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Direzione Pd, Renzi "pronto a cambiare l'Italicum"

Roma – Il premier Matteo Renzi è pronto a cambiare l’Italicum, la legge elettorale che secondo la minoranza del partito forma un “combinato disposto” con la riforma costituzionale cambiando di fatto forma di governo con il rafforzamento dei poteri del presidente del Consiglio. Nel corso di un’infuocata direzione del partito, Renzi ha annunciato la creazione di una commissione di modifica, alla quale possa partecipare la minoranza interna del partito.

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“Questo Paese si è smosso dalla palude”, ha esordito Renzi, “per tenere unito il partito non si può fermare il Paese”

IL PREMIER TORNA SULLE STIME DEL PIL – “In questo scenario, appare ridicolo chi fa la differenza tra le stime” di crescita “del governo, l’1%, e la stima dell’Fmi, 0,9%: una differenza dello 0,1% che fa scattare un sorriso, in particolar modo pensando che non abbiamo sentito le stesse voci allarmate quando la crescita era del -2 per cento, nel 2012-2013. Dal meno due al più uno ci sono 2 punti di differenza. La direzione di marcia è tornata quella giusta, la velocita’ no”, ha sottolineato il presidente del Consiglio. 

ITALICUM – Il segretario del Pd giudica “surreale che si discuta” su un modello elettorale, ma ritiene che ci si debba parlare “con grande chiarezza e trasparenza”. “Fuori da qui lo scontro è ancora più forte, c’è l’insulto e la contestazione nei confronti dell’altro”, ha osservato. “Questa direzione è stata preceduta da un appello all’unità e poi il giorno prima ha visto una girandola di interviste” in cui già si dava per scontata la rottura, ha lamentato Renzi. In questo senso l’Italicum non deve diventare un pretesto: “Se qualcuno vuole utilizzare la legge elettorale come un alibi sappia che noi vogliamo smontare tutti gli alibi”. In questo senso si è impegnato a offrire soluzioni: “Io ho il compito politico di affrontare il tema del cosiddetto combinato disposto tra riforma costituzionale e legge elettorale. Essendo così importante la riforma costituzionale mio compito è cercare ulteriormente le ragioni di un punto di accordo”.

PIU’ DIRITTI, MENO TASSE – “Oggi abbiamo diritti in più ma anche tasse in meno. L’ultima volta in cui è aumentata la pressione fiscale è stata nell’ottobre 2013, il governo precedente. Da quel momento non si è avuto più notizie di tasse aumentate”, ha rivendicato Renzi.

LOTTA ALL’EVASIONE –  “Nel 2015 abbiamo segnato il record nella lotta all’evasione, 14,9 miliardi” recuperati. Certo, “ha inciso la voluntary disclosure, ma nel 2016 vogliamo fare meglio, superare i 15 miliardi” ha rivendicato, poi, il premier. E anche qui c’è stata una frecciata alla minoranza: “Se stiamo alla discussione interna, il 2015 doveva essere l’anno di grazia degli evasori a causa delle nostre misure…”.

IMMIGRAZIONE – Renzi ha ricordato l’impegno su questo fronte e di “aver insistito su un euro in sicurezza e un euro in cultura”, iniziativa “di cui vado fiero”, ha sottolineato. E poi “il grande cantiere sociale che in questi ultimi due anni abbiamo aperto: avessimo dedicato un decimo dei tweet scritti” per valorizzare questo aspetto, ha concluso, “questo partito sarebbe più orgoglioso e più ricco”.

DIALETTICA INTERNA – “Abbiamo scelto la democrazia interna e non i caminetti del Pd, o presunti tali”, ha rimarcato il premier, ricordando che “in ogni passaggio cruciale” è stata convocata l’assemblea. “Gli impegni scritti valgono piu’ dei mal di pancia dei leader. Noi parliamo qui, noi”, ha aggiunto Renzi con un’allusione alle interviste rilasciate da esponenti della minoranza interna, peraltro mai citati. (AGI)

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