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Di Maio si difende, in 3 anni restituiti 204.582 euro

Roma – Il giorno dopo le polemiche sui 100mila euro spesi per iniziative sul territorio da Luigi Di Maio, il deputato 5 Stelle e vicepresidente della Camera si difende sul blog di Beppe Grillo. E passa al contrattacco: “Tra lo stipendio da deputato, lo stipendio aggiuntivo da vicepresidente della Camera, i vari rimborsi e spese di rappresentanza, ho restituito ai cittadini italiani in tre anni e mezzo 204.582,62 euro“. “E sono felice di averlo fatto – spiega Di Maio – da quando sono stato eletto deputato e poi vicepresidente della Camera, avrei avuto diritto a: stipendio aggiuntivo da vice presidente, stipendio pieno da deputato (di cui restituisco la metà), spese di rappresentanza, auto blu, telepass gratuito, cellulare di servizio, spese gratuite in tipografia. Tutti i rimborsi spese che non uso e non rendiconto ma cui ho rinunciato”. Un concetto che ribadisce anche sul suo account Twitter:

 

Restituiti 204.582€ fatelo anche voi #dimezzatevilostipendio #24ottobre https://t.co/tWw34WCPbD pic.twitter.com/2c7J4iD3oM

— Luigi Di Maio (@luigidimaio) 18 ottobre 2016

 

Di Maio continua: “E’ capitato anche che abbia pagato alberghi, biglietti aerei e dei treni per viaggi istituzionali e biglietti aerei-treni per gli eventi sul territorio, senza farli rimborsare alla Camera, anche se ne avrei avuto diritto”. “In pratica – continua – gestisco due cariche, ma lo Stato ne paga solo una. Le spese che ho sostenuto e rendicontato riguardano le attività istituzionali e gli appuntamenti sul territorio, a cui prendo parte praticamente ogni giorno da 3 anni. Tutti insieme io e i miei colleghi parlamentari del Movimento 5 Stelle abbiamo fatto risparmiare ai cittadini italiani oltre 18 milioni di euro. Anzi, non li abbiamo solo fatti risparmiare, ma li abbiamo anche messi a frutto per le piccole imprese italiane, versandoli al Fondo per il Microcredito con cui abbiamo aiutato 3000 imprese in tutta Italia e abbiamo creato circa 6000 posti di lavoro”.

Transparency boccia Raggi, Appendino e Merola 

A interrogarsi sulle spese di Di Maio era stata ieri anche Alessia Morani, vice-presidente del gruppo Pd alla Camera: “Come fa Luigi Di Maio a parlare di risparmi, di lotta agli sprechi e di attività politica francescana se poi si fa rimborsare dalla Camera la bella cifra di 100mila euro per attività sul territorio?” ha chiesto. “Nel goffo tentativo di trovare un spiegazione ‘francescana’ si arrampica sugli specchi e parla di spese in viaggi. Forse si è dimenticato che queste, per i deputati, sono gratis”.

Per il vice presidente della Camera “periodicamente i giornali accedono ai nostri rendiconti e iniziano a parlare dei nostri rimborsi. La cosa incredibile è che ci siamo riusciti: finalmente in Italia si parla di politici che restituiscono gli stipendi e che rendicontano le proprie spese! Se ve l’avessero detto 3 anni fa non ci avreste creduto. Invece oggi siamo arrivati a questa che è una vera e propria rivoluzione culturale per la politica italiana. Purtroppo dobbiamo registrare che diversi esemplari della vecchia specie politica non hanno ancora capito cosa è successo e, frastornati, ci rincorrono e provano persino a farci le pulci su quello che restituiamo, loro che si tengono tutto, non restituiscono un centesimo e non rendicontano niente di niente! E a volte qualcosa se lo rubano pure. Per correttezza dobbiamo dire che qualcosa, in effetti, restituiscono: ma al loro partito, cioè a sé stessi”.

“Qualche giornale spaccia i nostri rendiconti come scoop – attacca Di Maio – ma questi sono trasparenti e pubblici. Li trovate su tirendiconto.it. Siamo in attesa, ormai da circa 3 anni e mezzo, di una conferenza stampa del PD che annuncia che i propri parlamentari si ridurranno gli stipendi e rendiconteranno le spese, magari su tirendicontopd.it. Lo stesso discorso vale per Forza Italia, la Lega, Scelta Civica, NCD o altri partiti che l’ultima volta che siamo andati a votare non esistevano ma che ora fanno parte del governo. La speranza è l’ultima a morire. Chissà, forse anche loro decideranno di tagliarsi gli stipendi e restituirli. E magari i giornalisti li incalzeranno su questo. Vediamo se avverrà questo piccolo, grande miracolo. La prima occasione utile per dimostrare pubblicamente la loro buona volontà ce l’avranno tra meno di una settimana: il 24 ottobre, infatti, è calendarizzata alla Camera la proposta di legge a prima firma Roberta Lombardi per il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari”.

Noi speriamo che questa volta dicano sì, perché per risparmiare davvero non c’è bisogno di stravolgere la Costituzione e fare una riforma che getterà l’Italia nel caos: basta votare la nostra proposta lunedì prossimo. Confidiamo nel fatto che la approvino in 24 ore come è avvenuto per la prima tranche di rimborsi elettorali che i partiti hanno incassato, grazie alla votazione lampo della legge Boccadutri, approvata alla Camera e immediatamente anche al Senato in un giorno di lavoro. Ora, invece di perdere tempo e farlo perdere ai cittadini, raccontando che non abbiamo diritto ai rimborsi elettorali (falso, ne abbiamo diritto, altrimenti non saremmo rappresentati in Parlamento. Solo che vi abbiamo rinunciato) o altre menzogne, fatevene una ragione, imitateci e il 24 ottobre prossimo votate la nostra proposta di legge e #DimezzateviLoStipendio” conclude. (AGI) 

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