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Della Vedova spiega la sua idea di +Europa come partito degli europeisti italiani 

Alle ultime elezioni +Europa, principale alleato del Pd, ha ottenuto, come noto, un risultato al di sotto dell’asticella del tre per cento indicata come obiettivo dai suoi promotori.

Il periodo post-elettorale è stato quindi l’occasione per discutere compiutamente sulle forme e sui modi più adeguati per andare avanti, in un contesto politico non certo favorevole per chi ha fatto dell’europeismo la propria bandiera.

Una settimana fa, a coronamento di questa fase di elaborazione, è arrivata la decisione di strutturare quella che era nata come una lista risultante dall’unione di tre componenti (Radicali italiani, Centro democratico e Forza Europa) in un soggetto politico vero e proprio, con tanto di iscrizioni e con un congresso da tenersi all’inizio del prossimo anno.

A gestire questa fase costituente è stato scelto Benedetto Della Vedova, ex-sottosegretario agli Esteri nei governi Renzi e Gentiloni, con una lunga militanza laica, liberale ed europeista alle spalle.

Della Vedova, che è successo all’indomani del 4 marzo dentro +Europa?

“Noi ci eravamo dati un obiettivo, quello del 3 per cento, lo abbiamo fallito, ma nonostante ciò il 10 per cento dei voti non andati né a M5s né al centrodestra a trazione leghista sono andati a noi. Avevamo già deciso che, comunque fossero andate le elezioni, avremmo avviato un processo di costruzione di un nuovo soggetto politico europeista. Ci eravamo dati tempo fino al 30 giugno per decidere come procedere, abbiamo deciso di aprire il tesseramento individuale, faremo un congresso all’inizio dell’anno prossimo nel frattempo abbiamo costituito un consiglio e abbiamo eletto un coordinatore. La bandiera dell’Europa, oggi come oggi, è forse la meno popolare, non solo in Italia”.

Come pensate di contrastare il vento sovranista che soffia nel nostro continente?

“L’Italia è l’unico paese fondatore dell’Europa in cui le forze populiste e sovraniste sono al governo, e questo rappresenta un’emergenza. Presentarsi alle elezioni con la bandiera dell’Europa può non sembrare certo popolare, ma il nostro obiettivo è spiegare agli italiani che, con i suoi inevitabili difetti, l’Europa è l’unica prospettiva di libertà, diritti, integrazione civile ed economica possibile. Il paradosso di chi è al governo ora in Italia, è che non teme l’Europa per i suoi difetti, ma per le sue virtù, come accade nei Paesi del gruppo di Visegrad, dove l’Europa viene attaccata proprio a causa di tutte quelle caratteristiche positive che ho poc’anzi elencato”.

La campagna elettorale di M5s e Lega è stata condotta all’insegna delle critiche all’Europa, che hanno prevalso anche per questo motivo. Reggeranno alla prova del governo?

“Il contratto di governo, per tutta la parte economica, presupponeva un’uscita dall’euro. Altro che piano B, quello è il piano A, perché o si decide di stampare moneta in proprio, o non è possibile fare nulla di quello che c’è scritto. Esiste la campagna elettorale, le promesse, ma poi arriva la realtà, e bisogna farci conti. La dimostrazione lampante di quello che dico è negli attacchi violenti che il governo ha portato al presidente dell’Inps Boeri. Un profilo indipendente, anche rispetto a chi lo aveva nominato, che non fa politica ma spiega semplicemente coi numeri che quello scritto nel Dl dignità è fuori dalla realtà. E anche questo, per Di Maio e Salvini, così come le virtù dell’Europa, è un qualcosa di insostenibile, perché quando poi occorre fare i conti coi numeri, il meccanismo della propaganda si inceppa”.

Attacchi che coinvolgono l’Ue anche su fronti come la direttiva sul copyright.

“Non mi stupisce che Di Maio tuoni contro chi vuole combattere le fake news. Si attacca l’Europa, accusandola di non proteggere i cittadini, ma poi la si attacca anche quando mette in campo delle misure che tutelano privacy e diritti degli utenti. Come abbiamo visto nella vicenda delle sanzioni a Google, è solo l’Europa, con una voce sola, ad avere la capacità di salvaguardare gli utenti. Non ce la fa nemmeno la Germania, da sola, a tutelare i propri cittadini”.

+Europa è nota per le sue battaglie sui diritti civili. Col nuovo Parlamento, l’iniziativa, su questo fronte, sarà complicata.

“Nella scorsa legislatura, con la legge sulle unioni civili, sono stati fatti passi avanti. Con questo Parlamento, sarà sicuramente difficile far passare provvedimenti sui diritti. Anzi, vedo orientamenti opposti, e penso alla legittima difesa o alla cannabis, dove certamente si continuerà a far un favore ai trafficanti di droga. Aggiungo che, vedendo quello che sta succedendo in paesi come la Polonia, l’attacco di alcune forze politiche rischia di investire anche l’interruzione di gravidanza. Detto questo, ognuno con una sua scala di priorità, di valori, dentro +Europa continuerà a battersi per avere provvedimenti che amplino i diritti”.

Torniamo alla politica, per chiudere. Col Pd l’alleanza è finita?

“Col Pd c’è stata un’alleanza che non rinneghiamo, ma ora si apre una nuova fase politica in cui ci muoveremo in autonomia. La necessità è di formare un fronte più vasto, non di destra e nemmeno di sinistra, ma un raggruppamento alternativo a quello sovranista. Una forza politica autonoma, con un’identità e un programma europeista: il vero e proprio partito dell’Italia europea”.

Convincerete l’ex-ministro Calenda a non rinnovare la tessera del Pd e a sottoscrivere quella di +Europa?

“Calenda è stato un ministro rigoroso ed efficace. Spero scelga di giocare una partita politica; deciderà lui modo e compagnie, però non voglio tirare nessuno per la giacca…”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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