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Dieci regole per essere un buon capo

di Cristina Stillitano @Stillicris

Roma – La gente non lascia cattivi lavori. Lascia cattivi capi. Lo dice la saggezza popolare ma, soprattutto, lo confermano i più recenti studi di settore. Ma quali sono le regole per essere un ‘boss’ di successo?

“Quando chiedo al pubblico di descrivermi i migliori e i peggiori capi per cui hanno lavorato, le risposte ignorano del tutto le cosiddette caratteristiche innate (intelligenza, simpatia, attrattività) e invece si focalizzano sulle qualità che possono essere controllate, come la passione e l’onestà”, spiega in una lunga analisi sul sito del World Economic Forum Travis Bradberry, presidente di TalentSmart, azienda che si autodefinisce il primo provider mondiale di intelligenza emotiva. Il concetto è abbastanza sconosciuto in Italia ma sta prendendo sempre più piede in America dove gli psicologi del lavoro sanno che la capacità di lavorare in maniera intelligente con le emozioni migliora anche le performance professionali. Perché, come diceva la poetessa e ballerina statunitense Maya Angelou, ispiratrice dei fautori della emotional intelligence,“la gente dimentica ciò che dici e ciò che fai. Ma non dimenticherà mai come l’hai fatta sentire”.

Bradberry elenca 10 regole auree che qualunque capo deve rispettare per poter essere apprezzato e ottenere risultati in azienda. 

1 – Un buon capo condivide le informazioni. Alcuni pensano che ciò riduca il loro potere ma è un errore. Condividere le informazioni aumenta il potere dei lavoratori e non diminuisce quello del capo.

2 – Un buon capo riflette bene sulle persone da assumere. Focalizzarsi solo sulle singole capacità è un errore. Assumere un rompiscatole con forti credenziali vuol dire non pensare al resto della squadra che dovrà lavorare con quella persona ogni giorno.

3 – Un buon capo celebra i successi. Non bastano i premi produttività: ci vuole qualcuno che riconosca le cose fatte bene. E lo dica ad alta voce.

4 – Un buon capo rispetta il tempo dei suoi dipendenti. E non dà mai l’impressione che il suo sia più importante del loro.

5 – Un buon capo è empatico. Si mette nella pelle dei suoi e vede le cose dalla loro prospettiva. I lavoratori non sono un prolungamento del suo essere.

6 – Un buon capo si prende le proprie responsabilità. Fa parte del gioco e dell’incarico manageriale. Ciò non vuol dire che non possa chiedere conto degli errori. Ma in pubblico è lui che deve assumersi la colpa.

7 – Un buon capo dice grazie. Sbagliato pensare che tutto sia dovuto. Le persone mettono molto di loro se stessi nel lavoro che fanno. Dunque, anche se “fa parte del lavoro”, meglio ringraziare.

8 – Un buon capo non dimentica che le persone hanno una vita al di fuori del posto di lavoro. Famiglia, amici, interessi, responsabilità: mai invadere la vita privata – per esempio chiedendo di lavorare fino a tardi – se non si ha una ragione davvero buona. E ringraziare, eventualmente, per il sacrificio fatto.

9 – Un buon capo è un bravo comunicatore. Bisogna parlare chiaramente, senza sottintesi. Non costringere i lavoratori a interpretare fra le righe o a cercare significati sottintesi. 

10 – Un buon capo crea dei leader. Tira fuori il meglio dalle persone. Ispira, insegna. E quando il suo dipendente è pronto per nuove sfide, con gioia lo accompagna verso il suo nuovo percorso. 

 

 

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