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Del più stupido dei tradimenti

Devo averlo già scritto; condivido un solo pensiero del fu card. Martini: anche io ritengo, come lui, che la Chiesa sia in ritardo di circa due secoli. Ovviamente la condivisione riguarda solo la lettera e non la sostanza dell’affermazione; mentre per Martini la cosa significava che la Chiesa non aveva ancora pienamente e finalmente fatti propri i sedicenti illuminanti e progressisti valori della Modernità (quelli del 1789 per semplificare…) per me, invece, significa che, nonostante le tante prove del fallimento di quei valori e della necessità di un loro supermento (come da sempre più parti si avverte, si riconosce, si considera… anche da quanti lo fanno con indignata stizza, ansia e apprensione), proprio la Chiesa, oggi come oggi, è l’unica che si converte ad essi senza se e senza ma, ci si tuffa con plateale quanto patetica voluttà, e li condivide con l’entusiasmo ottuso del neofita che crede di aver infine visto la luce e, al fine di farsi perdonare la passata opposizione, ne diviene il più fanatico sostenitore.

L’ho pensato spesso, se il Concilio Vaticano II (con le sue tesi chiaramente rivoluzionarie, immanentiste, demolitrici della tradizione, con i suoi testi carichi di fumose e astrate argomentazioni degne dei “philosophe” parigini del tardo ‘700, con le sue smaccate aperture/rese al mondo, alla modernità, al laicismo, al simulacro della tolleranza, ai populismi ecc. ecc.) fosse stato celebrato nel 1792, non lo avrei giustificato, ma almeno compreso. Se un tristo personaggio come Bergoglio fosse stato eletto al posto di Pio VI (papa dal 1775) o del suo successore, Pio VII (elevato al soglio di Pietro nell’anno 1800), avrei trovato i suoi atti comunque ripugnanti e inaccettabili come cattolico, però l’avrei politicamente e umanamente compreso. Ma oltre due secoli dopo quella temperie, suona non solo ancora più inaccettabile e disprezzabile, ma anche assolutamente incomprensibile e quasi comico.

Allora, il meccanismo rivoluzionario era al suo apparire, forte, nuovo, dirompente, prometteva un mondo migliore, un vero paradiso in terra e aveva gioco facile nel farlo perché chiaramente il paradiso in terra non c’èra nemmeno a quei tempi dato che – stante, con buona pace di Rousseau e del suo uomo buono per natura, l’imperfezione umana – anche l’ancien régime presentava molteplici difetti (acuiti, anzi, proprio in quello scorcio del XVIII secolo, dalla già intrapresa scristianizzazione europea). Era allora semplice e all’apparenza sensato, diffondere un verbo di rinnovamento, di trasformazione, di abbattimento dell’esistente, di ogni tradizione, per costruire un mondo radicalmente nuovo, perfetto, progredito. Anche la scienza, presentandosi come certa e infallibile  (Planck e Gödel erano lontani), aiutava e non poco.

La macchina era stata avviata e utilizzava i sistemi che avrebbe continuato ad adoperare nei tre secoli successivi: un assillante martellamento delle menti e delle coscienze, un’opera incessante e capillare in cui nessun settore viene trascurato (cultura, educazione, intrattenimento, satira, arte, politica, scienza ecc.), nessun mezzo disdegnato (in primis la menzogna… come consigliava Voltaire, uno dei padri della macchina) per creare opinione, consenso e odio verso il nemico.

Ovviamente si trattava (e si tratta) di opporsi alla realtà dei fatti (non dimentichiamo che tutta la costruzuione “progressista” è ideologica, fondata su presupposti teorici sganciati dalla concretezza umana, modelli ideali dati e imposti per veri, a cui la verità stessa dell’umano dovrebbe conformarsi), quindi lo sforzo necessario doveva fin da allora essere ingente e costante: un po’ come quello che deve fare un motore per sostenere in aria un grave che per natura tenderebbe a tornare a terra. A quei tempi, però, era abbastanza facile convincere i più (e reprimere gli altri) del fatto che il modello rivoluzionario non fosse una farneticazione ideologica, ma una realtà raggiungibile.

Il passare dei decenni e dei secoli, ha reso nella concretezza storica sempre più evidente l’inganno… sono cresciute le disillusioni, il modello ha dimostrato l’incapacità di raggiungere gli obiettivi e il paradiso promesso (un po’ come certe primavere che sono diventate inverni) ha sempre più spesso svelato il volto di un vero e proprio inferno terreno. Si è cercato, via via, di sopperire a tutto ciò con abili e accattivanti “restyling” ideologici (il giacobinismo delle origini si è riproposto come socialismo, poi comunismo, poi sessantottinismo, poi ecologismo…) riproponendo il vecchio prodotto in nuove aggiornate confezioni e questo ha aiutato; ma soprattutto si è fatto ricorso al crescente, poderoso aumento della potenza mistificatrice, si sono, cioè, via via aumentati i giri del motore che doveva sostenere l’inganno e opporsi alla forza della realtà che spingeva in direzione opposta. Lo sforzo di accelerazione è continuato fino a diventare imponente, enorme, titanico: mai come oggi la macchina della propaganda (vera propaganda universale che agisce tramite praticamente tutti i canali disponibili, dai media tradizionali passando per la scuola, l’intrattenimento, la cultura ecc.) si è vista costretta a spingere  all’inverosimile, le caldaie che la alimentano solo al limite, nessun ingranaggio è a riposo, girano tutti all’estremo delle capacità…

Eppure, mai come oggi appare chiaro che il “fardello” della realtà sta divenendo insostenibile, la macchina è giunta ai suoi limiti fisiologici mentre la realtà continua a incombere, a pesare… la macchina scricchiola, arretra, non regge più il peso, e i margini di aumento della potenza sono minimi. Quanto è avvenuto prima in UK per il referendum sulla Brexit e poi, ancora più platealmente, in USA durante le ultime presidenziali, sono segnali importanti: esiste (ed è in aumento) una percentuale di persone che sfuggono al controllo della macchina, che risultano ormai di fatto impermeabili ai suoi discorsi, alle sue retoriche, alle sue mistificazioni. Una percentuale di persone che cresce al crescere del disperato sforzo di piegarne l’opinione, perché questo sforzo sta sempre di più – per forza di cose – assumendo tratti palesemente assurdi, violenti e tirannici. La realtà riconquista terreno, come la foresta che si rimangia le strade che vogliono attraversarla.

Eppure, incredibilmente,  la Chiesa cattolica, che è stata per secoli l’unica entità (quando tutti, ma davvero tutti, i poteri antagonisti alla “macchina rivoluzionaria”, si piegavano, cedevano, capitolavano) a rimanere dritta. salda, anche a costo di subire quello che subì in prima persona lo stesso papa Pio VI, in un momento come questo (ma è un momento che dura da qualche decennio… solo che, ovviamente all’inizio era meno evidente), in cui finalmente la marea accenna a mutare direzione, e in molti cominciano ad aprire gli occhi, che fa? Invece di cogliere i frutti di tanta lungimiranza, di tanto coraggio, di tanta determinazione e sapienza… fa ufficialmente retromarcia (una retromarcia di oltre due secoli) cambia comicamente casacca per divenire l’ultima e più ridicola corifera di una macchina vicina al capolinea e che tanto male le ha fatto, che tanto odio le ha dimostrato (e in fondo continua dimostrarle)! Si associa, da ultima, ad una imminente disfatta subendone lei per prima (e lo vediamo da 50 anni in qua) i tragici e fallimentari effetti.

Tutta questa triste vicenda mi ricorda (per alcuni tratti) un vecchio film di Luciano Salce, interpretato da Ugo Tognazzi: “Il federale”. E’ la storia di un fascista duro e puro, la cui grande aspirazione è quella di diventare Federale (un alto grado del Partito Nazionale Fascista). E il suo desiderio si avvera ma, purtroppo, proprio nei giorni in cui, a seguito della disfatta bellica, il fascismo sta definitivamente crollando. Lui, fedele e impavido, parte comunque fra mille ostacoli e pericoli, alla volta di Roma per assumere grado e incarico. Arriverà nella Capitale quando è ormai in mano agli antifascisti e ci arriverà indossando la fiammante (ma oramai detestata) divisa da Federale proprio mentre quasi tutti  gli altri fascisti sono fuggiti e si sono liberati dei simboli di appartenenza al partito per evitare la feroce rappresaglia dei loro nemici. Incurante di tutto, raggiungerà la sede del partito per ottenere ufficialmente la nomina, ma la troverà vuota e distrutta. La ricompensa per aver dimostrato tanta fedeltà  sarà di essere linciato dagli (come sempre pacifici) antifascisti.

Mentre, però, il personaggio interpretato da Tognazzi, nonostante tutti gli ovvi tentativi di farlo apparire spregevole, dimostra una naturale grandezza (quella della lealtà a un’idea, unita al coraggio di portarla avanti anche a costo della vita… la stessa che caratterizzò la Chiesa di un tempo) perché, in fondo, lui è sempre stato fascista e continua ad esserlo fino alla fine, anche quando non ne avrebbe più alcuna convenienza, l’atteggiamento della Chiesa di oggi è davvero inaccettabile e umiliante al limite del risibile. Come quello di un ipotetico federale che, schiettamente antifascista fin dal 28 ottobre del ’22, fosse divenuto fascistissimo (ma non comunque per sincera novella fede, ma sulla base di un errato calcolo e di un mal valutato interesse) dopo l’8 settembre del ’43!

http://www.arbitercohortis.eu/2016/11/13/del-piu-stupido-dei-tradimenti/

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