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D'Alema scuote Pd, unità non c'è più

Roma – “Quasi in tutte le città stanno venendo fuori liste in polemica con il Pd, questo è un fatto. L’unità del centrosinistra non c’è più, è in crisi”. Massimo D’Alema a SkyTg24 tornaq ad accusare i vertici del suo paertito, dopo l’intervista pubblicata oggi dal Corsera. “Una parte dei parlamentari che formavano la coalizione elettorale del Pd sono all’opposizione, mentre una parte dei parlamentari del centrodestra sono al governo”, fa notare D’Alema che si riferisce soprattutto all’alleanza saltata tra Pd e Sel e all’ingresso in maggioranza dei verdiniani.

 “Le battaglie della minoranza non hanno inciso nelle scelte del partito. Il lavoro è complesso ed è quello di ricostruzione del centrosinistra, non di creazione di un partito alla sinistra del Pd”, spiega Massimo D’Alema. “E’ una battaglia culturale, che passa sia all’interno che all’esterno” del partito, “io offro un contributo di natura culturale”, aggiunge. Per D’Alema lo sforzo degli attuali vertici del Pd è “quello di dare la colpa” a qualcuno in vista delle elezioni amministrative, piuttosto che “cercare di vincerle”. Si chiederà a Renzi un passo indietro in caso di sconfitta alle elezioni? “Renzi – risponde Massimo D’Alema – non è una persona che si scolla facilmente dalla poltrona di capo del governo, inutile avanzare questo tipo di richieste”.

In una intervista al Corriere della Sera, D’Alema aveva ammonito: “Sta crescendo un enorme malessere alla sinistra del Pd che si traduce in astensionismo, disaffezione, nuove liste, nuovi gruppi. Si tratta di un problema politico e non di un complotto di D’Alema, che è impegnato in altre attività di carattere culturale e internazionale”. Poi l’affondo a Renzi: “Il Pd è finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali. Dei fondatori non sanno che farsene. Ai capi del Pd – continua – non è passato per l’anticamera del cervello di consultarci una volta, in un momento così difficile. Io cosa dovrei fare? Cospargermi il capo di cenere e presentarmi al Nazareno in ginocchio a chiedere udienza a Guerini?”. Secondo D’Alema, le primarie “hanno perso ogni credibilità. Sono manipolate da gruppetti di potere. Sono diventate un gioco per falsificare e gonfiare dati. Bisogna scrivere nuove regole. E intanto rispettare quelle che già ci sono”. E spiega: “Il punto vero è che il Pd non ce la fa più a tenere insieme il campo di forze del centrosinistra. E dubito che riuscirà a compensare le masse di voti perse a sinistra alleandosi con il mondo berlusconiano: non solo Alfano,Verdini, Bondi, ma anche Mediaset e uomini di Cl. A destra viene riconosciuto a Renzi il merito di aver distrutto quel che restava della cultura comunista e del cattolicesimo democratico. Ma così ha reciso una parte fondamentale delle radici del Pd. Ha soffocato lo spirito dell’Ulivo: del resto Renzi non ha mai nascosto il suo disprezzo per l’esperienza di governo del centrosinistra, che anzi è bersaglio costante della sua polemica”.

Renzi somiglia di più a Berlusconi? “Oggettivamente è così – ribatte D’Alema – . La cultura di questo nuovo Pd è totalmente estranea a quella originaria. Anche la sua riforma elettorale si ispira a quella di Berlusconi, non alla riforma uninominale maggioritaria voluta dalle forze dell’Ulivo. E’ una legge plebiscitaria: non si elegge il Parlamento; si vota il capo”. Per l’ex presidente del Consiglio, “molti elettori ci stanno abbandonando. Compresi quelli che ci avevano votato alle Europee, nella speranza che Renzi avrebbe rinnovato la vecchia politica: ora vedono un gruppo di persone che ha preso il controllo del Paese, alleandosi con la vecchia classe politica della destra. Non so quanto resteranno in stato di abbandono. Nessuno può escludere che, alla fine, qualcuno riesca a trasformare questo malessere in un nuovo partito. L’attuale gruppo dirigente considera il partito un peso. Gli iscritti sono poco più di 300 mila; il Pds ne aveva 670 mila. Si tende a trasformare il Pd nel partito del capo. Tutti quelli che non si allineano vengono brutalmente spinti fuori. Guardo con simpatia alla battaglia della minoranza, ma non mi pare che, purtroppo, riesca a incidere sulle decisioni fondamentali”. Secondo D’Alema, “una volta lacerato il centrosinistra, non viene il partito della Nazione; viene il populista Grillo. O viene la destra. Perché il ceto politico berlusconiano che oggi si riunisce attorno a Renzi non gli porterà i voti di Berlusconi. La destra è confusa, ma esiste, e una volta riorganizzata voterà per i suoi candidati. Renzi sposterà voti marginali, non paragonabili a quelli che perde. Di questo bisogna discutere, anziché insultare la gente. La vera sfida è come si ricostruisce il centrosinistra. Ed e’, oggi, una battaglia che non si conduce piu’, oramai, soltanto all’interno del Pd”. (AGI)

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