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Deutsche Bank, il mercato crede ai dubbi espressi negli Usa

Anche la Bce sta alzando la pressione sul gruppo tedesco e sulla qualità di quei «modelli interni» di valutazione dei derivati, sui quali la visibilità resta bassa.
di Federico Fubini –

Il 26 ottobre del 2014, Deutsche Bank emise un comunicato nel quale era percepibile il sollievo e l’orgoglio. Il primo istituto tedesco aveva superato senza riserve la prima «revisione della qualità degli attivi», un esame del proprio bilancio da parte della Banca centrale europea. La banca «soddisfa tutti i requisiti», si leggeva, e alle prove di sforzo somministrate dall’Autorità bancaria europea i livelli patrimoniali risultavano sempre e comunque al di sopra di quanto previsto. Giusto un dettaglio: i costi legali che rischiava di dover sostenere non erano stati tenuti in conto dall’Eba, benché la banca fosse già coinvolta in circa 7.800 cause, benché le penalità le sarebbero costate 6,8 miliardi di perdite nel 2015 e oggi incombano altre multe per oltre 5 miliardi.

C’è poi un altro particolare: il Meccanismo unico di vigilanza della Bce guidato da Danièle Nouy — l’organo parallelo e autonomo da quello di politica monetaria affidato a Mario Draghi — nel 2014 aveva preso per buone le stime di Deutsche Bank quanto al valore di un portafoglio di derivati il cui peso lordo è di 42 mila miliardi (15 volte il reddito di un anno della Germania). Anche questo apparve singolare. Solo pochi anni prima Eric Ben-Artzi, un ex manager della banca, aveva denunciato presso tutti i principali regolatori che i dati di bilancio di Deutsche Bank sul 2009 erano stati basati su «valutazioni improprie» di alcuni di quei derivati tramite «modelli interni» del gruppo. In sostanza i conti per quell’anno erano stati falsati, al punto che i regolatori americani multarono la banca. Dati questi trascorsi, la vigilanza della Bce avrebbe potuto voler mettere alla prova più a fondo quei «modelli interni» del gruppo tedesco sui derivati. Ma allora non lo fece.

Passano altri due anni, e in luglio Deutsche Bank supera ancora gli «stress test» dell’Autorità bancaria europea con risultati ancora migliori. Nel frattempo però fallisce in pieno per due anni di seguito i paralleli esami da parte della Federal Reserve di New York, per il 15% del suo bilancio che dipende dagli Stati Uniti. E il Fondo monetario internazionale definisce la banca tedesca «la principale minaccia sistemica per la stabilità finanziaria globale».

Oggi il mercato crede più ai dubbi espressi negli Stati Uniti che alle certezze dei regolatori europei. Dal 2014 il valore di borsa di Deutsche Bank è sceso del 70%. Ora anche la Bce sta alzando la pressione sul gruppo tedesco e sulla qualità di quei «modelli interni» di valutazione dei derivati, sui quali la visibilità resta bassa. Danièle Nouy sa che la sua credibilità sarebbe intaccata, se si diffondesse l’impressione che esistono banche più uguali delle altre.

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