alla dignità e all’autodeterminazione, il testo dispone che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato. Nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari e conviventi o compagni. Il consenso informato è espresso in forma scritta. Ovvero, nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, mediante strumenti informatici di comunicazione anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che la consentano
  • Nutrizione e idratazione artificiale. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere ha il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari in quanto consistono nella somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari e, di conseguenza, possono essere rifiutati o sospesi. Al momento il testo prevede che “il rifiuto del trattamento sanitario indicato o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico”. Ma dovrà essere votato – e molto probabilmente verrà approvato – un emendamento in base al quale rifiutare il trattamento sanitario o rinunciarvi consente al paziente l’abbandono terapeutico.
  • Responsabilità del medico. Il testo originario è stato parzialmente così modificato: “Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente. Il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali”. 
  • Minori e incapaci. Il consenso informato è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno. 
  • Dat. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (DAT), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Può indicare una persona di sua fiducia (fiduciario) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. 
  • Revocabilità delle Dat. Le Dat devono essere redatte in forma scritta, datate e sottoscritte davanti a un pubblico ufficiale, a un medico o a due testimoni o attraverso strumenti informatici di comunicazione. Con la medesima forma sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. 
  • Pianificazione condivisa delle cure. Nella relazione tra medico e paziente rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità.

Il nodo del registro nazionale delle Dat

Resta ancora da sciogliere il nodo del registro nazionale delle Dat, ovvero le Dichiarazioni anticipate di trattamento. E con ogni probabilità il problema non sarà risolto adesso, ma solo in un momento successivo, perché c’è la questione delle coperture finanziarie. In altre parole, il testo originario della legge prevede l’istituzione di registri regionali. Durante l’iter in Parlamento, però, le varie forze politiche hanno raggiunto un accordo sulla opportunità che venga istituito un registro a livello nazionale, che ‘operi’ alla stregua del sistema dei trapianti (ad esempio, attivo 24 ore su 24). E ciò comporta un costo. Ma i fondi non ci sono. E per questo gli emendamenti sul registro nazionale sono stati bocciati dalla commissione Bilancio e accantonati

Si va avanti ugualmente, spiegano in commissione Affari sociali, dopo la riunione del Comitato dei nove che ha terminato i pareri su tutti gli emendamenti. Semmai ci si rimetterà mano durante l’esame al Senato. Il problema è che già molti, nella stessa maggioranza, sono pronti a scommettere che l’iter a palazzo Madama del testamento biologico non sarà affatto breve. 

I cattolici temono l’introduzione di una eutanasia ‘mascherata’ 

L’Aula si avvia verso il rush finale sul biotestamento, non senza polemiche da parte dei detrattori, contrari – a loro dire – a introdurre nell’ordinamento italiano norme a favore dell’eutanasia. Il tema della ‘dolce morte’ ha più volte monopolizzato il dibattito in Aula nei giorni scorsi, compattando le forze politiche trasversali di area cattolica, che puntano il dito contro il testo, accusando il Pd di voler introdurre in Italia una “eutanasia mascherata” in “modo subdolo”, facendo così “morire di fame e di sete” le persone. A far discutere, in particolare, la possibilità riconosciuta al paziente di rifiutare anche la nutrizione e l’idratazione artificiale. Durante le votazioni, infatti, l’Assemblea ha approvato a larga maggioranza un emendamento del Pd con cui si stabilisce che la nutrizione e l’idratazione artificiale sono veri e propri trattamenti sanitari. Ne consegue che possono essere sempre rifiutati o interrotti dal paziente.

Per approfondire:

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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