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Diabete: tipo 2, alto livello acido urico, piu' rischi renali

(AGI) – Foggia, 28 set.- I pazienti con diabete di tipo 2 che
hanno livelli piu’ elevati di acido urico nel sangue hanno un
rischio maggiore di sviluppare un danno ai reni. E’ la scoperta
di uno studio coordinato da Salvatore De Cosmo, medico
responsabile del Dipartimento di Scienze Mediche dell’IRCCS
Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo in
collaborazione con Antonio Pacilli, medico dell’Unita’ di
Endocrinologia e Roberto Pontremoli dell’Universita’ di Genova.
Lo studio prospettico, pubblicato su Clinical Journal of
the American Society of Nephrology, ha coinvolto piu’ di 20.000
pazienti distribuiti su tutto il territorio nazionale e piu’ di
200 centri di Diabetologia, grazie al supporto
dell’Associazione Medici Diabetologi.
Lo studio prevedeva di indagare la capacita’ di elevati
livelli di acido urico nel sangue, misurati all’inizio del
periodo di osservazione, di indurre un danno renale dopo 4 anni
di follow-up. I risultati hanno consentito di stimare un
raddoppio del rischio di sviluppare un danno ai reni nei
pazienti che avevano valori di acido urico piu’ elevati.L’IRCCS
Casa Sollievo della Sofferenza, coordinatore dello studio
essendo parte della rete diabetologica, ha contribuito anche
con la valutazione dei propri pazienti affetti da diabete di
tipo 2, nei quali vengono costantemente monitorati anche i
livelli dell’uricemia.
Il danno ai reni rappresenta una complicanza molto grave e
frequente del diabete. Interessa circa il 40% dei pazienti e
puo’ essere responsabile di insufficienza renale terminale con
necessita’ di trattamento dialitico.
“E’ di fondamentale importanza – spiega Salvatore De Cosmo
– studiare ed individuare nuovi potenziali fattori di rischio
di danno renale, oltre a quelli gia’ noti quali l’ipertensione
arteriosa e lo scompenso glicemico. Cio’ consente non solo una
migliore comprensione dei meccanismi attraverso i quali si
verifica il danno ai reni, ma puo’ aiutarci anche ad
individuare nuovi obiettivi per interventi preventivi e
terapeutici. Questi risultati rappresentano la base di partenza
per poter disegnare e condurre studi di intervento, nei quali
si valutera’ come la correzione farmacologica dei livelli
elevati di acido urico possa tradursi in una chiara protezione
renale”.

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