TwitterFacebookGoogle+

Di Maio è 'candidato unico' di M5S a Palazzo Chigi. Ma c'è chi può guastargli la festa

“Ho accettato la mia candidatura a premier per il Movimento 5 Stelle». Luigi Di Maio sceglie Facebook, come è nello stile del Movimento, per ufficializzare una notizia data per scontata ormai da tempo. E lo fa citando Ghandi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Dopo aver lavorato fuori e dentro le istituzioni (come opposizione), è il messaggio di Di Maio, “ora dobbiamo completare l’opera: andiamo a Palazzo Chigi e facciamo risorgere l’italia”. Scrive il Sole 24Ore nella sua edizione cartacea.

Ma non è ancora finita: Di Maio deve vedersela con la base grillina che sceglierà online il proprio candidato per Palazzo Chigi, ricorda Repubblica. In attesa di conoscere i competitor di Di Maio, non mancano però le critiche da parte dei cosiddetti “ortodossi” che non apprezzano le nuove regole che consegnano la guida del movimento al candidato premier e di fatto ammorbidiscono i criteri di incompatibilità.

Di Maio, cui viene contestato di essere indagato per diffamazione, risponde che “chi è indagato per reati gravi non è candidabile. Altrimenti qui cominciamo il gioco che dal Pd e da altri partiti ci querelano per nulla per farci fuori”. Come nel caso di Marika Cassimatis, la candidata esclusa dal Movimento alle comunali di Genova che ha sporto querela per diffamazione nei confronti del vicepresidente della Camera e di Alessandro Di Battista.

Troppo potere nelle mani di uno solo

C’è poi chi fa notare la concentrazione di poteri che rischia di ritrovarsi Di Maio: 

  • Indire le votazioni in rete,
  • Decidere le regole per le candidature nazionali e locali
  • Avere voce in capitolo sulle sospensioni ed espulsioni di iscritti e portavoce
  • Cancellare le decisioni dei probiviri o del comitato d’appello.

E se alle primarie la spuntasse il candidato unico? 

Ai vertici del Movimento 5 stelle cresce la preoccupazione di primarie per il candidato premier che possano essere raccontate come una farsa, si legge sull’edizione di Repubblica in edicola. Una corsa con un solo vincitore possibile. A parte Di Maio, però, è buio pesto. Roberto Fico l’oppositore naturale della linea pragmatica e conservatrice del vicepresidente della Camera si è chiuso nel silenzio più assoluto. È in lui che speravano gli “ortodossi” per potersi almeno contare, e pesare, ma è ormai difficile che il presidente della Vigilanza decida di correre. Se Fico si dovesse sfilare, intorno a lui sono in molti a essere pronti a lanciarsi nella sfida. Chi per erodere il consenso di Di Maio, chi per ottenere visibilità sul proprio territorio in vista delle prossime parlamentarie.

Eppure qualche possibile rivale c’è… 

Dalla corrente ortodossa si starebbero muovendo decisi i deputati Carlo Sibilia e Giuseppe Brescia, mentre dal Senato Nicola Morra smentisce pubblicamente, ma dietro le quinte raccontano che, senza il leader ortodosso in campo, la candidatura sarebbe più di un’idea, riporta La Stampa nella sua edizione cartacea. Da outsider sembra pronta a giocare la propria partita anche la senatrice Barbara Lezzi, pronta a una eventuale sfida a tre. Gli altri big, invece, per ora restano a guardare. L’ortodossa Carla Ruocco, membro dell’ex Direttorio, ha già detto di no a chi ha provato a convincerla nelle ultime settimane. E Alessandro Di Battista ha già rassicurato Di Maio: non ha intenzione di candidarsi premier. Non solo. Anche il suo secondo mandato a Montecitorio sarebbe «in dubbio», confida chi gli ha parlato negli ultimi tempi. Di Battista nega pubblicamente di voler saltare un giro e ripete di essere «sempre a disposizione del Movimento». A telecamere spente, però, non nasconde il desiderio di dedicare più tempo al suo primo figlio, che nascerà a fine settembre. 

Ci saranno delle comparse, ex sindaci o consiglieri che hanno finito il mandato e possono aiutare a tenere in piedi il voto dal punto di vista formale. Ma i malumori interni sono cresciuti. A pensarla come Luigi Gallo, il deputato che ha scritto “Non è più il Movimento di Grillo, è quello di Luigi Di Maio», sono molti parlamentari. Tanto da alimentare voci su una fronda che aspetterebbe la votazione per uscire dai 5 stelle, in polemica con il nuovo ruolo di Di Maio e con l’allontanamento di Grillo dai ruoli decisionali.

Cinque cosa da sapere su Di Maio

  1. Ha ereditato la passione politica dal padre Antonio (militante del Msi e poi di An), ricorda ancora La Stampa
  2. Non fuma, non balla e non gioca a calcio.
  3. Da rappresentante d’istituto al liceo Imbriani di Pomigliano d’Arco (dove ha vissuto fin dalla nascita, nel luglio 1986) strinse un patto con gli insegnanti: niente più scioperi e assenze di massa ma voi venite a manifestare con noi per la costruzione di una nuova sede della scuola
  4. Non voleva candidarsi alla Camera, ma, fu la sua amica deputata Vega Colonnese che lo convinse: “Ogni volta che uno buono non si fa avanti, c’è uno meno buono che gli fa il posto”.
  5. La sua fidanzata, Silvia Virgulti, 10 anni più di lui (di qui le numerose battute sul Macron italiano) di mestiere fa la tv coach dei grillini.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.