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Di cosa sono accusati nello specifico i 12 agenti russi incriminati in Usa

Non è bastata l’iscrizione nel registro degli indagati di dodici funzionari dei servizi russi a cambiare l’agenda di Trump, che il 16 luglio incontra il suo omologo russo Vladimir Putin a Helsinki. Venerdì scorso il procuratore speciale Robert Mueller, a capo dell’indagine sulle interferenze russe nella campagna elettorale americana del 2016, ha incriminato gli agenti segreti di Mosca per la violazione informatica delle mail del comitato nazionale del Partito Democratico, a tre giorni dal primo vertice bilaterale tra i due Paesi.

Secondo il documento di 29 pagine reso pubblico dal Dipartimento della giustizia americano, i dodici agenti sarebbero ritenuti responsabili di aver utilizzato tecniche di spear phishing – trappole tese via mail per spingere la persona attaccata ad accedere a siti che contengono malware o a inviare informazioni personali -, contro oltre trecento persone legate alla campagna elettorale di Hillary Clinton. Tra queste, membri del comitato elettorale, del Comitato Nazionale Democratico e del Comitato per la campagna al Congresso statunitense. Proprio attraverso quest’ultimo organismo, secondo il Dipartimento di giustizia, gli attaccanti sarebbero riusciti ad accedere alla rete informatica del Comitato Nazionale Democratico, organo di governo del partito.

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“Fatti che risalgono all’epoca di Obama”, ribatte Trump

“Non ci ho pensato”: così ha risposto Trump alla domanda di un giornalista della Cbs che gli ha chiesto se avrebbe discusso con Putin l’estradizione dei dodici ufficiali. E anche se questa richiesta non sarebbe possibile, dal momento che tra i due Pesi non vige alcun accordo per le estradizioni, il presidente ha precisato: “Potrei chiederlo. Ma questi fatti risalgono all’amministrazione di Obama. Qualunque cosa loro stessero facendo risale alla gestione di Obama”.

L’accusa mossa ai servizi segreti russi è di aver “hackerato la rete informatica e installato software malevoli che hanno loro consentito di spiare gli utenti, catturare ciò che veniva digitato sulle tastiere, prendere screenshot ed estrarre o rimuovere dati dai computer”.

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Guccifer 2.0 è una creatura di Mosca, accusa Mueller

Per gli inquirenti gli imputati sarebbero anche responsabili di aver inventato la figura di DCLeaks (in riferimento alle fughe di informazioni riguardanti il Comitato Democratico) con lo scopo di pubblicizzare i documenti sottratti e resi pubblici. Inventato da loro sarebbe anche il personaggio di Guccifer 2.0, presunto hacker rumeno che aveva rivendicato tramite il suo account Twitter di essere il solo responsabile dell’attacco alla struttura elettorale della Clinton. Per lo staff di Mueller i due account – che dopo la pubblicazione del rapporto sono stati sospesi dal social network -, erano sotto il diretto controllo dei servizi segreti russi del Gru (il Direttorato principale per l’informazione).

In un tweet del 2016 Trump scriveva: “La nuova barzelletta in città è che la Russia ha diffuso le disastrose email del Comitato Nazionale Democratico, che non sarebbero mai dovute essere scritte (stupido), perché piaccio a Putin” 

The new joke in town is that Russia leaked the disastrous DNC e-mails, which should never have been written (stupid), because Putin likes me

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) July 25, 2016

Ma la fuga di dati ha avuto un effetto o no?

Non è possibile dimostrare se e quale impatto abbiano avuto i DCLeaks sulle elezioni americane del 2016: i sostenitori di Trump lo ripetono fin dal giorno del voto, e d’accordo con loro sono anche gli analisti di comunicazione politica di tutto il mondo. Ma se la vicenda non deve necessariamente far scricchiolare il sostegno di cui Trump gode tra i suoi elettori, può quantomeno sollevare dubbi sul coinvolgimento dello staff del presidente nella vicenda. Nella relazione è sottolineato come Guccifer 2.0 fosse “regolarmente in contatto con i vertici della campagna presidenziale di Donald Trump” (circostanza ammessa dal figlio del presidente, Donald Trump Jr. e dal suo ex consigliere Roger Stone), ed è anche evidenziato che il tempismo della diffusione delle informazioni sottratte è stato calcolato per “massimizzarne l’impatto sulle elezioni presidenziali del 2016”. Ma ogni considerazione ulteriore dovrà attendere il ritorno in patria del presidente, una volta finito il suo incontro con il presidente russo.   

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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