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Dario Fo, omaggio con polemiche

Milano – Ultimo omaggio a Dario Fo: da questa mattina è aperta la camera ardente nel foyer del Piccolo Teatro Strehler di Milano, che ospitò anche l’addio alla moglie di Fo,Franca Rame, nel maggio del 2013. Tra i primi ad arrivare, il sindaco, Giuseppe Sala: “Penso che Dario Fo abbia dato più di quanto ha ricevuto da Milano: non ci sono stati grandi segni di omaggio” in passato, “cercheremo di rimediare” domani, giorno di lutto cittadino in cuisi svolgerà una cerimonia laica in piazza Duomo. 

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Tra le tante espressioni di cordoglio e di apprezzamento per il ‘grande giullare’, spentosi all’età di 90 anni per problemi polmonari, emerge anche qualche polemica: giovedì sera, il figlio Jacopo si è tolto un sassolino su Facebook. “Sì, adesso sono tutti a celebrare Dario. Dopo una vita che han fatto di tutto per censurarlo e colpirlo in tutti i modi. Vaffanculo. Onore a Brunetta che ha detto che mio padre non gli è mai piaciuto”. “Anche Milano che adesso lo celebra non gli ha mai voluto dare uno spazio”, ha aggiunto.

Qualche commento controcorrente arriva anche dalla stampa: Il Giornale ha titolato”Dario fu” con il sommario: “Fu repubblichino, fu amico degli estremisti e fu tra i firmatari del manifesto contro Calabresi. E poi grillino. Ma ora tutti lo celebrano in pompa magna”.  

Fo è morto per “un’insufficienza respiratoria causata da una patologia polmonare di cui era sofferente da anni”, ha spiegato ieri il suo medico curante, Delfino Luigi Legnani, direttore del reparto di pneumatologia dell’ospedale Sacco di Milano dove il drammaturgo era “ricoverato da una quindicina di giorni”. “Presente, lucido e collaborativo fino a ieri”, ha aggiunto il medico secondo cui “le sue condizioni sono precipitate nelle ultime ore”. A quel punto “non si poteva fare di più”. Nelle ultime ore “abbiamo lenito la difficoltà respiratoria, che è la cosa peggiore che possa capitare” in presenza di una patologia del genere.

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L’autore di “Mistero buffo”, nato a Sangiano in provincia di Varese, è stato un protagonista della scena culturale italiana e internazionale con la satira politica e sociale e l’impegno civile condiviso per oltre 50 anni con la moglie Franca Rame, morta nel maggio 2013. A marzo era stato celebrato per i suoi 90 anni con una festa pubblica al Piccolo Teatro Studio di Milano. Per 70 anni il teatro è stato la sua grande passione con più di 100 commedie in cui aveva reinventato la satira e la comicità, maestro della mimica, della corposità della parola, dell’astratto grammelot, antica tecnica onomatopeica in cui si realizzano suoni senza senso per ottenere un effetto comico.

Negli ultimi mesi aveva intensificato le sue attività: “Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare”, scherzava con chi gli era vicino. Del resto amava ricordare che “con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri”. 

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Il primo a commentare la morte dell’artista è stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi “Con Dario Fo l’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese. La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attivita’ artistica restano l’eredita’ di un grande italiano nel mondo. Ai suoi familiari il cordoglio mio personale e del governo italiano”.
 (AGI)

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