TwitterFacebookGoogle+

"Dimezzare stipendi deputati", bagarre tra M5s e Pd

Roma – “… Poi pero’ vai sul sito della Camera a guardare la carriera di tutti i deputati seduti qui in quest’Aula e ti rendi conto che non ce n’e’ uno che abbia fatto altro nella vita”. Queste parole di Manlio Di Stefano ‘cambiano verso’ al dibattito in Aula sul bilancio della Camera e lo trasformano in una sorta di seduta di autocoscienza, di ‘deputato pride’ che prende le mosse dall’ennesima stoccata (dimezzamento degli stipendi dei deputati) che parte dai banchi M5S nei confronti della politica di professione. Tema peraltro frequentatissimo, dagli albori della Seconda Rrepubblica ad oggi. Fatto sta che divampa l’ennesimo incendio dialettico, a tratti davvero molto acceso, nell’emiciclo. Ferma l’immediata reazione della presidente della Camera, che invita Di Stefano a “non offendere i colleghi in quest’Aula perche’ qui ci sono molte professionalita’”. “Glielo dico in quanto Presidente – controbatte a un’osservazione ironica sul ruolo di avvocato d’ufficio – perche’ tutti in quest’Aula hanno diritto a essere rispettati. Tutti”. Resta a verbale che lo stesso Di Stefano informa la presidente della Camera che “Zaccagnini sostiene che sono un coglione, se lo vuole redarguire…”. “Avevo gia’ detto ‘mi correggo’, cioe’ che, da quando sono entrati in quest’Aula, non hanno mai piu’ fatto altro per almeno trent’anni”, dice ancora il deputato M5S che concludera’ il suo intervento con le braccia dietro la schiena, come fanno i calciatori che protestano con l’arbitro, non prima di aver gratificato la presidente della Camera, rivolgendosi ai banchi M5S ma a microfoni aperti, di un “questa sta fuori” con tanto di mano sventolata davanti al viso. Ma ormai la proposta, e quella considerazione sul curriculum degli altri deputati, ha toccato nell’orgoglio l’Aula e ne scaturisce un dibattito che prende le mosse dal tema del giusto stipendio dei parlamentari per concentrarsi sul senso del loro lavoro e del loro ruolo.

Di Stefano chiede allora che “se ritenete che il buon esempio sia importante, potete con un semplice voto dare mandato ai Questori di ridurre lo stipendio a 5mila euro lordi”, mentre “voi col vostro voto certificherete soltanto una cosa, che 10mila euro lordi che prendete piu’ tutti quegli altri rimborsi siano una cifra senza la quale voi non potete fare una vita normale”. Si accalora Ettore Rosato: “Vorrei che anche su questo si uscisse dalla demagogia: la demagogia, intanto, di chi vende un prodotto falso. Il MoVimento 5 Stelle dice delle sciocchezze basta andare sul loro sito a vedere le sciocchezze che dicono: dove prendono 8mila euro al mese anche loro, dove i parlamentari del PD e degli altri partiti fanno la scelta di finanziare il partito con i loro soldi, mentre loro lo finanziano con un sito il loro partito, con i loro video, che finanziano la pubblicita’ delle lavatrici nei siti della politica, mettendoci i video di Di Battista e Di Maio. Oppure ci vendono le energie rinnovabili di qualche ditta dei loro interessi e poi vengono qui dicendo che si scalano gli scontrini: ma quali scontrini, che sono tutte cifre inventate”. “Con appartamenti di 2mila euro! Ma chi vive in appartamenti di 2mila euro! Abbiate pazienza, basta con questa demagogia. Presidente, ma lo sa che a Livorno sono riusciti a rimettere rimborsi spese per la benzina degli assessori? Erano trent’anni che non c’erano rimborsi spese per la benzina degli assessori”, sbotta il capogruppo Pd alla Camera che sfida cosi’ i 5 Stelle: “Vedremo a Livorno, vedremo a Roma cosa farete sui costi, sui costi della politica, se sono solo bugie, come sosteniamo noi, o se ci sono fatti concreti, perche’ noi su questi temi vogliamo misurarci veramente, ma fuori dalla demagogia. E affronteremo le cose con rispetto come abbiamo sempre fatto, tagliando i costi inutili, ma difendendo il costo della politica e della democrazia”. Il problema, sintetizza Ferdinando Adornato, “non e’ stabilire se il mio stipendio e’ x o y in una standardizzazione bulgara, come se la politica parlamentare fosse una professione; il problema non e’ quanto prende un parlamentare, il problema e’ quanto prendeva prima di diventare parlamentare, perche’ viceversa noi chiuderemmo la porta del Parlamento a interi ceti sociali, perche’ c’e’ chi guadagna poco, e’ una bella maggioranza, ma c’e’ anche chi guadagna tanto, e un Parlamento e’ tale se riesce a rappresentare tutti”. “Se voleste davvero fare una proposta rivoluzionaria – incalza – se l’essere parlamentare e’ un servizio alla nazione, proponete zero non 5mila, come voi dite. Zero lire, solo che uno mantiene lo stipendio che aveva prima con l’azienda che aveva prima, se e’ un servizio alla nazione. E’ ancora piu’ rivoluzionario di quello che dite voi, ma dobbiamo porci il problema di un Parlamento che rappresenta tutti o no?”.

“Venire qua a fare chi la spara piu’ grossa per prendere tanti like sui social e’ un esercizio veramente a cui io mi sottraggo totalmente perche’ e’ il gioco che una piccola parte di questo Parlamento sta facendo purtroppo trascinando una parte maggioritaria del Parlamento che cade in una provocazione ormai cosi’ evidente su cui io non ritengo di dovermi soffermare ulteriormente”, dice Antonio Distaso (Cor). Gianni Melilla (SI) riconosce ai 5 Stelle “delle istanze che sono valide, ai fini anche di un’autoriforma del Parlamento” ma avverte che questo “non puo’ consentirvi di fare delle proposte che non hanno un valore effettivo, al di la’ di quello propagandistico”. “Nei vostri rendiconti – incalza – si dice: 3.200 euro e’ il mio stipendio. Benissimo. Poi andiamo alla voce rimborsi, che sono 8.186 euro e togliamo i 1.845 euro che devono essere rendicontati, secondo pero’ i criteri della Camera, e arriviamo a circa 6 mila euro. E ho visto che, oltre ai 3.200-3.300 euro che prendete dallo stipendio, lo stipendio netto di ognuno di noi e’ 5mila euro, lo ricordo, ci sono i rimborsi. C’e’ chi ha speso 8mila euro, chi 7mila, chi 6mila, chi 6.500. Allora – precisa – cari colleghi, voi non e’ che prendete 3.200 euro; voi prendete 3.200 euro piu’ circa 5,6,7 mila euro. Questi sono i fatti”. Neanche Paola Binetti ci sta a farsi dare della nullafacente e puntualizza che “molte delle persone che sono qua dentro non e’ affatto vero che non hanno fatto nulla prima di entrare qua dentro. Volevo semplicemente citare quarant’anni di lavoro professionale in ospedale e in universita’, un lavoro sempre molto intenso, un’attivita’ fatta con collaborazione a varie altre organizzazioni di vario tipo”. “Probabilmente – ricambia sul piano polemico – anche l’eta’ giovane dei colleghi 5 Stelle e di qualcun altro impedisce loro di avere acquisito questa esperienza a monte”. Un tema sviluppato anche da Giuditta Pini: “Si tende a diminuire rabbiosamente l’avversario per poter credere di esserne decisamente vittoriosi. In questa tendenza e’ percio’ insito oscuramente un giudizio sulla propria incapacita’ e debolezza. E quindi io capisco che si possa pensare che, visto che uno studente fuoricorso puo’ diventare vicepresidente della Camera, chiunque fa il vicepresidente della Camera debba essere un fuoricorso, ma non e’ cosi'”. (AGI) 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.