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D'Alema, imbroglio governo su quesito. Lotti, accecato da odio

Roma – Massimo D’Alema a gamba tesa contro Renzi e il referendum. L’ex leader del Pd si inserisce nella polemica sulla formula del quesito referendario, che definisce “chiaramente propagandistico” e, dai microfoni di Radio Anch’io su RadioUno Rai, attacca la strategia di comunicazione di palazzo Chigi liquidandola come “imbrogli” che però, confida, “non avranno effetto perché gli italiani sanno decidere da che parte sta la verità”. “Il quesito è chiaramente formulato in termini propagandistici. Naturalmente, si può sostenere che questa era un’ipotesi plausibile. In altri casi non lo si è fatto”, sottolinea D’Alema. “Non è vero – rileva il presidente della Fondazione ItaliniEuropei – che in tutti i referendum il quesito è stato rappresentato dal titolo della legge in esame: in qualche caso si è detto ‘integrazioni, o correzioni della legge numero tal dei tali’. Qui si è voluto, evidentemente dare un’intonazione propagandistisca, ma alla fine non do grande importanza alla questione”. “E’ chiaro – insiste – che il governo utilizza tutto il suo potere, in forme più o meno corrette, per cercare di vincere ma io sono fiducioso nei cittadini italiani e nella loro capacità di discernimento. Alla fine – sintetizza D’Alema – non credo che anche questi impicci, questi imbrogli, avranno effetto sul risultato finale”.

Massimo D’Alema garantisce che non intende promuovere scissioni, ma “è chiaro che una vittoria del sì spingerebbe il Pd sempre più a diventare quello che i cronisti definiscono ‘il partito di Renzi’ e quindi non più il Pd”. Dunque, dai microfoni di Radio Anch’io, l’ex segretario Pds, confida che “la mia impressione è che nel ‘partito di Renzi’ milioni di nostri elettori non si sentiranno a casa”. “Già abbiamo perso circa tre milioni di voti, una cosa impressionante su cui nessuno mette attenzione ma – avverte – dalle Europee in poi è stato un succedersi di arretramenti, di sconfitte, quindi temo questo ma il problema – rimarca – non riguarda me. Con ogni evidenza, non ho desiderio né propensione a formare partiti, a promuovere scissioni. Ho un lavoro, mi sono preso tre mesi sabbatici e l’ho fatto con sacrificio perché mi piace, ma l’ho fatto perché pensavo fosse necessario per il bene del Paese cercare di evitare una cattiva riforma della Costituzione. Ci sono momenti in cui uno sacrifica un impegno per certi aspetti più gratificante, perché buttarsi nelle battaglie politiche e prendersi insulti – osserva ancora – non è particolarmente gratificante, perché ritiene utile e giusto farlo”.

Lotti:  D’Alema è accecato dall’odio per non aver ottenuto una poltroncina

“Se solo l’ex premier Massimo D’Alema non fosse così accecato dalla rabbia e dall’odio personale per non aver ottenuto la sua poltroncina di consolazione potrebbe agevolmente scoprire la realtà”. E’ durissima la replica che arriva da Palazzo Chigi, attraverso le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti, a Massimo D’Alema. “Spiace – osserva ancora Lotti a conclusione di una serrata e severa disamina incrociata dei risultati dei governi D’Alema e Renzi – che un autorevole ex leader della sinistra sia così roso dal risentimento. Ma continueremo a ricordare con affetto la stagione dalemiana delle battaglie riformiste rottamate oggi dalla rabbia e dall’invidia”. Dunque, Lotti osserva che “se solo l’ex premier Massimo D’Alema non fosse così accecato dalla rabbia e dall’odio personale per non aver ottenuto la sua poltroncina di consolazione potrebbe agevolmente scoprire la realtà. E cioè – spiega – che ieri il presidente del Consiglio ha inaugurato i lavori contro il dissesto idrogeologico sul Bisagno che nessun governo aveva voluto prima di noi. Neanche – sottolinea il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – i due governi D’Alema. Che il presidente del Consiglio ieri è stato a Treviso a incontrare aziende, lavoratori, uomini dello sport, lavoratori della scuola, artigiani per rilanciare la crescita del Nord-est attraverso investimenti mirati e il coinvolgimento di tutti. Che il presidente del Consiglio ieri ha incontrato oltre cento sindaci tra Treviso e Genova per parlare di legge di Stabilità, in particolar modo discutendo di come liberare gli avanzi d’amministrazione per l’edilizia scolastica. Che il presidente del Consiglio – puntualizza ancora – ha ascoltato le vittime della mala gestione delle banche venete frutto di una mancata riforma delle Popolari che nel 1998 fu preparata da Ciampi e Draghi ma non realizzata – segnala – dal governo D’Alema. E che è stata realizzata diciassette anni dopo dal governo Renzi. Che stamani il presidente del Consiglio parlerà di industria 4.0, visiterà il Cottolengo, si occuperà di aziende dell’aereospazio”. “Se però D’Alema vuole parlare di risultati del governo potremmo discutere della riforma del mercato del lavoro che lui teorizzò e non realizzò, della riforma delle unioni civili, che lui teorizzò e non realizzò e di molte altre scelte legislative che sicuramente D’Alema avrebbe ben accettato se solo – incalza ancora Lotti – avesse ottenuto una modesta poltrona di consolazione”. (AGI)

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