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Dalle fake news ai fatti alternativi, la guerra di Trump ai media

Non è mai stata una storia d’amore, quella dei media con Donald Trump. Il rapporto tra il magnate newyorkese e la stampa è stato di reciproca ostilità sin dalla sua discesa in politica, tra frizioni e reciproci attacchi che si sono intensificati ulteriormente dopo l’elezione dell’immobiliarista alla Casa Bianca.

Dalla guerra incrociata di ‘fake news’ alla licenza di proporre “fatti alternativi”, rivendicata all’indomani dell’insediamento, fino alla dichiarazione di “nemico pubblico” lanciata dal presidente ai media “disonesti” la settimana scorsa, lo scontro ormai ha raggiunto toni belligeranti e azioni senza precedenti. Come quella di vietare alle principali testate giornalistiche americane di partecipare a un briefing con il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer.

Trump all’attacco dei media che diffondono fake news: 

E’ una lotta continua che non conosce sosta, quella di Trump contro i media accusati di dire falsità: l’ennessimo attacco è arrivato venerdì dal podio della Conservative Political Action Conference (Cpac) dell’American Conservative Union. “Le fake news non raccontano la verità, non rappresentano le persone, non lo fanno e mai lo faranno, e a questo proposito faremo qualcosa”, ha promesso. E su Twitter è tornato a puntare il dito contro “i media che coscientemente non dicono la verità, un grande pericolo per il Paese”, citando in particolare il New York Times e la Cnn.

FAKE NEWS media knowingly doesn’t tell the truth. A great danger to our country. The failing @nytimes has become a joke. Likewise @CNN. Sad!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 25 febbraio 2017

Un concetto ripreso e messo in pratica dal suo portavoce meno di tre ore dopo, quando ha tenuto alla Casa Bianca un briefing informale con un gruppo di giornalisti, escludendo le principali testate del Paese. “Abbiamo intenzione di rispondere aggressivamente. Non ci limiteremo a lasciar correre e attendere le false storie e fatti inaccurati che escono da lì”, ha sottolineato Spicer. 

Chi c’è nel mirino:

L’esclusione ha riguardato i principali network considerati ‘oppositori’ dell’amministrazione Trump:

  • Cnn
  • New York Times
  • Los Angeles Times
  • Politico
  • Bbc
  • Huffington Post
  • BuzzFeed News

Per solidarietà si sono auto-esclusi dal briefing anche: 

  • Associated Press
  • Time magazine
  • Usa Today

Sono stati invece ammessi:

  • Breitbart
  • One America News Network
  • The Washington Times
  • Abc
  • Cbs
  • Wall Street Journal
  • Bloomberg
  • Fox News

La reazione degli esclusi:

La Casa Bianca, attraverso la vice portavoce Sarah Huckabee Sanders, ha minimizzato l’accaduto, limitandosi a dire che al consueto poll ristretto di giornalisti che segue l’amministrazione (e che condivide le informazioni con il resto dei reporter) sono state “aggiunte un paio di persone in più. Niente più di questo”. 

Per gli esclusi, invece, è stato un fatto senza precedenti. “Una cosa del genere non è mai successa alla Casa Bianca nella nostra lunga storia di copertura di tante amministrazioni di diversi partiti”, ha commentato Dean Baquet, direttore responsabile del Times, protestando “duramente contro l’esclusione del New York Times e di altre testate giornalistiche”. “L’accesso libero dei media a un governo trasparente – ha proseguito – è ovviamente di cruciale interesse nazionale”.

E la Cnn ha promesso di continuare a riportare i fatti “in ogni caso”. 

CNN was blocked from WH @PressSec‘s media gaggle today. This is our response: pic.twitter.com/8SfY2uYKEI

— CNN Communications (@CNNPR) 24 febbraio 2017

Ancora più duro Politico, che ha sottolineato come “colpendo la stampa, la Casa Bianca ha rivelato di non poter fermare la fuga di notizie sul suo versante quindi sta tentando di intimidire i media affinché non riporti le informazioni. La guerra di Trump ai media gli si sta ritorcendo contro. Ogni azione ostile intrapresa contro la stampa rafforza la determinazione dei reporter a trovare e riferire i fatti. Bullizzare i media è il modo migliore per far crescere uno scandalo. Sembra che la Casa Bianca abbia qualcosa da nascondere, che è la ragione per la quale la stampa sta scavando più a fondo per scoprire la verità”. “La guerra di Trump ai media potrebbe essere l’errore che distrugge la sua presidenza“, ha concluso lapidario. 

La guerra alle fonti anonime:

L’attacco di Trump non si è fermato alle fake news ma ha trovato un nuovo obiettivo: le fonti anonime. Quelle che dal giorno dell’insediamento stanno passando documenti riservati dell’amministrazione, facendone emergere le beghe interne. Come quella che ha portato alle dimissioni del consigliere per la sicurezza nazionale, Mike Flynn, per aver discusso delle sanzioni con l’ambasciatore russo prima dell’insediamento e per aver mentito al vice presidente Mike Pence su questo. 

find the leakers within the FBI itself. Classified information is being given to media that could have a devastating effect on U.S. FIND NOW

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 24 febbraio 2017

Dal Cpac, il presidente ha sostenuto che i media “non dovrebbero essere autorizzati a usare fonti, a meno che non usino il nome di qualcuno. Facciamo che i loro nomi siamo messi lì”. 

Leggi anche: Chi parla male di Trump? Caccia alla talpa alla Casa Bianca

Dalla polemica sulla cerimonia di insediamento ai media “nemico pubblico”

Le polemiche con i media vanno avanti fin dalla sua discesa in campo per le primarie repubblicane, ma i toni sono diventati ancora più accesi dopo il suo arrivo alla Casa Bianca. Dal 20 gennaio ad oggi, ci sono stati diversi 

  • La cerimonia di insediamento a Washington e la battaglia sui numeri. Donald Trump annuncia euforico che la partecipazione è stata “la più grande di sempre”, aggiungendo che 31 milioni hanno guardato l’inaugurazione in tv, 11 milioni in più rispetto a 4 anni fa”. Affermazioni smentite da diversi media che confrontano le immagini della cerimonia di Trump con quella di Barack Obama nel 2009. Il portavoce del nuovo presidente, Sean Spicer, afferma che “non c’è mai stato così tanto pubblico a un’inaugurazione, punto”. Di fronte alle polemiche, la consigliera di Trump, Kellyanne Conway, ribatte e parla di “fatti alternativi“.
     
  • Trump, “sono in guerra con i media”: E’ il presidente stesso a dirlo, in uno dei suoi primi discorsi, parlando alla Cia di fronte al memoriale per gli agenti caduti in servizio. “Ho una guerra in corso con i media. Sono tra le persone più disoneste sulla faccia della terra, giusto?”. 
     
  • Trump, stampa “nemico del popolo”: Il 17 febbraio il presidente twitta un duro messaggio contro la stampa, indicandola “non come il mio nemico ma come il nemico del popolo americano!”. Tra i media citati, New York Times, Nbc, Abc, Cbs, Cnn. Già indicati come “oppositori”, i media erano già stati duramente apostrofati durante la conferenza stampa il giorno prima da Trump, che aveva speso parecchio tempo a criticare la loro copertura dell’amministrazione. 

The FAKE NEWS media (failing @nytimes, @NBCNews, @ABC, @CBS, @CNN) is not my enemy, it is the enemy of the American People!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 17 febbraio 2017

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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