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Dal governo di servizio al voto a luglio, tutte le ipotesi spiegate dai giornali 

Oggi pomeriggio, al massimo domani. Ma più probabilmente oggi pomeriggio, perché al Colle si sono stufati di aspettare e al massimo, ma è veramente il massimo, aspetteranno fino a domattina per dar tempo a M5s e Centrodestra di trovare una quadra, e sciogliere il nodo annunciando un accordo di governo.

Altrimenti già alle 17 di oggi (ieri Mattarella lo aveva detto a Juventus e Milan: “Non so se farò in tempo a vedere la finale di Coppa Italia”) si avrà il nome neutrale che guiderà il governo di servizio. I giornali di oggi, da parte loro, parlano di massimo riserbo sulla scelta. Ma poi fanno circolare i primi nomi. È una crisi in cui la confusione l’ha fatta da padrone.

Segnali discordanti

Ugo Magri, su La Stampa, ritiene sostanzialmente valido lo schema preannunciato nei giorni scorsi: alle 17, in caso di nessuna vera novità, incarico e, la prossima settimana, giuramento e presentazione alle Camere. “Se stamane, invece, accadranno fatti nuovi, Mattarella sarà felicissimo di sospendere il conto alla rovescia. Ma non sembra probabile. Alle antenne del Quirinale sono giunti ieri sera segnali discordanti; qualcuno annunciava la resa del Cav e altri che Berlusconi avrebbe resistito fino alla morte”.

Ora “tutto fa ritenere che, nel dibattito in Parlamento, grillini e destre bocceranno l’esecutivo del Presidente. A quel punto, tempo poche ore, Mattarella firmerà il decreto di scioglimento. Leggi e regolamenti alla mano, la prima data utile per elezioni bis cadrà il 22 luglio, con milioni di italiani in vacanza e altri milioni che preferiranno la domenica al mare. Per i partiti, nessuno escluso, un rischio e un azzardo. Tuttavia a Mattarella non sarà consentito spostare il voto a settembre se il Parlamento non glielo chiederà espressamente. Per esempio con una mozione sottoscritta da tutti i partiti. Oppure attraverso qualche forma di sostegno indiretto al governo presidenziale, che permetta almeno di superare agosto”.

Conclusione del ragionamento: “Posti davanti al dilemma tra elezioni in piena estate e un’astensione tecnica, è possibile che quanti oggi gridano ‘al voto al voto’ si acconcino a preferire la seconda strada”. Per Mattarella sarebbe una gran soddisfazione.  

L’ipotesi del voto balneare

Secondo Goffredo De Marchis, su La Repubblica, la cura Mattarella ha avuto la sua efficacia. “La minaccia delle elezioni il 22 luglio o anche a settembre ha colpito nel segno. Ha avuto l’effetto sperato sul Colle. L’intera pattuglia forzista, ieri in Parlamento, discuteva, alla prima vera seduta dopo le elezione dei presidenti delle Camere, del timore di tornare al voto, di perdere il posto ma non solo. Del risultato elettorale di Forza Italia, soprattutto. Il calcolo sembrava, in quei conciliaboli, piuttosto semplice: su 105 deputati ne rientrerebbero 60. E solo grazie all’uninominale, per l’accordo con Matteo Salvini, finendo dunque nella bocca del leone”.

Insomma, qualcuno usa il pallottoliere e si accorge che è meglio non toccare nulla. Si rafforza l’idea di un appoggio indiretto al governo suggerito dal Colle. “I requisiti dell’esecutivo di servizio non sono cambiati, in particolare quelli del presidente del Consiglio: competenza economica, europeismo e capacità di tenuta di fronte agli “insulti” possibili nelle aule parlamentari.

Una diplomatica al potere

È anche sicuro che il Quirinale punti su una donna, per segnare una novità assoluta e una discontinuità nella storia italiana. Il nome di Elisabetta Belloni, 60 anni, circola con insistenza. Segretario generale della Farnesina (significa il capo amministrativo dei diplomatici italiani), docente alla Luiss, una lunga carriera al ministero degli Esteri, ha le porte aperte nelle Cancellerie europee. Le manca la preparazione nelle materie economiche. Ma per questo si affaccia una specie di ticket. Al ministero dell’Economia potrebbe andare Salvatore Rossi, 69 anni, direttore generale di Banca d’Italia da 5 anni”.

Marzio Breda, sul Corriere della Sera, sottolinea un aspetto della questione che solo apparentemente è secondario: al Quirinale non hanno gradito per nulla il modo di fare di Di Maio e Salvini, che senza attendere nemmeno la fine delle consultazioni, l’altro giorno, hanno deciso unilateralmente sia lo scioglimento anticipato delle Camere, sia – addirittura – la data delle elezioni. “Irritante per Mattarella, che pure aveva messo tutto nel conto come ‘prevedibile’”.

Il gioco delle ipotesi

Il Presidente “ieri ha trascorso la giornata con un occhio alle agenzie di stampa, che riferivano del pressing dei salviniani su Berlusconi, ‘affinché consenta di far partire un esecutivo della Lega con i 5 Stelle’ (ipotesi cui al Quirinale non si crede più). E con l’altro occhio al foglio dove ha scritto la rosa di nomi per la premiership e per i ministri del ‘suo’ governo. Ancora poche ore e sapremo tutto”.

Intanto Il Foglio guarda oltre. E dice delle cose interessanti. “In realtà quello di Mattarella è molto di più di un timore. È una certezza, quasi matematica. Alcuni giorni fa YouTrend ha pubblicato uno studio dimostrando che, se si andasse alle urne senza modificare il Rosatellum (tenuto conto di tutti i passaggi burocratici, la prima data possibile sarebbe quella del 22 luglio), non solo cambierebbe poco o niente, ma neppure la fatidica quota del 40 per cento basterebbe per garantire un governo all’Italia”. Insomma, si ricomincerebbe daccapo. Altro giro, altra corsa.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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