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Devastata la cultura Neanche i barbari erano giunti a tanto

Devastata la cultura Neanche i barbari erano giunti a tanto«Ai gladiatori solo parole». Duemila anni dopo i guerrieri non brandiscono spade ma cartelli con rivendicazioni sindacali. I turisti venuti dall’altra parte del mondo per il Colosseo, 91 miliardi di valore secondo l’Economic Reputation Index, devono essere fortunati a non incappare in uno dei frequenti scioperi o occupazioni degli addetti, altrimenti arrivederci. Poco più in là, se tutto va bene, riaprirà a giorni la Domus Aurea, chiusa al pubblico da otto anni, mentre resta aperto l’adiacente accampamento Rom sul colle Oppio.

I bimillenari non capitano spesso, c’era tempo di organizzarsi, eppure col Mausoleo di Augusto, lavori in corso anch’essi bimillenari, si è riusciti nell’impresa storica di non essere pronti nel giorno d’inizio delle celebrazioni. Nel corso dell’apertura straordinaria si rompe un tubo e il fossato si allaga, spiacenti, riproveremo nel 4014. E l’Ateneo di Adriano in piazza Venezia, la più importante scoperta archeologica degli ultimi decenni a Roma? Dal 2009 attende un bando per realizzare una teca e renderlo quindi visitabile, ma la Soprintendenza ha detto che il bando è stato sospeso: non c’è l’accordo sulla composizione della giuria.

In Largo Torre Argentina, con i resti di quattro templi d’età repubblicana (lì sarebbe stato ucciso Giulio Cesare) convivono spazzatura, colonie feline ed erbacce. Cose da matti, ma non a Roma, città aperta al degrado del suo patrimonio. Come il Circo Massimo, affittato per il concerto dei Rolling Stones (e poi invaso da rifiuti) per 8 mila euro, due lire.E vogliamo parlare dei musei? Il Macro (arte contemporanea) langue da mesi senza direzione, senza guida, senza un’idea su cosa farne. Il Maxxi, opera dell’archistar irachena Zaha Hadid, costato 180milioni di euro solo per costruirlo e altri per finanziarlo, doveva essere la risposta romana alla Tate Modern di Londra, al Moma di New York, a Centre Pompidou di Parigi, ma conta in un anno (il 2013) 294mila visitatori, contro i milioni degli altri, e chiude in deficit tra rassegne discutibili e iniziative naif (lo yoga al museo…).

Il Museo della Civiltà Romana, all’Eur, «assolutamente da non perdere» sui forum di Tripadvisor, a gennaio è stato chiuso (ragioni di sicurezza) dalla Soprintendenza – insieme al Planetario Museo Astronomico – fino a data da definirsi, e chissà quando riaprirà.Finirà invece, suo malgrado, per diventare un museo, un’area di archeologia industrial-culturale, il complesso di Cinecittà in fondo alla Tuscolana. I teatri di posa dove hanno girato Visconti, Fellini, Scorsese, Francis Ford Coppola, sono troppi e inutili per il lavoro che non c’è più. Il progetto di attirare nuove produzioni con incentivi e sconti fiscali è fallito, i dipendenti in esubero fanno cortei contro i licenziamenti a Cinecittà, fantasma di se stessa. Già, la Roma del cinema, delle star in vespino, dei sindaci cinefili. Il Festival voluto da Walter Veltroni non è mai decollato, e per le stagioni passate il termine più ricorrente è stato «flop». A giorni parte la nuova edizione, aprono i comici Ale e Franz, chiudono i comici Ficarra e Picone. Nella speranza di vedere più gente. Mentre il Cinema America, occupato, è oggetto di scontro tra l’amministrazione comunale e il ministero da una parte, e la proprietà e gli esercenti dell’Anac dall’altra, che denunciano l’illegalità. Situazioni che a Roma possono durare all’infinito.

E veniamo ai teatri. Il Valle, restituito alla città dopo tre anni di occupazione all’inizio di agosto, è ancora lì come l’hanno trovato due mesi fa. I lavori per riportarlo a norma aspettano (pare per una diversità d’opinioni tra il Mibac e Roma Capitale su chi debba accollarsi le spese), che fretta c’è. Dopo mesi di caos, scioperi, accuse reciproche, e in una situazione finanziaria da bancarotta, il consiglio del Teatro dell’Opera di Roma, presieduto dal sindaco, ha avviato il licenziamento degli orchestrali. Si cerca un soggetto esterno che si prenda in carico il carrozzone, mentre il maestro Riccardo Muti aveva già abbandonato l’incarico di Direttore artistico, dopo una serie di incidenti con orchestrali e dipendenti ultrasindacalizzati, con una lettera durissima. Il destino del Teatro al momento è ignoto. Come se gli altri invece navigassero bene. All’Eliseo, i dipendenti si barricano dentro contro lo sfratto. «Si è offuscato lo straordinario patrimonio archeologico e ambientale. Si è cancellata la cultura» s’indignava in campagna elettorale un candidato sindaco: Ignazio Marino.

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