TwitterFacebookGoogle+

Dancalia, il luogo più crudele della Terra

Ragione e Pregiudizio

Una mostra fotografica a Viterbo svela le meraviglie di un posto unico al mondo, ricco di testimonianze del passato dell’uomo e oggi preda di famelici appetiti commerciali.


venerdì 10 ottobre 2014 15:29


Esiste un luogo straordinario a nord del Corno d’Africa, un luogo caldissimo dove le temperature nella stagione secca superano i 50°C e le precipitazioni sono un evento raro, in media non più di 200 mm di pioggia all’anno. Lungo la parte meridionale del Mar Rosso, tra l’altopiano etiopico e quello dell’Harar, si estende la depressione dell’Afar, che raggiunge la sua massima profondità in corrispondenza del lago Assal, un invaso costiero dalle acque poco profonde posto a 155 metri sotto il livello del mare. Il punto più basso di tutta l’Africa, caratterizzato da una salinità dieci volte superiore a quella del mare per la forte evaporazione che si determina a causa della alte temperature.
La depressione dell’Afar è una fossa tettonica di 150.000 chilometri quadrati formatasi cinque milioni di anni fa a causa della separazione della placca arabica da quella africana e costituisce la zona di congiunzione dei tre grandi sistemi di fratture della crosta terrestre: la Great Rift Valley africana, il Mar Rosso e il Golfo di Aden. L’area, che viene anche detta “Triangolo degli Afar” perché ospita l’omonima popolazione, comprende parte dell’Eritrea, dell’Etiopia e tutto lo stato di Gibuti.

È un luogo speciale per i paleontologi. Negli anni 70, a più riprese, sono stati rinvenuti resti fossili di ominidi appartenenti a una stessa specie chiamata, per ovvie ragioni, Australopithecus afarensis. Il ritrovamento più noto perché più completo, tanto da conquistare spazio anche sui quotidiani di tutto il mondo, fu sicuramente quello di un esemplare adulto di sesso femminile vissuto circa 3,2 milioni di anni fa che gli scopritori battezzarono Lucy, ispirati, la sera stessa del ritrovamento, dall’ascolto della canzone dei Beatles Lucy in the sky with diamonds.
Scoperte fondamentali per disegnare, con sempre maggiore accuratezza, la mappa degli ominidi che hanno preceduto la comparsa della nostra specie e che sono avvenute anche negli anni successivi. Nel 2000, ad esempio, sempre lungo il fiume Awash dove era stata ritrovata Lucy, vennero alla luce i resti di Selam, una piccola femmina di tre anni che la stampa si affrettò a battezzare “la figlia di Lucy”.
Che la valle dell’Awash, quindi, sia un luogo speciale per il genere umano lo testimoniano i rinvenimenti di scheletri di altre specie di Australopithecus, di Ardipithecus e anche di Homo erectus e Homo sapiens, tanto da spingere l’Onu a dichiarare l’area “Patrimonio dell’umanità”. Ma non è il solo posto, nel triangolo degli Afar, dove si siano compiute scoperte di questa portata. Nella parte settentrionale, dove si trova il bacino sedimentario di Buya, in Eritrea, sono stati trovati recentemente fossili di Homo erectus/ergaster, risalenti a un milione di anni fa, che gettano nuova luce su un periodo tanto importante per la storia evolutiva del genere Homo quanto oscuro per il ridotto numero di reperti.

È la Dancalia, un’area di 50.000 chilometri quadrati dove le condizioni ambientali, così difficili in tutta la depressione dell’Afar, diventano estreme e il paesaggio è costituito in gran parte da deserti di lava basaltica, geyser e laghi acidi dai colori sorprendenti, frutto dell’intensa attività vulcanica della zona. Qui infatti, come in tutta l’area depressionaria, i processi di inarcamento e assottigliamento della crosta continentale che portano al formarsi della fossa tettonica, dovuti alla presenza nel mantello sottostante di una zona più calda e meno densa, favoriscono la formazione di vulcani come risultato della lacerazione della crosta.

Nella regione della Dancalia, in particolare, si erge l’Erta Ale, uno dei vulcani più attivi e importanti del mondo che dà il nome a una catena di formazioni a scudo allineate sull’asse principale della faglia. Si caratterizza per la presenza di due laghi di lava, uno in costante attività, con un cratere sul fondo del quale è presente lava incandescente a cielo aperto che ribolle a 1200 °C. La lava tende spontaneamente a perdere una grande quantità di calore e per sostenere un’attività del genere occorre che si verifichi un suo continuo rinnovo, garantito da un enorme serbatoio di magma presente al di sotto del fondo del cratere. Un luogo affascinante e interessantissimo, una finestra per osservare direttamente il processo di risalita del magma dal mantello terrestre, data la sua natura di dorsale oceanica. Il destino di quest’area, infatti, è di venire invasa dalle acque del Mar Rosso e, progressivamente, trasformarsi in un oceano. L’unico luogo, insieme all’Islanda che è posizionata a cavallo della dorsale medio-atlantica, dove è possibile studiare in superficie fenomeni di questo tipo, solitamente a grandi profondità marine e quindi difficilmente osservabili. E proprio all’Islanda si può guardare per capire come si presenterà questa regione tra milioni di anni, quando un oceano profondo avrà preso il posto dei deserti.

Ma il Mar Rosso ha già fatto le prove di invasione. Nel Pleistocene superiore, tra i 200 e gli 80 mila anni fa, la zona è stata invasa dalle sue acque e un basso mare ha fatto la sua comparsa. Ma ha avuto vita breve e il formarsi di una diga naturale ne ha interrotto l’accrescimento. Le alte temperature hanno fatto il resto, lasciando come testimonianza sedimenti corallini e, soprattutto, depositi di sale. Al centro della Dancalia, in territorio etiope al confine con l’Eritrea, esiste un enorme strato di rocce evaporitiche, risultato appunto dell’evaporazione dell’acqua marina, noto come la “Piana del Sale”. Situato a 120 m al di sotto del livello del mare, si estende per 6000 chilometri quadrati, con spessori stimati da 1000 a 3000 metri.

È in questo paesaggio lunare che le popolazioni Afar di questa regione, i Dancali, trovano l’unico mezzo di sostentamento. In un deserto infuocato che non premette alle piante di crescere rigogliose, dove è raro imbattersi in qualche capra e l’acqua è merce preziosa, i nomadi dancali vivono sfruttando l’unica risorsa abbondantissima: il sale. Attraversando il deserto, ogni giorno raggiungono la piana di Dallol. Lì, lavorano tutto il giorno per tagliare mattonelle di sale che riportano a casa a dorso di dromedario. Una vita dura, di poco guadagno e immensi sacrifici, ha forgiato un popolo guerriero e orgoglioso, la cui fierezza, anche in un ambiente così ostile che il National Geographic non ha esitato a definire «il luogo più crudele sulla faccia della terra», non è riuscito a piegare.

Ci riusciranno sicuramente i conquistatori del terzo millennio che hanno già cominciato a mettere le mani sulla regione. La Dancalia, infatti, ha un tesoro nascosto, il potassio, importantissimo per la fabbricazione di esplosivi e fertilizzanti. Un bacino minerario di milioni di tonnellate che ha solleticato gli appetiti di paesi emergenti e non. Stati Uniti, Canada e soprattutto la Cina guardano alla Dancalia con crescente interesse. Quest’ultima ha stretto di recente accordi con il governo etiope per la realizzazione di una lunghissima strada asfaltata che dovrebbe facilitare lo spostamento di mezzi e uomini nella regione. Una strada che porterà grandi vantaggi a questi paesi ma nessuno ai popoli che vivono in questa terra unica. Con i mezzi meccanici arriveranno anche i tecnici e gli operai e lo sfruttamento minerario della Dancalia non si tradurrà certo in opportunità di lavoro per le popolazioni che ci vivono e in un miglioramento delle difficili condizioni di vita.

Di questo meraviglioso e incredibile mondo parla la mostra fotografica che in questi giorni si può visitare a Palazzo Brugiotti a Viterbo. Cinquanta scatti di Gianni Tassi, giornalista e fotoreporter, ci danno l’occasione di conoscere la Dancalia e i suoi abitanti, appassionatamente descritti il giorno dell’inaugurazione nella conferenza tenuta da Luca Lupi, esploratore e massimo esperto della regione.
Uno splendido reportage fotografico che ci trasporterà per qualche minuto nel mondo del fiero guerriero Cush, l’amico dancalo di Corto Maltese, uscito dalla raffinata penna di Hugo Pratt.

Giovanni Boaga

Home

Original Article >>

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.