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Dario Fo ispiratore in Cina, insegnò a beffarsi della censura

di Alessandra Spalletta @aspalletta 

Roma – Dario Fo, drammaturgo, regista, scenografo, scrittore, scomparso oggi all’età di 90 anni, era considerato un grande giullare anche in Cina. Mentre in Italia si piange la sua scomparsa, al Festival del Teatro di Wuzhen proprio in queste ore va in scena la sua opera. Una “coincidenza commovente” per il regista Meng Jinghui, massimo esponente del teatro cinese d’avanguardia contemporaneo, che ha messo in scena la commedia teatrale di Fo, adattando alla realtà cinese e rappresentando “Morte accidentale di un anarchico” la prima volta a Pechino nel 1998.

Meng conosceva bene l’opera di Fo al punto da farne l’oggetto centrale della sua produzione artistica. E oggi lo celebra da Wuzhen, città della provincia del Zhejiang, con un’opera minore: “Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri“. “Proprio ieri sera abbiamo fatto l’ultima prova generale. Oggi lo ricorderemo”, ha scritto Meng sul suo profilo Weibo, il twitter cinese.

“Fino al 1997 nessuno in Cina conosceva Dario Fo”, ha detto all’AGI Rossella Ferrari, Senior Lecturer in Chinese and Theatre Studies al Soas, Università di Londra, e autrice di “Pop Goes the Avant-Garde: Experimental Theatre in Contemporary China” (Seagull Books/University of Chicago Press). Dopo aver ottenuto il Nobel, l’italianista cinese Lu Tongliu (traduttore delle principali opere di letteratura italiane pubblicate in cinese) aveva curato la traduzione di un’antologia che raccoglieva i principali testi teatrali di Dario Fo e Franca Rame.

“La produzione di Meng Jinghui, andata in scena nel ‘ 98 e nel 2000 a Pechino, Shanghai e al Festival “Big Torino”, ha spiegato Ferrari, “era basata su ‘Morte accidentale di un anarchico’ ma ampiamente riadattata affinché riflettesse con toni provocatori la società cinese contemporanea, in piena fase di trasformazione turbo-capitalistica”. In altre parole, il regista cinese trasformò il protagonista del testo originale, ispirato a Pinelli, in un artista detenuto cinese, aggiungendo nuove scene in cui rende omaggio a Dario Fo.

 

L’opera di Meng è quindi “un tributo all’autore, una celebrazione del grande giullare, mescolando di continuo riferimenti alla storia italiana e cinese – piazza Fontana sovrapposta a piazza Tiananmen e quindi indistinta – al punto da confondere i censori cinesi con il risultato che un’opera così eversiva riuscisse a eludere la censura”, ha sottolineato la docente. Meng riportò successivamente l’opera in scena nel 2013, con un testo aggiornato e un cast nuovo.

Il teatro in Cina è un luogo strano. “E’ il mondo più libero dalla censura di tutti gli altri ambiti artistici” ha spiegato all’AGI Stefania Stafutti, docente di lingua e letteratura cinese all’Università di Torino e direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, oggi a Wuzhen per assistere al Festival del Teatro. “Il teatro è un ambiente di libertà in Cina, molto poco paludato. Un autore eversivo come Meng Jinhui è attratto dalla commedia teatrale di Dario Fo perché essa affronta problemi comuni, dalla libertà al conformismo rispetto al potere, e lo fa con grande ironia”.

“Per esempio il rapporto con le forze dell’ordine – aggiunge Stafutti -: il poliziotto pasoliniano arrogante che è anche figlio del popolo, esprime una dialettica tra figli del popolo su posizioni diverse che i cinesi capiscono molto bene”. Lo capisce bene soprattutto il pubblico di Meng Jinghui, che riempie il suo teatro di Pechino “L’alveare” di gente giovane, colta, che interagisce con gli attori.

Siamo lontani dal teatro classico di Lao She degli anni ’40. Ma il legame di Dario Fo con la Cina era precedente. Non solo perché egli era già noto a Taiwan grazie all’opera del regista Stan Lai (famoso negli Stati Uniti soprattutto per la versione cinematografica della sua più nota opera teatrale, “Secret Love in Peach Blossom Land”) il quale aveva messo in scena “Morte accidentale di un anarchico” (1995) e “Non si paga, non si paga!” (1998).

Fo era stato in Cina nel 1975, un viaggio molto seguito dalla stampa dell’epoca e dal quale erano nati diversi scritti. E anche qualche polemica, in particolare con Giorgio Bocca e il regista Michelangelo Antonioni, che aveva in quegli anni diretto il documentario “Chung Kuo, Cina” (realizzato nel 1972 e proiettato per la prima volta in Italia nel 1973, l’opera documenta gli anni della rivoluzione culturali e la “Nuova Cina” su invito del governo cinese) alla cui visione pessimistica degli anni del maoismo, Fo contrapponeva una versione più ottimistica. Dal punto di vista artistico, spiega Ferrari, Fo trasse ispirazione dalle arti teatrali tradizionali cinesi – egli aveva visitato diverse compagnie nel corso del suo viaggio. “La Cina si ritrova nelle opere di Fo: da ‘Storia della tigre’ (1977), tentativo di riadattamento dell’arte popolare dei cantastorie cinesi con la brillante tecnica del grammelot, a ‘La storia di Qu'”.

“Dopo la strage di Tian’anamen nel giugno 1989 – continua Rossella Ferrari – Fo rappresentò a una manifestazione di solidarietà a Milano con la moglie il testo ‘Lettera dalla Cina spedita a Parigi da una ragazza di Pechino'”. Ferrari durante la stesura del suo libro “Pop Goes the Avant-Garde”, era entrata in possesso di alcuni manoscritti dell’archivio privato della coppia, e aveva lavorato su appunti inediti di Dario Fo, alcuni dei quali confluiti nelle opere successive, che risultavano un “mix tra la trama della novella ‘Yao’ (‘Medicine’) di Lu Xun e la storia fantastica di un personaggio leggendario ed eroico di nome Mao Chou, un nome che si riferiva chiaramente a Mao Zedong e Zhou Enlai”.

Dario Fo aveva intrigato anche la Nuova sinistra cinese (corrente di intellettuali che sostiene la possibilita’ di un’alternativa al sistema globale senza omologarsi all’Occidente). Huang Jisu, uno degli esponenti della New Left, co-autore di “Unhappy China”, saggista e autore teatrale (ha firmato “Che Guevara” uno dei testi teatrali più rappresentativa della nuova sinistra cinese), “aveva scritto un testo teatrale riadattando ‘Morte accidentale di un anarchico’ e mettendo al centro della scena la morte accidentale di Dario Fo come rappresentante della sinistra, il giullare che si inchina alla bieca ideologia capitalista accettando il Nobel, considerato da Huang una contraddizione”.

Anche grazie all’eredità di Dario Fo e al successo di “Morte accidentale di un anarchico”, Meng Jinghui ha compiuto il passaggio artistico da regista della pura avanguardia sperimentale, la più controversa, alla “pop avanguardia” – seconda la definizione di Ferrari – adeguando il linguaggio alle nuove generazioni e rendendosi interprete più attento della realtà sociale in mutamento. “Mantenendo una cornice di ‘giullarità’ e di satira che gli ha spesso permesso di passare inosservato agli occhi della censura” conclude Ferrari. (AGI) 

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