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Dalla Frexit alla Nexit, euroscettici alla carica

Roma – Il ‘Leave’ ha vinto e la Gran Bretagna è ufficialmente fuori dall’Europa e ora il rischio è quello di una sorta di “effetto domino”. Gli euroscettici di tutta Europa si appellano a un referendum nei diversi paesi per un’eventuale rottura con Bruxelles, a iniziare da Matteo Salvini: “Evviva il coraggio dei liberi cittadini! Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti” ha esultato su Twitter commenta il referendum britannico con un “GRAZIE UK” a caratteri maiuscoli, cioe’ gridando, secondo la ‘netiquette’, e un “ora tocca a noi”.

“E’ la vittoria della liberta’! Come chiedo da diversi anni, bisogna indire lo stesso referendum in Francia e nei paesi della Ue”, ha dichiarato il presidente del Front National Francese Marine Le Pen.”L’Unione Europea, o la si cambia o la si lascia”, ha commentato il candidato di estrema sinistra alle presidenziali francesi Jean-Luc Melenchon, che però si appella ad una revisione dei trattati europei: “L’Europa e’ profondamente divisa sul modo di gestire la crisi migratoria, ma anche i problemi finanziari di paesi come la Grecia”. 

Dalla Frexit alla Nexit: “L’elite eurofila ha perso. I cittadini britannici hanno mostrato all’Europa il cammino verso il futuro e la liberazione”, ha dichiarato il deputato olandese di estrema destra Geert Wilders che chiede un referendum.

Nessuna chiamata alle urne ma un “rinegoziamento” con l’Ue: questo l’appello al governo di Stoccolma del presidente del partito di sinistra svedese Jonas Sjostedts.”Le condizioni di adesione alla Ue, per ridurre “il potere della Ue” ha osservato. 

In Germania, Frauke Petry, capo del partito populista di destra AFd, ha fatto sapere che a suo giudizio “i cittadini europei vogliono riprendere la loro sovranita’ alla maniera britannica”. 

Da parte sua, il leader dell’estrema destra austriaca FPO, Heinz Christian Strache, ha detto sic et simpliciter che “se l’Europa si ostina nel suo rifiuto a fare le riforme, allora un voto dell’Austria sara’ un nostro obiettivo”.

Non solo “liberi” da Bruxelles: l’esito favorevole alla Brexit ha riacceso le analoghe mire dei secessionisti anche in Catalogna. “Come la Scozia si prepara a discutere con l’Unione Europea un secondo referendum (dopo quello perso nel 2014, ndr.),allo stesso modo dobbiamo affermare senza timori che e’ arrivata anche l’ora del nostro referendum”, ha avvertito via Twitter (scrivendo interamente in lettere maiuscole la parola “nostro”) Jordi Sanchez, leader dell’organizzazione irredentistica Assemblea Nazionale Catalana. Piu’ cauto Carles Puidgemont i Casamajo’, il conservatore presidente della Generalitat, il governo autonomo regionale: “Ha vinto la democrazia perche’ il popolo britannico ha potuto votare”, ha osservato Puidgemont, con polemica allusione al referendum simbolico di due anni fa che la Corte Costituzionale spagnola aveva vietato e per il quale il suo predecessore Artur Mas e’ stato rinviato a giudizio per ‘disobbedienza civile’. “La democrazia non e’ mai una cattiva soluzione”, ha chiosato a propria volta Francesc Homs, capo dei separatisti di Democrazia e Liberta’.

Per il governo di Madrid sulla questione dovrebbero peraltro essere interpellati tutti i cittadini spagnoli, non solo quelli catalani. “Il governo del Regno Unito ha preso la decisione di lasciare l’Unione Europea senza che abbia votato l’Ue nel suo complesso”, ha replicato ancora Puidgemont. “Vorremmo avere un uomo politico di destra come David Cameron, che ha chiamato gli elettori alle urne per ben due volte”, ha concluso il deputato Gabriel Rufian, che guida la Sinistra Repubblicana di Catalogna malgrado sia di lingua castigliana. (AGI)

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