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Deiva Marina (SP). Bimbi cacciati da scuola cattolica: gridano troppo, Espulsi fratellini di 3 anni e mezzo e 2 anni e 4 mesi

bimbidueDEIVA MARINA
I bimbi piangono, il prete li espelle: fanno venire mal di testa ai compagni
Patrizia Spora

Deiva Marina – Li hanno allontanati dall’asilo perché «piangono troppo e fanno venire il mal di testa ai compagni». L’episodio è accaduto alla scuola materna parrocchiale di Deiva Marina, e i bambini “espulsi” sono due fratellini, il maggiore ha appena tre anni e mezzo, mentre il più piccolo ha due anni e quattro mesi. I bimbi frequentavano la scuola da soli dieci giorni, ovvero da quando la madre ha trovato un lavoro e si è quindi vista costretta a iscriverli alla struttura. Bimbi che stavano ancora cercando di inserirsi nel gruppo dei ventotto, già costituito dallo scorso settembre.

Ma «il loro piangere ininterrotto», a quanto pare, ha portato il parroco a decidere di allontanarli dalla scuola, su richiesta delle mamme con la motivazione «che gli altri bambini tutti i giorni tornano a casa con il mal di testa». La madre dei due piccoli, amareggiata e intristita dalla vicenda, si sente discriminata e si sfoga con Il Secolo XIX: «Dopo dieci giorni di asilo, durante i quali non ho ricevuto nessuna comunicazione e lamentela, ieri mattina accompagno i bambini e quando arriviamo all’ingresso mi viene comunicato che non possono entrare – spiega la mamma turbata dal fatto – Il parroco mi riceve, e mi dice che i bambini non possono più frequentare perché le altre mamme si sono lamentate del fatto che piangono troppo e i loro bambini tornano a casa con il mal di testa.

Una spiegazione assurda e incomprensibile, ma per il parroco non c’era altra soluzione che l’allontanamento, così mi ha restituito i 150 euro di quota di iscrizione, lo zainetto e le scarpine che tengono a scuola, spiegandomi che questa decisione la possono prendere in tutta autonomia, visto che l’asilo è il loro ed è privato. Io con i miei bambini mi sento discriminata, non credo che le normative scolastiche, anche se si tratta di strutture private, consentano simili comportamenti arbitrari e prepotenti».

L’asilo è privato, ma come molte altre strutture per potere garantire il servizio riceve finanziamenti pubblici dal Comune di Deiva. Ma a rattristare la mamma è il fatto che si sia arrivati a questa sorta di “espulsione” senza cercare altre soluzioni: «Avevo chiesto alle maestre la possibilità di fare l’inserimento con i bambini, mi avevano assicurato che non ce ne sarebbe stato bisogno, così fin dal primo giorno, come suggeritomi, li ho lasciati per riprenderli poi a mezzogiorno.

Perché se i miei figli piangevano così tanto non sono stata chiamata prima? – si domanda la mamma – Si potevano tenere i bambini a scuola per lassi di tempo più brevi, di due o tre ore, in modo che l’ansia di separazione si riducesse, e questo si poteva ottenere con un inserimento graduale».

Pensando all’asilo chi non si ricorda i propri pianti disperati, o i lacrimoni degli amichetti consolati dalla maestra che in molte occasioni inventava giochi facendosi aiutare dai bambini un po’ più grandi: «Stavano iniziando a inserirsi, il più grandicello dispiaciuto mi ha chiesto perché non poteva entrare. C’è rimasto molto male e non capisce una situazione che è incomprensibile, perché nessun bambino viene allontanato solo perché piang e.

Se mi avessero detto che picchiano gli altri, dicono le parolacce e non obbediscono alle maestre mi sarei sentita mortificata come madre, li avrei ritirati pensando di dover lavorare molto per insegnargli prima l’educazione, e poi, una volta pronti li avrei riportati, ma solo perché piangono non lo accetto, è stato un colpo al cuore. Che giustificazione è? Detta da un sacerdote poi che dovrebbe essere tollerante, dovrebbe predicare la pazienza, l’amore e il rispetto per il prossimo, perché fortunatamente non siamo tutti uguali». F

ra le mamme c’è chi ha espresso solidarietà alla madre dei due bambini: «Alcune mi hanno telefonato per dissociarsi da quanto accaduto – conclude con amarezza la mamma – Sono anche arrivata a chiedermi se questi pianti fanno parte di una situazione di relativa normalità oppure se il comportamento dei miei bambini manifesta un disagio legato all’abbandono che va al di là del fisiologico e della “normalità”. Ma i miei figli sono sani, educati e tranquilli. Forse nella nostra società chi è sereno e forse un po’ mammone è da emarginare perché considerato un debole, mentre contano l’arroganza, la prepotenza e la spacconeria, ma io li ho educati così e non a prendere a schiaffi e pugni gli altri».

Fonte

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