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Di cosa sono accusati i fratelli della Lega arrestati in Sicilia

Lega nella bufera in Sicilia. Due dirigenti palermitani, i fratelli Salvino a Mario Caputo, arrestati. I due coordinatori regionali, Alessandro Pagano e Angelo Attaguile, indagati quali “istigatori”. Attentato contro i diritti politici del cittadino e associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale e alla compravendita di voti, i reati a vario titolo contestati. Posti di lavoro e altri favori in cambio di voti, insomma. I carabinieri hanno posto ai domiciliari i fratelli Salvino a Mario Caputo: il primo avvocato ‘acchiappa-voti’ ex sindaco di Monreale, quattro volte deputato regionale, con una storia nel Msi, in An e Pdl, prima di approdare nel movimento Noi con Salvini con l’incarico, nel febbraio 2017, di commissario straordinario; il secondo. candidato non eletto alle Regionali del 5 novembre. Ai domiciliari su richiesta della procura di Termini Imerese anche un ‘procacciatore di voti’, Benito Vercio. Nel corso delle indagini ricostruiti dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altri favori. Il gip parla di gravi indizi di colpevolezza. E soprattutto su Salvino Caputo il procuratore Ambrogio Cartosio è lapidario: “Il voto di scambio era un’attività che esercitava in modo sistematico”.

Il grande inganno

I tre arrestati, spiegano gli inquirenti, “hanno determinato, con l’inganno, gli elettori all’esercizio del loro diritto politico in senso difforme dalla loro volonta’”. In particolare, con un complesso “piano criminale”, avrebbero fatto in modo che, a fronte della candidatura all’Ars di Mario Caruso, “il corpo elettorale fosse orientato a pensare che il proprio voto servisse a sostenere la candidatura di Salvino Caputo, quest’ultimo incandidabile ai sensi della Legge Severino e secondo quando stabilito dal codice di autoregolamentazione dei partiti.

A questo scopo, quindi, avrebbero attivato, durante la campagna elettorale, una serie di meccanismi “volti a trarre in inganno l’elettorato”. Sia i manifesti elettorali sia i volantini distribuiti recitavano, a esempio, solo il cognome del candidato “Caputo” (omettendo qualsiasi foto) e, nella lista, Mario Caputo aveva fatto aggiungere al proprio nome il falso appellativo “detto Salvino”, con il quale era invece conosciuto l’incandidabile fratello.

Inoltre, in numerosi comuni della provincia di Palermo, l’ex sindaco di Monreale si presentava al corpo elettorale come se fosse lui (e non il meno conosciuto fratello Mario) il reale candidato. Pertanto gli elettori, lo scorso 5 novembre, si sarebbero recati alle urne convinti di avere espresso la propria preferenza per Salvino. 

Il deputato e l’aspirante sindaco

Il neo deputato alla Camera Pagano, in relazione alla richiesta del procuratore Cartosio, ha annunciato che darà il consenso all’uso delle intercettazioni: “Quale coordinatore della Lega ha sempre operato in difesa dei principi di correttezza e legalita’”, spiega il legale Nino Caleca. Le intercettazioni, del resto, per i magistrati definiscono in modo chiaro il ruolo di Attaguile – candidatosi a sindaco di Catania – e Pagano, coordinatori, rispettivamente, della Sicilia Orientale e Occidentale di Noi con Salvini.

Coordinatori ‘istigatori’

Caputo apprende il 29 settembre 2017 del rigetto della sua istanza (e dunque della sua incandidabilità). Lo stesso giorno lui e Alessandro Pagano parlano al telefono. Il primo “riferiva falsamente che il provvedimento di riabilitazione era stato rinviato a data successiva al 5 ottobre 2017 (celando il rigetto) e che pertanto non avrebbe potuto candidarsi… proprio in quel momento nasce l’idea di candidare un familiare di Caputo sfruttando il cognome, così da potere trarre in inganno gli elettori – scrive il gip -sulla persona fisica effettivamente candidata e da loro votata. Dice Pagano: ‘senti tu mi devi fare una cortesia… noi non possiamo prendere settemila voti, seimila, e buttarli al macero, scusami, male che va candidi a tuo figlio… Cioè tu continua a essere più forte di tutti.. Io so già la soluzione qual è Caputo senza fotografie e Gianluca non so come si chiama tuo figlio, detto Salvino, punto e basta, funziona così”. La “proposta di Pagano”, si legge ancora, “veniva condivisa da Attaguile che (lo stesso giorno) riferiva a Salvino Caputo: ‘Ho parlato con Alessandro, la sua soluzione è ottima…'”. 

Siciliani convocati a Roma

Una vicenda che esplode in una fase delicata, quella dell’avvio delle consultazioni per la formazione del nuovo governo. Così Matteo Salvini ha convocato per domani a Roma i vertici siciliani, come si apprende da fonti catanesi del movimento. Salvini, affermano le stesse fonti, si sarebbe detto pronto a commissariare il movimento che in Sicilia alle Politiche ha ottenuto quasi il 5,5%.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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