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Ddl Testamento Biologico

Articolo a cura Giornate della laicità.

Finalmente ci siamo?
In settimana, giovedì 14 dicembre, è stato calendarizzato il voto finale in Senato per il ddl sul ‘testamento biologico’, già approvato dalla Camera. Dobbiamo essere fiduciosi? Meglio aspettare: in Italia non abbiamo certamente una classe politica particolarmente convinta di principi costituzionali quali netta separazione Stato/Chiesa, laicità, autodeterminazione.
Si tratta infatti di un provvedimento riguardante la dignità del cittadino nel fine vita, che si trascina vergognosamente da troppi anni, come d’altronde avviene nel nostro Paese per tutti i diritti civili e di libertà (Ius soli; cognome materno; orfani di femicidio; contro il razzismo omofobo … per non citarne che alcuni in perenne attesa) . E la posta in gioco che accomuna questi diritti è sempre la stessa: la contrapposizione tra libertà di scelta e autodeterminazione vs infantilismo e minorità . L’autonomia cioè dei cittadini che decidono da sé della propria vita e della propria dignità vs l’eteronomia di verità e leggi eterne di chi pretende di scegliere per tutti. Com’è possibile che in Italia non si riesca ancora ad avere una legge sul fine vita che scongiuri drammi come quelli di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, Walter Piludu, dj Fabo. …? Che continui l’ostruzionismo – in nome della “sacralità della vita” e scongiurare ‘derive eutanasiche’ – per impedire di portare a compimento l’iter di una blanda legge che riconosce appena il diritto a rifiutare terapie come nutrizione e idratazione artificiali . Legge nella quale, tra l’altro, è stata anche inserita una forma di obiezione di coscienza del medico (che richiama quella famigerata riguardante l’aborto). Altro che ‘derive eutanasiche’. Al contrario siamo di fronte, in Italia, a “L’eutanasia dei diritti” come titola un bell’articolo della sociologa Chiara Saraceno (La Repubblica 29.9.17) che afferma: ”In una società liberale e democratica non discriminare tra chi può esercitare il proprio diritto a scegliere di accettare la morte rifiutando le cure e chi, invece, non può farlo, pur volendolo ed esprimendosi in questo senso o avendolo detto quando ne era in grado, dovrebbe essere un valore e un obiettivo condiviso. Di più, è proprio la libertà dei più deboli e indifesi che andrebbe riconosciuta e sostenuta. Opporsi a questa libertà in nome del “valore della vita” è un atto di insopportabile sopraffazione e una mancanza di rispetto.””

Quindi meglio attendere giovedì, anche se le condizioni per l’approvazione (ne citiamo solo alcune) sembrano esserci tutte:

  • Legge considerata con favore da una larga maggioranza della cittadinanza
  • Maggioranza parlamentare favorevole (nonostante la difformità di voti alla Camera sull’obiezione)
  • Autodeterminazione: principio sancito dalla Costituzione e confermato da recenti sentenze della Corte Suprema di Cassazione (“ l’autodeterminazione terapeutica non può incontrare un limite anche se ne consegue la morte”) e del Consiglio di Stato con la condanna della Regione Lombardia al risarcimento per aver negato la struttura sanitaria a Eluana Englaro
  • Anche le comunità cristiane minori (tra cui la Chiesa Valdese) riconoscono il diritto a morire con dignità, in nome del valore “umana laicità”, “perché la difesa della laicità nelle questioni di fine vita non vede impegnati solo laici, atei e agnostici”
  • “Lascia che la morte accada” non vuol dire uccidimi: sono noti i casi di due importanti uomini di Chiesa come Papa Giovanni Paolo II e il cardinal Martini. E le recenti parole di Papa Bergoglio.

Dopo queste riflessioni consentiteci un’ultima digressione sugli aspetti rituali.
In un incontro sul fine vita dello scorso anno abbiamo posto un paio di domande:
Vi siete mai chiesti perché la gerarchia ecclesiastica ha tanto investito – con enorme successo – nei vari riti di passaggio? O sul perché culture supportate da riti siano così difficili da cambiare? O ancora come si spiegano le cospicue donazioni che, aggiunte agli enormi privilegi economici assicurate in Italia da una politica succube, hanno reso ricca la Chiesa cattolica?
Ovviamente le riflessioni successive hanno riguardato da una parte l’invidia per la potente capacità inventiva dei cattolici in materia, contrapposta alla carenza di riflessione e proposte da parte delle culture laiche (troppo frastagliate). Dall’altra l’impegno a programmare – in base a commoventi esperienze di associati – alcune iniziative di riti laici da realizzare sul territorio. Tra queste: diffusione nei vari comuni provinciali delle Camere laiche del Commiato (siamo attivamente coinvolti nel rifacimento di quella di Reggio Emilia ) / Presentazione del libro “Civilmente, prontuario di riti civili per laici pigri” alle Giornate della laicità/ Individuazione di modalità e strumenti necessari per cerimonie laiche con al centro il defunto, la sua personalità, i suoi interessi (poesie, musica, reading, foto, pensieri, video, testimonianze) / disponibilità a fornire assistenza gratuita a cittadini interessati a riti laici / Promozione di donazioni finalizzate al “bene comune” e alle realtà che lo perseguono / messa in discussione del conforto religioso negli ospedali.

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