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Dario Fo, il figlio Jacopo: "Sulla Rai l'opera omnia di mio padre"

di Riccardo Luna

Roma – In una Italia spaccata in due l’unica cosa che sembra unirci è il cordoglio per la morte di Dario Fo. Sui social network lo ricordano tutti con incredibile affetto. Il figlio Jacopo ne parla in un’intervista all’Agi.

Te lo aspettavi? 

“Vuoi una risposta polemica?”. Il figlio Jacopo ha appena letto sul sito web di un grande quotidiano un commento che lo ha ferito. “Non mi aspettavo che ci fossero persone che hanno mantenuto il dente avvelenato. Come quelli che ora scrivono che la sua fortuna è stata essere censurato dalla Rai, facendo intendere che altrimenti sarebbe stato un pirla”.

La famosa storia del 1962.

“Esatto. Dimenticano che mio padre a Canzonissima ebbe il coraggio di parlare di incidenti sul lavoro, questo provocò la sua cacciata. Anzi, i temi su cui è scoppiato il casino erano due: uno erano gli incidenti lavoro e l’altro era la mafia. La mafia. Mio padre e mia madre hanno avuto il coraggio di parlare di mafia in tv nel 1962”.

E che accadde?

“Di tutto. Ci fu persino una interpellanza parlamentare di Malagodi, del partito liberale, che disse che due guitti avevano insultato il popolo siciliano. E pensare che poi questo signore venne fatto senatore a vita”.

E a voi che è successo, oltre alla cacciata dalla Rai?

“Ricevemmo una lettera, che mio padre e mia padre fecero analizzare e scoprirono che era scritta con sangue umano. Vi erano descritte tutte le torture che mi avrebbero fatto prima di sgozzarmi e la firma era una bara bianca. Io per mesi sono andato a scuola scortato”.

Chiamarlo giullare, anche se molti lo fanno con affetto, è quantomeno riduttivo.

“Non si può non riconoscere che i miei genitori hanno avuto il coraggio non solo di criticare il potere ma di farlo dove si rischiava la vita. Negarlo, dire che la censura è stata la sua fortuna, è vergognoso”.

Ma la stragrande maggioranza delle persone oggi piangono la morte di un grande italiano. L’affetto è sorprendente, va oltre le divisioni politiche.

“Ci sarebbe un concetto di cui è giusto iniziare a parlare: il patrimonio umano. Secondo me si calcola da quante persone sono disposte a svegliarsi la notte per venire a toglierti dai guai senza essere pagati. Mio padre e mia madre erano miliardari in patrimonio umano. I miei hanno ascoltato quelli che nessuno voleva ascoltare. Facevano la cosa più bella e rara del mondo: donavano il loro tempo a chi era solo. Mandela diceva che l’unica cosa che lenisce il dolore è la possibilità di condividerlo. Mio padre e mia madre hanno fatto questo”.

Che effetto ti fa vedere che oggi tutti o quasi si dicono fan di Dario Fo?

“Dopo Charlie Hebdo siamo tutti Charlie Hebdo! Macché! Onore a Brunetta che ha accusato mio padre di razzismo perché fece una battuta sulla sua altezza. La verità è che lo hanno tenuto fuori da tutto, non gli hanno mai dato spazi, lo hanno escluso da ogni cosa e ora sono tutti fan di Dario Fo? Il silenzio sarebbe stato più onorevole. Meglio Renzi che mi ha telefonato dicendo: nonostante le grandi distanze politiche volevo esprimere il mio cordoglio per un uomo che è stato importante in Italia. Ecco, meglio Renzi”.

Meglio di chi?

“Meglio di quelli che adesso fingono che ci eravamo tanto amati: è insopportabile. Adesso la Rai con Giancarlo Leone e Pasquale D’Alessandro di Rai5 ha voltato pagina, c’è stata una grande apertura ma io ho girato per anni con gli spettacoli di mio padre e mia padre e trovavo sempre le porte chiuse”.

A cosa ti riferisci?

“Una infinità di spettacoli mai andati in onda in Italia, ma messi in scena da attori e attrici in tutto il mondo. Come “Sesso, grazie e tanto per gradire”.

Cosa e’ cambiato in Rai?

“Hanno finalmente preso questa decisione di mandare in onda la Storia completa del teatro e dell’arte di Dario Fo e Franca Rame. In 25 puntate da 50 minuti, su Rai 5, una grossissima operazione culturale, che racconta 60 anni di storia attraverso la vita di due che ne hanno fatto di tutti i colori. E’ stata una delle ultime grandi soddisfazioni di papà questa notizia”.

Sarebbe stata una soddisfazione anche vedere il tributo che gli ha fatto l’intero mondo politico?

“Per fortuna ci sono persone che hanno capito il valore di mio padre aldilà della diversità politica”.

E poi c’e’ l’ammirazione dei più giovani per un signore che aveva 90 anni.

“Sai che diceva della sua eta’? Io non sono vecchio, ho tanti anni”. (AGI)

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