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Dall'inchiesta alla sentenza, 3 anni di processo Olivetti 

Ivrea – Nel novembre 2013 la Procura di Ivrea apre un’inchiesta in seguito alle morti, avvenute tra il 2008 e il 2013, di alcuni ex operai degli stabilimenti Olivetti, deceduti per mesotelioma pleurico. Tre anni dopo la sentenza che condanna Carlo De Benedetti e suo fratello Franco a cinque anni di carcere e 23 mesi a Corrado Passera. Ecco le principali tappe della vicenda processuale per l’amianto all’Olivetti.

Novembre 2013 – La Procura di Ivrea apre un’inchiesta in seguito alle morti, avvenute tra il 2008 e il 2013, di alcuni ex operai degli stabilimenti Olivetti, deceduti per mesotelioma pleurico, la forma tumorale di chi si espone per anni all’amianto. Fra gli indagati “eccellenti” figurano i vertici, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta, dell’azienda:i l’ex ad e presidente Carlo De Benedetti, suo fratello Franco, l’ex ad Corrado Passera e Roberto Colaninno, nominato amministratore delegato nel 1996. Un anno prima la Corte d’Appello, aveva condannato un ex dirigente Olivetti affermando come a Ivrea fossero stati violati “i principi basilari della sicurezza e igiene del lavoro”.

Settembre 2014 – Si conclude l’indagine preliminare. Gli indagati sono 39. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo e lesioni.

Dicembre 2014 – La Procura di Ivrea firma le richieste di rinvio a giudizio per 33 dei 39 indagati. Per Carlo e Franco De Benedetti e Corrado Passera l’accusa e’ omicidio colposo in concorso. A Colaninno, invece, e’ contestato un solo caso di lesioni.

Aprile 2015 – La difesa di Camillo Olivetti, fra gli indagati, avanza un’istanza di ricusazione nei confronti del gup Alessandro Scialabba. Secondo i legali di Olivetti, lontano parente del fondatore, in passato il giudice avrebbe disposto la riapertura delle indagini per un caso di mesotelioma pleurico e quindi andrebbe sostituito. Il presidente del Tribunale nomina un nuovo giudice.

Maggio 2015 – Il gup Cecilia Marino, durante l’udienza preliminare, accoglie le richieste delle parti civili, fra cui figurano associazioni, Comuni del territorio e sindacati. La Fiom Cgil presenta istanza di citazione per responsabilita’ civile di Telecom, che a partire dal 2003 fu a capo dell’azienda eporediese.

Ottobre 2015 – Le persone rinviate a giudizio sono 17 e nel gruppo figurano anche Carlo e Franco De Bendetti, i figli Rodolfo e Marco, Corrado Passera e Roberto Colaninno. Il gup Cecilia Marino proscioglie chi ha ricoperto il ruolo di consigliere di amministrazione, rinviando invece presidenti, amministratori delegati e dirigenti dell’azienda piemontese.

Gennaio 2016 – Il processo si apre l’11 gennaio nell’auditorium del liceo scientifico Gramsci di Ivrea. Secondo la tesi dell’accusa, gli ex dirigenti non potevano non essere al corrente dei rischi dovuti all’esposizione continuata degli operai all’amianto e per questo avrebbero dovuto prendere provvedimenti. Qualora si arrivasse alla condanna, a pagare i danni sara’ Telecom, il gruppo che nel 2003 ha inglobato Olivetti, ammesso a giudizio come responsabile civile.

Giugno 2016 – I pubblici ministeri Laura Longo e Francesca Traverso chiedono 15 condanne e due assoluzioni, fra cui quella di Roberto Colaninno “perche’ il fatto non sussiste”. Per Carlo De Benedetti la pena richiesta e’ di 6 anni e 8 mesi, 6 anni e 4 mesi per suo fratello Franco, 3 anni e 6 mesi per Passera. Fra le parti civili, oltre ai familiari delle vittime, figurano Inail, Fiom-Cgil, il Comune di Ivrea e la Citta’ metropolitana di Torino. In totale i risarcimenti richiesti ammontano a circa 6 milioni di euro. (AGI)

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