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Dietro la tolleranza zero di Bergoglio, l’irrefrenabile passione per pedofili e insabbiatori. Approfondimento

L’aproffondimento di Francesco Zanardi.

Ancora uno scandalo scuote il Vaticano, è il turno del cardinale australiano George Pell, prefetto della segreteria per l’Economia, membro del C9 (il gruppo di nove cardinali che coadiuvano Francesco nella riforma della Curia) e uomo di fiducia di Bergoglio che lo ha voluto tra i suoi fedelissimi, oggi accusato dalle autorità civili non solo di aver insabbiato casi di pedofilia quando era in Australia, ma addirittura incriminato per aver commesso lui stesso abusi su minori.

Anche se oggi, nell’intento di smorzare quelle che sono state le incoerenti e difficilmente giustificabili scelte di Bergoglio dal Vaticano si grida “al complotto”, va ricordato che le accuse di insabbiamenti nei confronti di Pell non sono una novità recente. Già nel febbraio del 2016 fu ascoltato proprio a riguardo dalla Royal Commission into Institutional Responses to Child sexual abuse, oggi viene semplicemente formalizzata anche l’incriminazione per pedofilia.

Definire un papa che ha promesso ai quattro venti di fare pulizia e riforme concrete al grido della “tolleranza zero” contro i pedofili e contro coloro che hanno insabbiato casi, che consapevolmente si circonda di personaggi a dir poco chiacchierati sia vittima di un improbabile complotto è un’offesa all’intelligenza umana, altro che complotto al papa, questo è un complotto contro il diritto dei cittadini ad una corretta informazione.

Vogliamo parlare in modo onesto di complotto?

Bene parliamo di quello fatto da Bergoglio ai suoi stessi danni allora, perche tra le figure a dir poco ambigue di cui la stampa parla poco stando ben attenta a separare i casi per non dare un quadro troppo completo della situazione, non c’è solo Pell e il nuovo prefetto della C.D.F. Francisco Ladaria Ferrer, altro fidatissimo scelto personalmente da Bergoglio e chissà, magari futuro oggetto del prossimo “complotto” della curia romana ai danni dell’operato del pontefice.

Di Ladaria si è subito detto delle gravi accuse di aver insabbiato un caso, quello di don Gianni Trotta, motivo già più sufficiente se si volesse dare almeno una parvenza di coerenza e di serietà con la “tolleranza zero” tanto acclamata, per non metterlo a capo proprio di quell’organo (la Congregazione per la Dottrina della Fede) che ha il compito di giudicare i preti abusatori. Ma anche qui l’informazione è scarna e incompleta perchè il passato di Ladaria non è stato “valorizzato” quanto si dovrebbe.

Non si è detto per esempio che Ladaria non è nuovo alla C.D.F., in passato ne fu il segretario e non era la prima volta che aveva a che fare con casi di pedofilia e i relativi silenzi. Un altro caso passato anche per le sue mani ad esempio, è quello del sacerdote della diocesi di Savona, don Nello Giraudo, di cui Ladaria si occupò nel 2010. (vedi allegato)

In quella occasione il vescovo inadempiente si chiamava Domenico Calcagno, oggi promosso cardinale e meglio conosciuto negli ambienti vaticani come il cardinale Rambo, per via della sua passione per le armi. Anche lui è un altro fedelissimo di Bergoglio tutt’ora alla presidenza dell’APSA, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

Chissà un domani, anche lui probabile oggetto del prossimo “complotto” della curia romana ai danni del povero Francesco. E si, questo è un rischio concreto perché il cardinale non è coinvolto solo nelle inadempienze del caso savonese di don Giraudo, ma è anche indagato – sempre a Savona – per malversazione.

Tornando a don Nello Giraudo, la lista di nomi coinvolti in quella sola vicenda va ben oltre Ladaria e Calcagno, c’è anche il nome di colui che nel 2003 era il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tale Joseph Ratzinger, che non è un omonimo, è proprio lui, il papa emerito.

Come finì poi il caso di don Giraudo?

Tra parole, opere e omissioni finì che nel 2005, cioè ben 2 anni dopo il carteggio che vedete, don Giraudo abuserà sessualmente dell’ennesimo ragazzino. Malgrado ciò, nel 2006, cioè un anno dopo quell’ultimo abuso di minore, Calcagno chiederà a Charles Scicluna – allora Prefetto – di “chiudere un occhio” e superare il giudizio espresso dalla C.D.F. ovvero la riduzione dallo stato clericale.

Questa volta però verrà denunciato all’autorità civile e nel 2012 patteggierà una condanna a un anno e sei mesi – con la condizionale – per quel solo abuso del 2005. Per tutti gli altri invece, anche grazie alle inadempienze di cui sopra, sono intervenuti i termini prescrittivi.

Ma altre recentissime scelte di Bergoglio stridono maledettamente con quella “tolleranza zero” tanto acclamata.

Milano, 25 marzo 2017.
Papa Francesco visita la diocesi di Milano.
Mons. Mario Delpini e il card. Angelo Scola

Giusto pochi giorni fa (7-7-17) è stato nominato a Milano il successore del cardinale Scola, monsignor Mario Delpini al quale anche a nome delle vittime della Rete L’ABUSO faccio le mie congratulazioni per la sua importante promozione.

Delpini è un’altra di quelle davvero tristi scelte di Bergoglio, anche lui è accusato di aver coperto un sacerdote, Mauro Galli, attualmente sotto processo con l’accusa di abusi su un minore di Rozzano (MI).

Altra vicenda che stride parecchio col termine “tolleranza zero” è il reintegro avvenuto proprio pochi giorni fa a Palermo di don Paolo Turturro, condannato a 3 anni di carcere per abuso di un minore. Per la seconda vittima invece sono intervenuti i termini prescrittivi.

Ma non sono solo scelte azzardate di Bergoglio e farina del sacco altrui.

Guarda l’approfondimento “Non abusare. Il comandamento negato nella chiesa di Francesco” il docu-film sul caso argentino del prete italiano don Nicola Corradi

Francesco ha dato anche del suo, per esempio con il caso del prete pedofilo veronese don Nicola Corradi, denunciato dagli allievi sordi dell’istituto Antonio Provolo di Verona già negli anni 80, nascosto dalla chiesa in Argentina dove nel novembre scorso è stato arrestato per aver reiterato su decine di bambini sordi gli stessi reati che aveva commesso a Verona.

Ebbene, proprio questo caso, gli fu segnalato nel 2014 – quando era già papa – e sfatando il mito dei segretari che non consegnano le lettere al pontefice, questa lettera contenente il nome di don Corradi e di altri 14 sacerdoti ancora operanti e in vita accusati di abusi, gli fu consegnata direttamente in mano, ci sono persino le foto! (a destra)

Purtroppo non intervenne ma oggi, solo dopo che la magistratura Argentina ha aperto un’inchiesta arrestando oltre a don Corradi altre 5 persone, Bergoglio manda i suoi ispettori i quali in virtù della “tolleranza zero” e della collaborazione con l’autorità giudiziaria, pretenderebbero dagli inquirenti di accedere al fascicolo, rigettando però l’analoga richiesta della magistratura argentina che vorrebbe accedere a quelli nelle mani degli ispettori papali.

Ma nell’era della così detta “tolleranza zero” di Francesco quello argentino non è l’unico caso in cui il Vaticano nega alla magistratura la documentazione, per esempio, senza dover andare troppo a ritroso, c’è il caso di don Mauro Inzoli, anche qui per la maggior parte riportato dai media in modo incompleto.

E’ stato detto che la decisione di Bergoglio ricalca quella presa nel 2012 da Ratzinger, ma non si dice che fu proprio papa Francesco a riabilitare don Mauro accettando nel 2014 il ricorso contro il decreto di riduzione dallo stato clericale emesso in precedenza da Ratzinger. Non si ricorda neppure che il Vaticano rigettò anche in quel caso la richiesta di rogatoria fatta nel 2015 dalla Procura di Cremona.

Leggendo le notizie di pochi giorni fa, provvidenzialmente divulgate poco prima che venisse annunciato che Pell era stato incriminato in Australia, si da quasi ad intendere che Bergoglio, in linea con le scelte del suo predecessore abbia  cacciato con decisione e pugno duro don Mauro Inzoli. (Comunicato diocesi integrale)

Ma la “tolleranza zero” di papa Francesco stride anche rispetto a altre inadempienze. Per esempio quelle che furono nel 2014 le richieste della Commissione Onu per i diritti del bambino, la quale raccomandava non solo di prendersi cura delle vittime, ma di aprire alla magistratura gli archivi contenenti i nomi dei preti denunciati alla chiesa, in modo tale che la giustizia civile potesse fare il suo corso. Chiese anche di inserire uno strumento risolutivo oltre che di semplicissima realizzazione, l’obbligo della denuncia per i vescovi all’autorità civile e per far questo, basterebbe un Decreto che il papa può fare.

Ma forse questo era troppo risolutivo e semplice, tant’è che come pagliativo Bergoglio si inventò la commissione antipedofilia che però stando a quanto denunciano le due vittime che hanno lasciato, Marie Collins e Peter Sunders, sarebbe totalmente inefficace e non farebbe nulla di concreto per le vittime.

Concordi non solo riguardo all’inefficacia della commissione di Bergoglio ma anche ai progressi della chiesa in materia di contrasto alla pedofilia, decine di migliaia di vittime in tutto il mondo e le associazioni che le tutelano, con le quali il Vaticano, malgrado i proclami, continua ancora oggi a rifiutare qualunque tipo di dialogo compreso rispondere alle loro lettere.

… continua dopo il video delle vittime al quale Bergoglio non ha mai risposto

Sono all’incirca 17 anni da quando dopo l’indagine dell’ormai famoso team del Boston Globe chiamato Spottlight, il mondo ha preso atto che tra i preti ci sono molti pedofili e quel che è peggio è che la chiesa, come conferma anche l’ONU, ha procedure interne che permettono sistematicamente di insabbiare i casi e di commettere altri abusi.

Dopo 17 anni siamo ancora qui, in una situazione forse peggiore non solo perche non c’è stato un minimo cambiamento concreto ma perché a quanto pare non esiste un altro team come Spotlight che abbia voglia di indagare a fondo e dare un’informazione reale raccontando tutto quello che in questi anni non è cambiato affatto.

Invece, soprattutto sulla stampa italiana, leggiamo continuamente di un papa onnipotente e rivoluzionario che malgrado le vittime di tutto il mondo lamentino la latitanza risolve, licenzia, punisce e processa i vescovi insabbiatori creando un rivoluzionario tribunale, che dopo due anni di propaganda si scopre che quel tribunale tanto osannato non è mai esistito, “era soltanto un’idea” – fa sapere il cardinale Gerhard L. Müller – tra le altre cose sottolinea – inutile – in quanto le norme per processare i vescovi esistono già nel Codice Canonico.

Un papa onnipotente che quando si trova però di fronte a dover concretizzare quanto osannato da tutti i mezzi di informazione possibili e non, improvvisamente si trasforma in un papa solo, con un’intera curia che lo boicotta impedendogli di concretizzare i suoi buoni propositi che fino al giorno prima la stampa vendeva per concreti e efficacissimi.

Improvvisamente non è più in grado di sospendere una promozione – almeno fino a quando le cose non saranno chiarite – come quella di monsignor Mario Delpini, o come quella del cardinale milionario Jean Zerbo. Un papa che non ha più il potere nemmeno di sfrattare dalla sua chiesa che lui stesso dice di volere umile e povera un cittadino Vaticano come il cardinale Tarcisio Bertone o che non è capace di bloccare un pedofilo come don Nicola Corradi malgrado che questo gli sia stato segnalato di persona o ancora, reintegrando preti condannati per pedofilia come ad esempio nel caso di don Turturro.

Insomma, dalle stelle alle stalle, un pontefice che da Superman diventa quasi incapace di trovare la finestra dalla quale dice abitualmente l’Angelus…

Una politica che in questi 17 anni e grazie ai complici di papa Francesco non solo ha agevolato l’immobilità della chiesa ad affrontare il problema, ma quel che è peggio è che ha reso sacrificabili altri bambini innocenti, si perche intanto che se ne parla, come si può vedere dalla nostra mappa che raccoglie gli ultimi 15 anni dei soli casi italiani, sembrerebbe che i pedofili continuino ad abusare e produrre altre vittime.

Sentir dire oggi che papa Francesco è vittima di un complotto della curia romana, è francamente inaccettabile ma potrebbe essere già un buon inizio se qualcuno di quei giornalisti tanto cari a Bergoglio gli andasse a chiedere conto, almeno di quanto abbiamo detto sopra.

Francesco Zanardi

Presidente della Rete L’ABUSO

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