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Depressione, le dieci regole per combatterla

Milano – Contro la depressione nessuno si salva da solo. Per combattere il male del millennio occorre un vero e proprio ‘staff’: non solo specialisti ma anche medici di famiglia, pazienti e famigliari. Un gruppo di persone con, ciascuno, importanti regole da seguire se si vuole davvero che le cure abbiano successo. Le ha predisposte la Società Italiana di Psichiatria, e sono divise tra le quattro destinate alla classe medica, e le sei destinate a pazienti e familiari. Sono state presentate nel corso del convegno “Le Depressioni” in corso oggi e domani a Milano, e spiegate dal presidente, Claudio Mencacci.
 

CHE COSA DEVONO FARE I MEDICI

1Accorciare i tempi di diagnosi. Il tempo medio per arrivare alla diagnosi è oggi ancora molto elevato. Le casistiche più recenti attestano un periodo medio di due anni che intercorre dall’insorgenza dei primi sintomi fino alla malattia conclamata e dunque l’inizio delle terapie. Due anni è anche il tempo medio per decidersi a consultare un medico, con le conseguenti implicazioni sulle manifestazioni, l’efficacia delle cure e il recupero dalla malattia.

2 Migliorare la formazione medica. Non solo degli specialisti, ma anche della classe medica che potrebbe essere coinvolta nel riconoscimento e nella diagnosi della patologia, come ad esempio medici di medicina generale, pediatri, ginecologi, geriatri, diabetologi, cardiologi, pneumologi ed ogni altra specialita’ medica che potrebbe ‘interagire’ efficacemente con pazienti affetti da disturbi e malattie mentali.

3 Informare e informarsi. Occorre avviare campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione generale. La migliore conoscenza porta a ‘identificarsi’ con il problema, a prenderne coscienza e a richiedere l’aiuto di un medico e/o di uno specialista. La condivisione del problema, tipicamente femminile, consente di ampliare il messaggio.

4 Individuare preventivamente il rischio di stigma, vergogna, per i malati. Occorre identificare contesti e situazioni in cui potrebbe esistere una difficoltà a parlare del proprio problema. Studi recenti hanno evidenziato ad esempio che donne residenti in piccoli centri, non solo hanno meno episodi depressivi, ma anche che impiegano meno tempo a decidere di rivolgersi al medico e/o allo specialista.
 

CHE  COSA DEVONO SAPERE I PAZIENTI

5Curarsi ‘bene’. Significa non solo avere accesso alle cure, ma soprattutto seguire le terapie secondo le modalità indicate dapprima dal medico di medicina generale e/o, laddove necessario, dal medico specialista – in particolare dallo psichiatra – in funzione dei diversi bisogni o della gravità della patologia.

6Non interrompere mai le cure. Il ‘fai-da-te’ decisionale non è mai ammesso in nessun percorso terapeutico, specie nelle malattie o nei disturbi mentali in cui la ricaduta, nuovi episodi, la riacutizzazione delle manifestazioni o la riesposizione a fattori di rischio, sono spesso frequenti.

7Seguire uno stile di vita sano. In tutte le sue sfaccettature: dalla corretta alimentazione, evitando cioè cibi che abbiano naturalmente al loro interno componenti eccitanti; alla correzione di comportamenti voluttuari, azzerando cioe’ il consumo di alcool e droghe che hanno importanti effetti sul sistema nervoso centrale e sulle funzioni mentali; alla pratica regolare di attivita’ fisica, almeno 40-60 minuti di sano movimento per 3-4 volte a settimana; limitare la vita ‘multitasking’ ovvero impegnata su troppi fronti.

8Prestare attenzione ai campanelli d’allarme. Non soltanto alla perdita di interesse e/o di piacere per le cose normali – quali ad esempio la vita professionale, sociale o di relazione – ma anche agli aspetti cognitivi. Vale a dire a un calo della concentrazione, attenzione e memoria di lavoro e ad altri segnali spesso trascurati come il procrastinare una decisione o l’incapacità di attuare strategie di ‘problem solving’, sia in contesti banali che più complessi.

9Non trascurare la quantità e soprattutto la qualità del sonno. Un sonno breve e disturbato può rappresentare un importante fattore di rischio per la comparsa e il perdurare di problemi depressivi. Diversi studi scientifici hanno dimostrato una stretta relazione fra depressione, scarsità di sonno e attivazione di fenomeni infiammatori che sono alla base della comparsa di differenti patologie tra cui diabete, ipertensione e la stessa depressione.

10Confidarsi e parlarne, informare le persone care. Oltre la cura medica sono molto importanti le cure psicoterapiche E’ fondamentale nel percorso di recupero da uno stato depressivo avere accanto un ambiente famigliare accogliente, comprensivo, poco giudicante che non stimoli sentimenti di vergogna, ma che sostenga in tutte le fasi della malattia. Una attenzione che va riservata maggiormente alla donna più esposta non solo allo sviluppo di patologie croniche (anche in funzione di una maggiore durata della vita), ma anche a un maggiori decadimento cognitivo quale importante effetto collaterale dei disturbi depressivi.

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