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Diminuisce il numero di ascensori che cadono, ma 700 mila non sono revisionati 

‘Ne uccide di più l’ascensore che la spada’. Lo pensava Alberto Nardi, personaggio interpretato da Sordi nel celebre film del 1959 ‘La vedova’, dove pianificava un uxoricidio a mezzo di un montacarichi prodotto dalla sua azienda, e sicuramente lo pensa anche il magistrato della Procura di Roma che da ieri pomeriggio è ricoverato per una serie di fratture multiple causate da un incidente avvenuto in un ascensore del palazzo di giustizia. A causa di un guasto improvviso, l’ascensore è schizzato a forte velocità verso l’alto. Ultimo e più grave episodio di malfunzionamento degli ascensori che da anni affligge la cittadella giudiziaria. 

Il paradosso è che l’Italia, unico Paese europeo a non aver ancora recepito la raccomandazione comunitaria che richiede interventi di adeguamento della sicurezza del parco ascensori esistente, è anche quello in Europa con più impianti in assoluto. Non solo, in Italia ci sono più ascensori che in tutti gli Stati Uniti, eredità del benessere economico degli anni ‘50 e ‘60 e del boom edilizio. Nella penisola gli elevatori sono oltre un milione, e se i più campanilisti potranno essere orgogliosi di questo primato verticale, l’Associazione nazionale imprese di costruzione (Anacam) è invece molto preoccupata. Di questi, ben 700mila sono stati installati prima del 1999, anno dal quale non vengono più censiti a livello nazionale, per effetto del dpr 162/99. Molti ascensori risalgono alla prima metà del secolo e, altro fatto ancor più curioso, risultano essere perfettamente a norma. Luca Incoronato, responsabile dell’Anacam, ha spiegato ad Agi: “Ogni impianto è sicuro rispetto ai requisiti di sicurezza richiesti all’epoca della sua installazione, quindi è una sicurezza relativa e non aggiornata ai canoni di sicurezza attuali”. Il problema dunque è che gli elevatori precedenti a al 1999, pur essendo ‘formalmente’ in regola, possono presentare numerose insidie.

I motivi più frequenti di incidenti

Anche in questo caso di dati ufficiali neanche l’ombra. Ma per fare un po’ di chiarezza può venire in aiuto l’indagine svolta dalla compagnia assicurativa C.A. Brokers per il periodo 2010-2015, basata su dati assicurativi dei propri clienti, che rappresentano il 13% del parco ascensori nazionale, quindi non totalmente sufficiente a descrivere la realtà italiana. I sinistri registrati in questo periodo sono stati 335, di cui 11 hanno riguardato gli operai, e 324 invece danni a terzi. Di questi ultimi, 225 hanno coinvolto gli utilizzatori degli impianti. Il 45.3% è causato da inciampo nel gradino che si forma tra la cabina e il piano di sbarco, mentre il 22.7% dall’urto con le porte automatiche. I casi di discesa rapida delle cabine sono in realtà assai contenuti (6.7%) e gli incidenti gravi o mortali registrati – ma anche qui la casistica è al ribasso – sono stati otto. Gli interventi di adeguamento e modernizzazione realizzati sui circa 700mila impianti installati prima del 1999 sono stati realizzati “per iniziativa dei condomini e degli utilizzatori, piuttosto che per effetto di una legge”, spiega Incoronato.

Nel 2016 il ministero dello Sviluppo Economico inziò a elaborare uno schema di regolamento per modificare la legge quadro sugli ascensori in Italia introdotta nel 1999. Nelle misure in esame: la riaffermazione della competenza delle Prefetture per il rilascio delle abilitazioni ai tecnici manutentori, rimossa dal dpr 162/99; la modifica dell’art.15 relativo alla manutenzione, precisando che il manutentore deve stilare un piano di controllo per ciascun impianto in funzione delle sue caratteristiche e condizioni d’uso; l’introduzione di un articolo sull’adeguamento della sicurezza degli ascensori precedenti al 1999, conformi solo in quanto in regola con le disposizioni vigenti al momento dell’installazione.

Adeguamenti non previsti dalla legge

Proprio quest’ultima misura provocò una sollevazione popolare, capitanata da Confedilizia, che accusava il governo di volere una ‘tassa sugli ascensori’, costringendo “milioni di famiglie, già provate dalla congiuntura economica” a pagare per effettuare controlli supplementari a quelli già obbligatori. Come spiega l’Anacam, l’obbligo di manutenzione già in vigore fa sì che gli ascensori siano mantenuti in condizioni di efficienza e sicurezza. Ma obietta anche che gli impianti precedenti al 1999 possono presentare problemi quali il gradino tra la cabina e il piano, blackout, e mancanza di collegamento telefonico tra la cabina e i centri di soccorso. In questi casi i verificatori non hanno alcuna possibilità di prescrivere interventi di adeguamento perché non è previsto da alcuna legge.

Un popolo di santi, poeti e ascensori. Lo spiacevole incidente occorso al magistrato della Procura della Repubblica consente di sollevare una riflessione sul fatto che l’Italia, paradiso degli spostamenti verticali, sia anche l’unico che non conosce il numero esatto degli impianti sul proprio territorio. Figurarsi assicurarne l’adeguamento. E anche se non è statisticamente rilevante, è presente nella coscienza ed esperienza collettiva del Paese una sorta di timore nei confronti degli impianti di ospedali, uffici pubblici, musei e, ultimamente, tribunali. “Elevarsi è una tendenza innata” è uno slogan caro al mondo delle imprese del settore, speriamo che il legislatore ne tragga ispirazione.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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