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Dall'estero 64% del fatturato per l'edilizia tricolore 

di Lorenzo d’Avanzo
I costruttori italiani guardano sempre piu’ oltre confine, dove producono piu’ del 60% del fatturato, e si prepaparano a cogliere le nuove occasioni come l’Iran meta, a breve, di una missione organizzata dall’Ance. E’ quanto ha detto all’AGI Giandomenico Ghella, vice presidente dell’associazione dei costruttori e presidente del comitato Lavori all’estero. “La componente estera del fatturato, anche per sopravvivere alla crisi nazionale – spiega il presidente dell’omonimo gruppo – dal 2009 (con 7.260,5 milioni) ha superato quella nazionale che ha registrato una costante contrazione passando dai 6.786,1 milioni del 2004, ai 6.176 del 2009 fino a 5.854, 5 milioni del 2014. Nello stesso periodo, il decennio 2004-2014, il fatturato estero e’ cresciuto da 3.120 milioni a 10.469,5 e il suo peso sul totale del fatturato e’ salita dal 31,4% al 64,1%. Gli ultimi dati disponibili, dai dati dei bilanci del 2014, testimoniano che le nostre aziende sono competitive: hanno 662 cantieri aperti (di cui 187 acquisiti nel 2014), sono impegnate in contratti pari a 72.956,7 milioni (10.50,20 nel 2014) con un portafoglio ordini di 40.986,5 milioni grazie alle 8.059,5 milioni di ordini acquisiti nel 2014. Dati che prevediamo in ulteriore crescita per il 2015 e per l’anno in corso. La ripartizione geografica delle commesse, sempre alla fine del 2014 – spiega Ghella – registra una forte componente sudamericana (25,1%) soprattutto per le commesse in Venezuela che ammontavano a 11. 512,8 milioni di euro. Abbiamo poi una forte quota di commesse europee con il 17,4% nei Paesi extra Ue e dell’11,1% tra le nazioni dell’Unione Europea. Andiamo bene anche in Africa: i lavori nell’area sub-sahariana ammontano al 10,7% ai quali bisogna aggiungere un 10,1% del Nord Africa mente le commesse in Medio Oriente pesano per l’11,3% “.E guardando al futuro Ghella sembra abbastanza fiducioso. “Mi aspetto una crescita generalizzata perche’ le nostre aziende sono competitive. Certo e’ prevedibile che il calo del prezzo del petrolio avra’ ripercussioni sulla domanda da parte dei paesi produttori ma ci sono varie situazioni in positiva evoluzione come l’Iran dove stiamo preparando una missione. Speriamo poi che finiscano le turbolenze in Brasile che può offrire grandi opportunità e altrettanto vale per l’Argentina. Ci sono poi i mercati dell’est che dovrebbero ‘tirare’ anche grazie ai finanziamenti comunitari. C’e’ poi da tener presente il mercato statunitense che nel 2014 ha registrato commesse 2.452, 3 milioni di euro e dove, recentemente, Salini-Impregilo ha fatto una grossa acquisizione” (la Lane Industries, principale costruttore statunitense di autostrade e leader nella produzione di asfalto, n.d.r.).
Riguardo alle tipologie delle opere e alle dimensioni, i costruttori italiani, secondo uno studio dell’Ance, sono impegnati in misura rilevante nel settore ferroviario 28,5%, mentre il 22% del loro portafoglio e’ per strade e ponti, il 18% per opere idrauliche e stanno crescendo anche le commesse in edilizia ‘residenziale e non’ che hanno raggiunto il 7 %. C’e’ poi da notare che dal 2013 al 2014 e’ cresciuta la dimensione media del portafoglio lavori da 85,3 a 108,5 milioni”. Parlando, infine, della sua esperienza sui mercati esteri dove il gruppo Ghella nel 2014 ha prodotto 433,7 milioni di euro su un fatturato totale di 584,5 milioni (e ha acquisito nuovi contratti per 967,5 milioni), il costruttore romano non nasconde che gli ostacoli non mancano come avviene in ogni caso di delocalizzazione ma, osserva, c’e’ il vantaggio di normative piu’ snelle e chiare. “Fatto 100 il numero delle leggi che dobbamo rispettare all’estero, in Italia diventano 200 e, d’altronde, a Roma ci sono tanti avvocati quanti se ne contano in tutta la Francia e anche loro – conclude ironicamente – devono lavorare”. (AGI) 

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