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Dario Fo/Franca Rame, 60 anni di "impegno" a tutto tondo

Roma – Franca, lui negli ultimi tempi la sognava “tutte le notti”. Stessa immagine ricorrente, “compare in una situazione ricorrente e poi alla fine sparisce”. La sofferenza per la sua morte commosse tutto il mondo, artistico e non. Accadeva poco più di tre anni fa: piegato dal dolore ma orgoglioso di aver vissuto con lei “una vita fuori dal comune”, Dario Fo non ha mai dimenticato negli ultimi anni, Franca Rame, la donna della sua vita. Una lunga storia d’amore, durata 60 anni, che come ogni coppia aveva vissuto d’alti e bassi ma che aveva dimostrato in tante occasioni di essere indissolubile, oltre che frutto di un grande sodalizio non solo di sentimenti ma anche di arte, di impegno civile, morale, politico.

Gia’ attiva nel mondo dello spettacolo assieme a una delle sorelle, Franca era di tre anni più giovane di lui (essendo del 1929) e a vent’anni era bellissima. Così bella che lui se ne innamorò solo guardandola in foto. Quando poi sul palcoscenico si conobbero, lui faceva finta di ignorarla, evitava di incrociare il suo sguardo. Insomma, sembrava indifferente. In realtà non era una tattica, perchè lui era davvero sicuro di non avere alcuna possibilità di conquistarla. Sbagliava, e di grosso. Infatti, una sera fu lei a prendere l’iniziativa: lo spinse contro un muro e lo baciò. La storia d’amore decolla così, e subito dopo, lui le chiede di sposarlo. Lo fanno il 24 giugno del 1956, nella basilica Sant’Ambrogio di Milano. L’anno dopo nasce il loro, unico figlio, Jacopo. Il segreto del loro sodalizio? Lo raccontava Dario: “Io sono sognatore, lei più concreta. Non vuole che mi arrabbio, mi dice che devo affrontare le cose con distacco e non con la forza della mia rabbia”. E lei, più ironica: “Dario e’ un monumento, io sono il suo basamento”.

Forti di questi sentimenti, i due mossero i primi passi nel mondo dello spettacolo e dell’impegno civile e politico: nel 1962 presentano la prima edizione di Canzonissima. Scrivono assieme una serie di monologhi satirici, alcuni dei quali arrivano a provocare una serie di proteste e polemiche sulle condizioni di alcuni settori della forza lavoro italiana. Nel 1968, i due abbracciarono l’utopia sessantottina, fondarono vari gruppi di lavoro interpretando spettacoli di controinformazione e satira molto feroci. La loro militanza si intensifica negli anni Settanta: i due, amici, complici, vivono mille avventure: si infilano nelle uscite d’emergenza, in certe serate, per paura di essere arrestati o spaventati da minacce di morte; girano per le carceri, portano medicinali o materassi per i rom sfrattati, sempre a coniugare arte con la politica. Franca poi decide di abbracciare la causa femminista e partecipa attivamente alle iniziative del movimento. Una scelta nella quale trova sempre il marito come fedele compagno di vita, anche nel momento più tragico della sua vita quando, nel marzo 1973, venne costretta a salire su un furgoncino da cinque uomini appartenenti all’area dell’estrema destra, dai quali fu poi stuprata a turno e malmenata. La vicenda venne poi raccontata da lei stessa in un commovente monologo. “Fu il consiglio di un grande medico, quello di raccontarlo”, racconta in un’intervista, il marito. Ma, in scena, Dario non ce la fa: va via, perche’ non riesce ad ascoltare. Riesce solo a starle vicino nella disperazione. E la superano assieme, piano piano, senza tralasciare il loro grande amore per il teatro e per l’impegno civile e politico. Quando lei decide di candidarsi al Senato (con Italia dei Valori), gli amici della coppia sostengono che lui non la guardasse di buon occhio, questa decisione. Ma mai una virgola fuori posto, “tra noi – raccontava lui – c’è sempre un grande rispetto”.

Non tutto però fila liscio, i matrimoni non sono tutti rosa e fiori, e così nel 1989 lei annuncia in diretta tv di volerlo lasciare. Reduci da un litigio clamoroso, Franca si reca dalla Carrà e dice: “Non tutto è fisso per l’eternita’, si cambia, morto un Papa se ne fa un altro”. Troppo poco per non ricomporre una coppia, però, lui la rincorreva nel casale umbro del figlio anche se la moglie diceva di non volerlo vedere. Solo baruffe: lei fino all’ultimo respiro non si è separata dagli orecchini in corallo, regalo del marito. (AGI) 

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