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Di cosa è accusata esattamente Chiara Appendino

Falso ideologico in atto pubblico. Questo il reato contestato alla sindaca di Torino Chiara Appendino e al suo assessore al Bilancio Sergio Rolando, accusati di aver fatto sparire dal bilancio del 2016 un debito di 5 milioni di euro, che avrebbe costretto la giunta a dichiarare il dissesto finanziario. Il debito era stato contratto dalla giunta Fassino nei confronti della società di gestione del risparmio Ream, per garantire al Comune un diritto di prelazione per la realizzazione di un centro commerciale e centro congressi sull’area dell’ex fabbrica di freni Westinghouse.

La notizia dell’avviso di garanzia l’ha data la stessa sindaca Appendino, che in una nota su Facebook e Twitter ha scritto: “Vi comunico che mi è appena stato notificato un avviso di garanzia dalla Procura di Torino per la vicenda Ream. Sono assolutamente serena e pronta a collaborare con la magistratura, certa di aver sempre perseguito con il massimo rigore l’interesse della Città e dei torinesi. Desidero essere ascoltata il prima possibile al fine di chiarire tutti gli aspetti di una vicenda complessa relativa all’individuazione dell’esercizio di bilancio al quale imputare un debito che questa Amministrazione mai ha voluto nascondere”.

Le carte dell’inchiesta

L’indagine, condotta dalle Fiamme Gialle, è partita dall’esposto presentato dai capigruppo Alberto Morano (dell’omonima lista civica) e Stefano Lo Russo del Pd, che hanno denunciato la presunta irregolarità nel luglio di quest’anno. Successivamente in Procura era arrivato anche un esposto del collegio dei revisori dei conti di Palazzo Civico.

Come scrive Repubblica, “complice la difficoltà di far tornare i conti, nelle concitate settimane di preparazione dei documenti, Paolo Giordana, d’accordo con Appendino e con l’assessore al Bilancio, come risulta dalle carte in possesso della procura, ha chiesto ai dirigenti di alterare le cifre ufficiali, posticipando di un anno il debito da 5 milioni con Ream. Un’operazione illegittima secondo i due più agguerriti avversari di Appendino in Consiglio comunale: Stefano Lo Russo capogruppo del Pd, e Alberto Morano, del centrodestra, che hanno presentato un esposto in procura, seguito da quello dei revisori dei conti, ottenendo l’apertura dell’inchiesta coordinata dal pm, Marco Gianoglio”.

L’indagine ha portato la Guardia di Finanza ad acquisire le carte che testimonierebbero i rapporti tra la società immobiliare e la sindaca, gli assessori e i funzionari del comune di Torino. Come riportato dalla Stampa, “tra questi, l’ex direttrice del settore Finanze del Comune, Anna Tornoni, che avrebbe raccontato di pressioni da parte del capo di gabinetto, Paolo Giordana, perché non iscrivesse il debito di 5 milioni a bilancio. Tornoni, che nel frattempo è stata destinata ad altro incarico, aveva confermato agli inquirenti di aver avuto rapporti prevalentemente con Paolo Giordana nella predisposizione dei conti che poi si sarebbero riversati nel bilancio di assestamento. L’impianto accusatorio avrebbe trovato conferma anche in alcune mail. ‘Ti pregherei di rifare la nota evidenziando solo le poste per le quali possono essere usati i 19,6 milioni di Westinghouse – si legge in un messaggio di posta elettronica inviato da Giordana a Tornoni, il 22 novembre 2016 – Per quanto riguarda il debito con Ream lo escluderei al momento dal ragionamento, in quanto con quel soggetto sono aperti altri tavoli di confronto’”.

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La modifica fu segnalata?

Nel luglio di quest’anno, il Quotidiano Piemontese scriveva che “il presidente dell’organismo di controllo Herri Fenoglio e gli altri due componenti, Maria Maddalena De Finis e Nadia Rosso, si erano accorti subito della modifica e l’avevano segnalata in due mail, inoltrate tramite posta certificata il 4 e il 5 maggio” in cui si segnalava l’errore. In una lettera scritta a luglio e inviata a tutti i consiglieri, ribadivano la circostanza: “All’Organo di Revisione viene attribuita la seguente espressione: ‘In merito all’approvazione del bilancio emendato, il collegio si esprimeva con parere favorevole, richiedendo di riconoscere e finanziare nel bilancio preventivo dell’esercizio 2018 la somma relativa al debito pari a euro 5000000 oltre interessi legali nei confronti di Ream Sgr Spa’. Il collegio ha invece ripetutamente ribadito di ‘Riconoscere e finanziare nel bilancio preventivo dell’esercizio 2017 la somma relativa al debito pari a 5000000 di euro oltre interessi legali'”.

Quindi i revisori smentiscono la versione fornita dall’assessore Rolando, che in una nota ha scritto: “Questa ricostruzione non corrisponde alla realtà. Sono accuse infamanti della mia professionalità. C’è un limite a tutto, adesso basta. Questi documenti sono già stati acquisiti dalla procura, denuncerò tutti coloro che affermano che io abbia corretto le carte. Il parere dei revisori è stato modificato a mano dal presidente del collegio, alla presenza di diversi testimoni, e poi siglato dagli altri due membri prima di andare in aula la sera del 3 maggio come risulta dagli atti”.

Fenoglio: “Sono stato manipolato”

Ma Herri Fenoglio, presidente del collegio dei revisori dal 2016, sostiene di essere stato manipolato perché la sua firma finisse sul bilancio con la data del debito posticipata di un anno. In un’intervista resa a Repubblica, ha dichiarato: “Era la fine di una giornata campale con una tensione che si tagliava col coltello. Il consiglio era cominciato alle 10 del mattino e avevo già sulle spalle due ore di viaggio. Mi hanno chiamato all’improvviso, all’una di notte, dicendo che c’erano dei refusi da correggere. Ero stanchissimo, e ho pensato davvero di essermi sbagliato. Così ho corretto e ho siglato”. Il portavoce della Appendino, contattato da Agi, non ha rilasciato commenti su questo punto.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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