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Dall’ Ici alla Tasi, la Chiesa esentasse

Chiesa no tassedi Valerio Gigante in “pagina99” del 27 marzo 2014 –
Un ventennio di esenzioni, quelle garantite alla Chiesa dalle leggi dello Stato sugli immobili.

Un cerchio che si chiude, dal momento che il decreto sulla Tasi, approvato dal governo a fine febbraio e ora al vaglio del parlamento, si rifà proprio a norme emanate nel lontano 1992.

Quell’anno, sotto il governo Amato, nasceva l’imposta comunale sugli immobili. E veniva decisa l’esenzione dal pagamento dell’imposta «per gli immobili utilizzati da enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche,ricettive, culturali, ricreative, sportive, nonché di attività di religione e di culto» (art. 7, comma 1, lettera i). L’avverbio esclusivamente” creò da subito diversi contenziosi legali tra enti locali e strutture ecclesiastiche. In soccorso della Chiesa giunse il governo Berlusconi, che nel 2005 (ministro dell’Economia Tremonti) modificò la normativa ed esentò dall’Ici gli immobili di proprietà ecclesiastica in cui si svolgevano anche attività commerciali purché «connesse a finalità di religione o di culto».

L’anno successivo, le elezioni politiche le vinse il centrosinistra. Molti pensavano che la musica sarebbe cambiata. Prodi e Bersani (ministro dello Sviluppo economico che già da presidente della Regione Emilia Romagna negli anni ’90 aveva varato una legge che concedeva finanziamenti pubblici agli asili privati, in gran parte cattolici) suonarono invece più o meno lo stesso spartito. A essere esentati dal pagamento erano infatti gli immobili destinati al culto e allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive che «non abbiano esclusivamente natura commerciale».

Il «non esclusivamente» mantenne intatti i privilegi delle migliaia di conventi trasformati in alberghi, case di riposo, cliniche e scuole private. Nel 2011 fu il turno del governo Monti. I tempi per revocare l’esenzione sembravano maturi, complice la lettera che la  Commissione europea aveva inviato nell’ottobre 2010 al governo italiano per notificare l’avvio di una procedura per accertare se l’esenzione fosse o meno un indebito aiuto di Stato. Nonostante gli impegni assunti da Monti, alla fine non successe nulla. La legge n. 44/2012 (che convertiva in legge il cosiddetto “decreto liberalizzazioni”), l’esenzione dal pagamento dell’Imu (tassa che subentrava all’Ici e che era stata introdotta due mesi prima con il cosiddetto “decreto salva-Italia»), riguardava gli immobili nei quali si svolgesse «in modo esclusivo un’attività non commerciale», oppure «limitata alla sola frazione di unità» nella quale l’attività fosse di natura non commerciale. Scritto cosi significava niente Imu solo per i centri di accoglienza per i senza dimora le mense per i poveri; non gli ex conventi trasformati in alberghi. Poi però, per individuare i criteri attuativi delle nuove norme, il governo delega il Ministero dell’economia a varare un apposito regolamento (di cui Mario Monti nella campagna elettorale del 2013 sostenne di non saper nulla, non essendo di sua competenza).

Emanato il 19 novembre 2012, esso stabilì che gli enti assistenziali e sanitari non accreditati o convenzionati con lo Stato e gli enti locali diventavano “non commerciali» ed esenti dalla tassa, se le prestazioni erano «svolte a titolo gratuito ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e, comunque, non superiore alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale». Risultato: per alberghi, ostelli, asili e scuole, società sportive e cliniche private era sufficiente dimostrare di offrire servizi a “metà dei corrispettivi medi” dei loro concorrenti “profit”. Ora il ddl del governo Renzi dispone ai fini Tasi le esenzioni «già previste ai fini Imu, di cui all’art. 7 del d.lgs. n. 504 del 1992 in materia di Ici». Ossia le norme che 20 anni fa esentavano Chiesa, sindacati e onlus dal pagamento dell’imposta.. Ma l’Imu e l’Ici, almeno, erano tasse sul patrimonio. La Tasi è una tassa sui servizi forniti dai comuni (cioè illuminazione, manutenzione stradale, polizia locale) e si presuppone debbano quindi pagarla tutti coloro che utilizzano quei sevizi.
E poi, beffa finale, lo stesso ddl che introduce la Tasi e le sue esenzioni è quello che contiene le norme “salva Roma”, per ripianare il buco da circa 800 milioni di euro della capitale. Ma proprio a Roma si trova una fetta consistente di immobili appartenenti a Vaticano, Cei, ordini e congregazioni religiose, confraternite ed enti ecclesiastici che in questi anni, godendo di un regime fiscale privilegiato, hanno sottratto alla città una quota consistente di introiti.

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201403/140327gigante.pdf

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